B - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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BAMAKO

di Abderrahmane Sisako, con Aïssa Maïja
(Francia 2006, 118', v.o. francese)

Presentato al Festival du Cinema, Cannes 2006, al Toronto International Film Festival, Toronto Canada (2006) e al San Sebastian Film Festival, San Sebastian, Spagna (2006)

Melé la cantante di un bar, suo marito Chaka è lontano per lavoro e i due stanno per lasciarsi. Nel cortile della casa che e in comune con altri vicini, si appronta un tribunale.

La società civile africana ha montato un'accusa contro il fondo monetario internazionale colpevole, secondo loro, delle sventure africane. La vita scorre nel cortile, tra le confessioni e le testimonianze. Chaka non sembra interessarsi di questo nuovo bisogno africano di lottare per i propri diritti. BAMAKO è una descrizione imponente e immaginativa di un periodo critico che riflette simbolicamente il collasso dell'africa di oggi. Il film bilancia riflessioni sul ruolo degli occidentali e rivela questioni private, in questo modo il film, buffo e complesso allo stesso tempo tira fuori la parte migliore di vari generi: commedia. Western e drammatico.


BAND À PART (id.)
Regia: Jean-Luc Godard;
Soggetto: dal romanzo "Fool's Gold" di Dolores Hitchens
Sceneggiatura: Jean-Luc Godard
Fotografia: Raoul Coutard
Musica: Michel Legrand
Suono: René Levert, Antoine Bonfanti
Montaggio: Francoise Collin, Agnes Guillemot
Costumi: Christiane Fageol
Interpreti: Claude Brasseur, Luisa Colpeyn, Chantal Darget, Sami Frey, Daniele Girard, Anna Karina
Produzione: Anouchka Films/Orsay Films, Parigi(Francia 1964, b/n, 95’, vers. originale)

Due ragazzi coinvolgono un’ingenua compagna di corso, di cui sono innamorati, a partecipare a una rapina: un Jules et Jim noir, ispirato ai film di serie b americani che è diventato la bandiera dei cinefili di ogni latitudine, con in testa Quentin Tarantino.

«Ora potremmo aprire una parentesi sui sentimenti di Odile, di Franz e di Arthur...ma è tutto così chiaro!
Allora chiudiamo la nostra parentesi e facciamo sì che parlino le immagini. »
(Il narratore/Jean-Luc Godard) 

«
Un film di Godard per chi non ama Godard...» (Una giornalista del Village Voice)



BANKING ON DISASTER
di Adrian Cowell
(Gran Bretagna 1987, 78’, v.o. inglese)
Premiato al San Francisco International Film Festival (Golden Gate Award, Best Environmental Documentary) e al Vermont World Peace Film Festival (Best International Concerns)
AWARDS:Grand Prize, Medikinale International Parma Best International Issues, American Film & Video FestivalCrystal Apple, Social Studies, National Educational Film & Video Festival Golden Gate Award, Best Environmental Documentary, San Francisco International Film FestivalBest Educational Feature, 4th Annual TV Movie AwardsBest International Concerns, Vermont World Peace Film Festival Environmental Film Festival in the Nation’s Capital

Le gravi conseguenze della Costruzione di una strada nel Cuore dell’Amazzonia
(Gran Bretagna 1987, 78 min.) Diretto da Adrian CowellProdotto da Nomad Films Un documentario unico e d’importanza vitale sul peggior disastro ambientale del secolo: la distruzione della foresta pluviale amazzonica. Il noto documentarista britannico Adrian Cowell ha investito gli ultimi dieci anni nelle riprese dell’apertura di una strada in Amazzonia, l’ultimo grande traguardo. In questo film egli documenta le catastrofiche conseguenze dell’aver costruito una strada nel cuore della più grande foresta pluviale al mondo, situata in Brasile. La strada che porta nello stato di Rondonia è stata in parte finanziata dalla World Bank. E’ stata creata per aiutare centinaia di migliaia di coloni provenienti da altre aree del Brasile a spostarsi in quella regione per poter coltivare, ma gli effetti sull’ambiente sono stati devastanti e le misure adottate per proteggere gli indigeni si sono rivelate inadeguate. Contrariamente a quanto si aspettavano, gli abitanti hanno tratto ben pochi benefici. La povertà del terreno e un’impostazione del lavoro scarsamente sistematica, infatti, hanno fatto sì che i vari tentativi di coltivare la terra disboscata fallissero. La storia è narrata in tre capitoli, l’ultimo dei quali riguarda Chico Mendes, leader del sindacato dei seringueiros, che è stato assassinato per i suoi coraggiosi sforzi nel fermare la devastazione della foresta pluviale e nel dare vita ad aree protette che potessero essere amministrate dalle comunità locali dei raccoglitori di caucciù (seringueiros). Queste “riserve estrattive” da allora sono state definite dalla World Bank come “l’alternativa più efficace all’agricoltura di sussistenza e all’allevamento del bestiame.
Lo scopo del film è epico e per il pubblico statunitense ha avuto una risonanza particolare. Il programma è una prima versione in sintesi della serie La decade della distruzione.


