B - Schede medio e corti


Le schede dei cortometraggi sono catalogate in ordine alfabetico

A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z 


 

LA BALENA DI ROSSELLINI un film documentario di Claudio Bondì;
tratto dal libro La balena di Rossellini. Autobiografia tra memoria e speranza” (Ed. Guerini e Associati, 2005);
Con: Roberto Rossellini, Renzo Rossellini (Produttore), Emidio Greco (Regista), Adriano Aprà (Storico del Cinema), Enrico Ghezzi (Storico del Cinema), Franco Ferrarotti (Sociologo) e con la partecipazione di Roberto Herlitzka e Isabel Andrès. Produzione: Blue Film srl, Rossellini Film&TV.
(Italia 2010, col.,
47’)

La Balena di Rossellini nasce da uno dei più suggestivi sogni di Roberto Rossellini, un progetto esemplare nel suo percorso d’autore. Il film ideato, e mai realizzato, da Rossellini prese forma nei suoi appunti dopo un viaggio in Cile effettuato nel maggio del 1971, viaggio intrapreso per realizzare un’intervista-ritratto di Salvador Allende.
È il
28 ottobre 1971, Rossellini, tornato da Santiago del Cile, legge su un quotidiano la notizia di una balena arenata sulla costa del Pacifico nei pressi di un villaggio poverissimo abitato da pescatori. Da questo semplice fatto di cronaca, nasce un soggetto cinematografico per un apologo sulla ricchezza e sulla povertà. Un film le cui riprese Rossellini avrebbe voluto affidare al giovanissimo allievo Claudio Bondì, appena diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nel documentario Bondì ripercorre, a 39 anni di distanza, questo episodio attraverso le testimonianze e i ricordi di R. Rossellini, E. Greco, A. Aprà, E. Ghezzi, F. Ferrarotti e la voce di Salvador Allende.
Il racconto del soggetto ideato da Rossellini, è messo in scena con l’interpretazione di Roberto Herlitzka.
 

BATAILLE SUR LE GRAND FLEUVE
di Jean Rouch
(Francia 1950, 33’, v.o. francese)
Aiuto-regista: Roger Rosfelder 

Rouch, ingegnere civile, partito alla volta del Niger per costruire ponti e strade negli anni Quaranta, inizia dopo poco tempo a girare i suoi primi documentari, conquistato dal fascino del grande fiume e delle sue rive ricoperte di alberi maestosi dove poteva sentire di frequente il bramito degli animali selvaggi all’abbeverata. Ma anche sinceramente, fraternamente interessato ad entrare in un reale contatto con gli abitanti dei villaggi, con la loro “joie de vivre” e con quell’«umanesimo della socialità» così disarmante.

Bataille sur le grand fleuve
è uno dei primi documentari di Jean Rouch, girato nel Niger, ad Ayouran e a Firgoun; sulla caccia all’ippopotamo con l’arpione da parte dei Sorko che abitano le rive del Niger.



BATTERIES DOGON O TAMBOURS DE PIERRE
(Batterie Dogon o i tamburi di pietra) di Jean Roch
Soggetto: Germaine Dieterlen, Gilbert Rouget
(Francia 1966, 25’, v.o. francese) 

I giovani cacciatori di capre selvatiche sui dirupi di Bandiagara (Mali) suonano i tamburi di pietra dei loro antenati: un film etno-musicologico che descrive le sottili performance della mano destra e della mano sinistra dei suonatori di tamburo Dogon.


1) I bianco 2) I silenzio 3) 2,
di Fabrizio Arcuri, dall'omonimo spettacolo teatrale su testi di Samuel Beckett,
musica di Giorgio Battistelli di Accademia degli Artefatti
(Italia 1995, 20' )

Vincitore ex aequo Premio Riccione TTV - Concorso Italia 1995

Impostati come un problema di matematica, lo spettacolo e il video, si propongono come una delle soluzioni possibili. "Beckett c'è ma non si vede" dichiara la compagnia, che pure attinge per questa creazione a quattro testi del drammaturgo irlandese: Bing, Quad, Catastrofe, Lo spopolatore.



