A - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
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À BOUT DE SOUFFLE (Fino all’ultimo respiro)
Regia: Jean-Luc Godard
Soggetto: François Truffaut
Sceneggiatura: Jean Luc Godard
Fotografia: Raoul Coutard
Costumi: Jacques Maumont
Musica: concerto per clarinetto e orchestra k 622 e sinfonia n. 40 k 550 W.A. Mozart, Martial Solal
Suono: Jacques Maumont
Montaggio: Cécile Decugis, Lila Herman
Interpreti: Richard Balducci (Tolmatchoc), Jean Paul Belmondo (Michel Poiccard), Daniel Boulanger (ispettore di polizia), Roger Hanin (Carl Zombach), Henry Jacques Huet (Antonio Berruti), Jean Seberg (Patricia Franchini)
Produzione: Georges de Beauregard per la Société Nouvelle de Cinéma, Parigi
Durata: 90’
Origine: Francia, 1959, b/n
Michel Poiccard, alla guida di un’auto rubata, uccide un poliziotto ed è costretto alla fuga. A Parigi per riscuotere un debito, Michel fa visita a Patricia, un’americana col pallino del giornalismo, invitandola ad andare in Italia con lui. La ragazza preferisce però pensare alla sua carriera e infatti passa la notte con un giornalista. Il giorno dopo trascorre una giornata spensierata con Michel. I due passano la notte assieme nell’atelier di un fotografo. All’alba Patricia si reca dalla polizia per denunciare Michel, che, stanco di fuggire, si fa uccidere sulle strisce pedonali.
Considerato, assieme a I quattrocento colpi di Truffaut, il film manifesto della nouvelle vague À bout de souffle contiene tutto quel che Godard va teorizzando in quegli anni sui Cahiers: cinema a budget ridotto, girato fuori dagli studi cinematografici (e senza sonoro, così può suggerire le battute ai suoi attori, doppiando i dialoghi dopo le riprese), con un gusto per le citazioni (il cinema noir americano, con qualche suggestione di Melville). Godard vi sperimenta un uso completamente nuovo della macchina da presa (grazie anche al direttore della fotografia Raoul Coutard, impostogli dal produttore Beauregard), scardinando tutte le regole del cinema classico (durante l’inseguimento Michel esce con la macchina dall’inquadratura a destra e nell’inquadratura successiva vi rientra dalla stessa direzione…) costituendo un punto di riferimento imprescindibile per tutti i nuovi cineasti che si affacciano in quegli anni sulla scena europea.
“Tenuta in spalla da Raoul Coutard, mossa continuamente dai suoi passi e dal suo respiro, la macchina da presa non resta mai immobile. Il suo perpetuo movimento nelle scene per strada si accorda con la costante animazione e con il traffico di Parigi. (…) Mentre si aggira in una camera d’albergo, la macchina da presa fa sparire dallo schermo uno degli interlocutori (tranne una guancia e un orecchio). Buona soluzione per evitare, durante un lungo dialogo, i campo-controcampo, questa vecchia convenzione usata (…) [da] Robert Bresson. (…) Godard (…), in fatto di talento, è possibile che la sappia più lunga [di Bresson o Truffaut]. I loro primi film sono stati, in confronto a À bout de souffle, dei goffi tentativi. Detto questo, preferisco la sincerità di Le beau Serge o di Les quatre cents coups, a questo sbalorditivo successo, di cui non mi piacciono né gli eroi, né le avventure”.