BISSERA
INVERNOMUTO / MOIRA RICCI
immagine coordinata Netmage 07 - live media performance
Bissera è la storia di una famiglia, raccontata dagli occhi di una bambina, che scopre le proprie origini attraverso una serie di incontri.
La dimensione gestuale della magia popolare, lo smarrimento paesaggistico e la scoperta di piccole storie attraverso cui si manifestano bizzarre rivelazioni, fanno di questo lavoro un racconto che si avvale dei criteri della fiction e dei linguaggi documentaristici, con interstizi fortemente sperimentali.
L'incontro tra Invernomuto (Simone Bertuzzi & Simone Trabucchi) e Moira Ricci, ai quali il festival ha commissionato l'immagine coordinata dell'edizione 2007 e un live media, avviene come un incastro tra immaginari differenti, amalgamati attraverso una narrazione che si avvale di personaggi e ambientazioni, ponte tra le ossessioni familiari di Moira Ricci e le storie-visioni legate al paesaggio di Invernomuto.
L'immagine coordinata dell'edizione 2007 di Netmage, vede la definizione di una rosa formata da cinque immagini, ognuna riferita ad un personaggio specifico, il cui utilizzo è dettato da una divisione temporale delle fasi-lavoro della comunicazione. Ogni immagine racchiude la sua storia e le proprie gesta, che verranno poi svelate negli sviluppi narrativi del live media.
Il live media è progettato per un'uscita su doppio schermo parallelo e prevede una sezione musicale progettata ad hoc da Invernomuto: una soundtrack immaginifica e balbuziente aperta a divagazioni cinematiche e ad incursioni inaspettate.

Invernomuto nasce nel 2003 come gruppo di sperimentazione audio-visiva dall'unione di Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi.Ponendo l'accento sul collasso e la commistione di linguaggi l'operato del gruppo si concretizza in produzioni fuori formato come il progetto editoriale ffwd_mag, focalizzato sulla relazione tra immagini e suono, ricerca che si espande nella produzione di video, nella progettazione di live-media performances e nella curatela di eventi e progetti speciali.
Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, laureati all'Accademia di Belle Arti di Brera (Mi), sono cultori del corso "Arte e Multimedialità", prof. Andrea Lissoni, per l' A.A. 2006/2007, presso il Politecnico di Milano - facoltà di Design dell'arredo, Como.
Moira Ricci ha studiato alla scuola di fotografia R.Bauer e all'Accademia di Brera. Si occupa di varie tecniche di linguaggio visivo, tra cui la fotografia, il video e l'installazione. Al centro del suo lavoro c'è la messa in figura della relazione fra sé e gli altri, forme di racconto tra biografia e stralunato reportage. Nelle sue composizioni piega l'immagine verso la tridimensionalità di auto-ironiche messe in scena e ambienti che includono il corpo dell'autrice, spesso spaesato nelle proporzioni col mondo esterno.


LES BOUFFERS di Claudio Prati
2004, 15'

Il video, tratto dallo spettacolo di danza interattiva Buffers, è ispirato alla figura del saltimbanco, la cui essenza oscilla tra esteriorità e anima, fra pesantezza corporea e leggerezza del pensiero. Un funambolo che danza per rivelare i caratteri e i conflitti della condizione umana. Mente lucida, attenta, che ridicolizza e dissacra il mondo che lo circonda, e trova nel comico e nel tragico l'azione metamorfica che dà senso al suo comportamento. Quello che conferisce alla figura del buffone un'incontestabile superiorità è la sua natura derisoria che lo rende sempre pronto a riprendere possesso della verità, indicandoci che in fondo lui rappresenta tutti noi.



Programma
Informazioni
Dove siamo / Contatti
Chi siamo
Schede film
Prossimamente
Selezione rassegne
1967 / 1999
2000 / 2007
Pubblicazioni
Cataloghi 2000 / 2007
Dicono di noi
Cinema
Filmstudio
V.degli Orti d'Alibert 1/c
(Trastevere)
00165 Roma