Georges Sadoul, «Les lettres Françaises» n° 818, 31 marzo 1960, in Roberto Turigliatto (a cura di) Nouvelle Vague pp. 236.Lindau, Torino, 1985
Georges Sadoul, «Les lettres Françaises» n° 818, 31 marzo 1960, in Roberto Turigliatto (a cura di) Nouvelle Vague pp. 236.Lindau, Torino, 1985
ALL THE INVISIBLE CHILDREN
di Mehdi Chareg, Enir Kustorica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan Scott, Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo
(Italia 2005, 108’, v.o. italiana)
Un film a episodi sulla sofferenza infantile nel mondo Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia (2005)
CAST: Francisco Anawake, Maria Grazia Cucinotta, Damaris Edwards, Vera Fernandez, Hazelle Goodman, Hannah Hodson, Wenli Jiang, Wu Jiang, Dusan Krivec, Peppe Lanzetta, Kelly Macdonald, Ernesto Mahieux, Giovanni Mauriello, Coati Mundi, Rosie Perez, Jake Ritzema, Andre Royo, Qi Ruyi, David Thewlis, Goran R. Vracar, Lanette Ware, Zhao Zhicun
Sinossi
Sette cortometraggi sui problemi infantili visti dalla prospettiva di sette registi: 1) “Tanza”: Mehdi Chareg racconta di un ragazzo di nome Tanza che vive in un paese non identificato dell’Africa impegnato in una guerra civile, combatte con mitragliatrici ed esplosivi e sogna di avere una casa per sé e di andare a scuola; 2) “Uros”: Emir Kusturica racconta di uno zingarello chiamato Uros nel suo ultimo giorno in un riformatorio in Serbia-Montenegro senza alcuna prospettiva se non quella di restare lì; 3) “Jesus Children of America”: Spike Lee descrive una ragazzina sieropositiva di nome Blanca figlia di genitori malati di Aids che subisce la cattiveria dei compagni di scuola; 4) “Bilu and Joao”: Katia Lund offre uno scorcio ottimistico su due bambini senza casa che lottano per sopravvivere lavorando per strada, collezionando lattine di birra, soda e carta da vendere in un deposito di robivecchi e trasportando la spesa nei mercati; 5) “Jonathan”: Jordan e Ridley Scott raccontano di un fotografo corrispondente di guerra che soffre per le sue esperienze passate; 6) “Ciro”: Stefano Veneruso racconta di uno scugnizzo napoletano che borseggia per sopravvivere; 7) “Song Song and Little Cat”: John Woo mostra un racconto di fantasia incentrato su un orfanello senza tetto e una ragazzina ricca e viziata.
LES AMANTS REGULIERS di Philippe Garrel con Louis Garrel. Clotilde Hesme, Maurice Garrel, Brigitte Sy.
Leone d’argento per la regia a Venezia 2005 (Francia 2005, b/n, 178’) v. o. con sott. italiani
Garrel narra i suoi vent’anni e s’interroga sul maggio ’68: che cosa ha significato e che cosa resta.
Un film “leggero, grazioso, danzante”,
a tratti onirico e atemporale.
L'ASSASSIN HABITE AU 21 (L'assassino abita al 21)
Regia: Henri-Georges Clouzot
Sceneggiatura: Stanislas-AndréSteeman
Soggetto: da un romanzo di Stanislas-André Steeman
Fotografia: Armand Thirard
Scenografia: André Andrejew
Musica: Maurice Yvain; Suono: William Robert Sivel
Montaggio: Christian Gaudin
Interpreti: Pierre Fresnay (commissario Wens), Suzy Delair (Mila Malou), Jean Tissier (Lalah Poor), Pierre Larquey (Colin), Noél Roquevert (dottor Linz), Florencie (commissario Monnet), Odette Talazac (Madame Point).Produzione: Continental Film
(Francia 1942, b/n, 84')
Un uomo compie degli omicidi lasciando sulle vittime il biglietto da visita di un certo "M. Durand" * li commissario Wens, che brancola nel buio, travestito da pastore protestante, si trasferisce all'Hotel dove sono state trovate alcune copie dei biglietti da visita. Lo segue la fidanzata Mila Milou. Così Wens, oltre a indagare sugli omicidi, deve preoccuparsi delle intempestive indagini di Mila, che vuole diventare detective...
Wens e Mila Milou, creati dal giallista Steeman, erano già apparsi, interpretati dagli stessi attori, ne L'ultimo dei sei, 1941, di Georges Lacombe, del quale Clouzot aveva firmato la sceneggiatura. Il successo di quel film gli permette di dirigere L'assassin habite au 21, sua opera prima, nel quale dimostra una disinvoltura nell'usare la mdp inusuale in un esordiente. Clouzot, grazie allo humour presente nella sceneggiatura, investe i topoi del polar rovesciandoli senza destituirli di significato. L'operazione non è propriamente nuova, Wens e Milou somigliano a Nick e Nora Charles, i personaggi interpretati da Dick Powell e Mirna Loy nella fortunata serie ameri cana de L'uomo ombra (1934-1947). Ma mentre i film di Dick Powell si interessano a personaggi al limite della normalità, Clouzot è incuriosito dalla gente comune, dagli ambienti borghesi. Assieme a La régle du leu, e L'assassinat du Pére nóel è uno di film girati durante l'occupazione nazista, e la trama assume dunque un'implicita esortazione alla resistenza.
«(...) un ThrilIer gradevole anche quando vira in commedia, denuncia già l'originale personalità dei regista che, un anno dopo, firmerà il suo capolavoro, li corvo. Sono già evidenti l'attenzione alle atmosfere, un certo gusto espressionista dell'immagine, e la grande cura dei dialoghi, sorretti dall'ottima prova di Pierre Fresnay e Suzy Delair».(M. Sebastiani, M. Sesti Delitto per delitto 500 film polizieschi Lindau, Torino 1998)
ÄsshÄk - Tales from the Sahara
(Ässhäk - Racconti dal Sahara)
di Ulrike Kock
Ässhäk tra i tuareg indica un "codice morale" che regola i rapporti all'interno della comunità
(Germania/Svizzera/Olanda 2004, 110', v.o. tamasheq con sottotitoli inglesi)
Premiato all'Hong Kong Film Festival (2005) (Humanitarian Award Outstanding Documentary), al Philadelphia Film Festival 2004 (Best Director) e al Festival du Nouveau Cinema, Montreal, Canada (2006) (Best Documentary Award)
Il regista si occupa dei nomadi tuareg prendendo come nucleo narrativo la storia di un uomo alla ricerca del cammello che ha perduto.
Il film rivela una vita arcaica sospesa tra la non fiction e la fiaba tradizionale. La percezione del tempo è diversa e intravediamo il vero cuore del deserto.
ATLANTIS APPROACHING
di Elizabeth Pollock
(USA 2006, 51', v.o. inglese)
Premiato all'Earth Vision Festival, Santa Cruz, California (2006)
Al Gore ha parlato della situazione critica delle isole del Pacifico in Una scomoda verità. Un contesto simile si ripropone in Atlantis Approaching, un nuovo avvincente sguardo al riscaldamento globale e alla sostenibilità attraverso l'intrigante e (talvolta bizzarra) lente di un microcosmo insulare.
Poiché il mare si alza lentamente a causa del riscaldamento globale, alcuni abitanti del piccolissimo stato insulare di Tuvalu si stanno trasferendo in Nuova Zelanda in cerca di un nuovo futuro. E l'aumento del livello del mare è solo l'inizio della storia in Atlantis Approaching un documentario di 51 min. diretto dalla studentessa vincitrice di un Academy Award, Elizabeth Pollock.
Sinossi
Un viaggio nel cuore della Polinesia per visitare un paradiso che sta naufragando ed è in primo piano nel dibattito sul riscaldamento globale: si tratta dello stato insulare di Tuvalu, il quarto paese più piccolo al mondo.
Gli atolli corallini che gli abitanti considerano come casa loro da 2000 anni sono minacciati dall'avanzare delle maree, dall'erosione, dalle perturbazioni e dall'acqua salata che invade le colture tradizionali dell'isola. Nello stesso tempo la marea crescente dell'Occidentalizzazione sta facendo piazza pulita sugli atolli. I problemi ambientali proliferano a causa del fiorente sviluppo delle importazioni, dell'aumento dei rifiuti, dei danni che ancora persistono dall'occupazione americana durante la II Guerra Mondiale, della sovrappopolazione che esaurisce pian piano le risorse naturali nella capitale dell'isola. Come se non bastasse, il seguire alimentazioni sbagliate sta contribuendo ad aumentare il tasso di diabete e un recente piano per estendere all'isola la connessione internet sta comportando conseguenze inimmaginabili...
E ora, spinti dalla paura dell'alta marea e rapiti dal fascino del moderno stile di vita, alcuni abitanti di Tuvalu stanno iniziando ad abbandonare le isole, aggrappandosi a un nuovo programma d'immigrazione per ricominciare da capo in Nuova Zelanda.
Atlantis Approaching è intriso d'ironia e colore locale, s'intreccia con scienziati e statistici che internazionalizzano le questioni della sostenibilità ambientale sollevate nel film. Infine questo film invita alla prudenza perché le precarie condizioni ambientali dell'isola sono come "mosche nel latte" per quello che potrebbe riservarci la nostra isola generale: la Terra.
AVEC LE SANG DES AUTRES di Bruno Muel;
testo della sociologa Francine Muel-Dreyfus
(Francia 1974, col., 56’, v. o.)
Una discesa agli inferi: lo sfruttamento a oltranza nell’assordante catena di montaggio della Peugeot. E fuori, a Sochaux, negozi, supermercati, bus, alloggi, tempo libero, vacanze, la città tutta sono “Peugeot”: un circuito chiuso che riconduce sempre alla famiglia Peugeot. Un’analisi magistrale della “privazione di sé” nel mondo dominato dal capitale.