 
BEKET
Regia, soggetto e sceneggiatura: Davide Manuli Liberamente ispirato all'opera teatrale di Samuel Beckett "Aspettando Godot".
Scenografia: Mario Courrier
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Rosella Mocci
Musiche originali: Miss Kittin’ & The Hacker, Roberto “Freak” Antoni, Alessandra Mostacci, Stefano Ianne, Massimiliano Cigala, Marco Saveriano
Suono: Marco Fiumara
Costumi: Valentina Stefani
Interpreti: Luciano Curreli, Jerome Duranteau, Fabrizio Gifuni, Roberto “Freak” Antoni, Simona Caramelli, Letizia Filippi, Simone Maludrottu, Paolo Rossi
Prod.: Bruno Tribbioli, Alessandro Bonifazi, D. Manuli
Produzione: Blue Film, Shooting Hope Productions
(Italia 2009, b/n e col., 80’)
Premio della Critica Indipendente al 61° Festival del Film Locarno (2008) “Concorso Cineasti del Presente”. Premio Speciale della Giuria – XXVI SulmonaCinema Film Festival. Premio della Critica – XII Terra di Siena Film Festival.

Freak e Jajà, come Vladimiro e Estragone, si trovano in una terra di nessuno, senza data né tempo. L'uomo non abita più il pianeta. Solo qualche strano personaggio sopravvissuto appare di tanto in tanto. I due protagonisti si incontrano ad una fermata del bus in mezzo al nulla, senza conoscersi. Il bus arriva, ma non si ferma...

"[...] L'abilità del regista recupera in pieno, fotogramma dopo fotogramma, ogni ombra nel paesaggio e nello spazio interiore delle parole. Ogni attore occupa il proprio posto nella storia antica della nostra umanità.
Beket ci mostra una ricerca umana senza tempo. Una necessaria geografia delle nostre anime che inseguono o ricercano di nuovo un luogo di nascita. [...]
Il film di Davide Manuli, e della sua squadra creativa, ci trasmette la speranza di individuare quegli orizzonti dimenticati, fonte di sofferenza.
Beket ci mette in contatto con i paesaggi interiori dell’animo umano. [...]
Di ciò che, in maniera mistica, potremmo ritrovare nella ricerca del nostro Dio.
Beket dimostra che l'Uomo è in lotta con se stesso. Eternamente in marcia contro il tempo, mentre combatte e lotta contro le tempeste di sabbia del presente. Complimenti! (Rick Cluchey)

Premio della Critica Indipendente “Concorso Cineasti del Presente” del 61° Festival del Film Locarno (2008) come miglior film di tutte le sezioni.-
Motivazione: ...Perchè, quando il cinema ha coraggio, riesce a trasformarsi in un giro di giostra visivo capace di spaccare comicamente ogni vincolo di verosimiglianza per poi allargare i suoi siparietti metafisici all'inseguimento di un Godot versione techno trance. Davide Manuli fa tutto questo con una salutare irruenza creativa che lo porta a prosciugare, sketch dopo sketch, persino il nome dello scrittore irlandese che qui fa da totem di riferimento. Un Beket, a cui vengono sottratte una C e una T dalla grafia ortodossa, perché come ripete continuamente il personaggio-oracolo interpretato da Freak Antoni..."ho trovato il giusto tono, sono buono, sono buono".

Premio Speciale della Giuria – XXVI SulmonaCinema Film Festival
Motivazione: Per aver trasformato in splendide immagini, girate coraggiosamente in bianco e nero, un testo fondamentale della letteratura contemporanea, Aspettando Godot, di Samuel Beckett.  

Premio della Critica – XII Terra di Siena Film Festival
Motivazione: Per la poesia del linguaggio e la potenza visionaria delle immagini, il premio speciale della giuria va a Beket di Davide Manuli, un film che ha il merito di trascendere e reinventare un classico del teatro novecentesco e che, nel panorama del cinema italiano, rappresenta un caso eccezionale.



BERLINSONG
di Uli M. Schüppel
fotografia: Uli M. Schüppel;
musica: Elisabeth Wood, Einar Stenseng, Kat Frankie, Josepha Conrad, Philip Conrad, Tommy Simatupang, Nathan Vanderpool
(Germania, 2007, 84’, documentario)
v.o. con sott. italiani

Il regista Uli M. Schüppel ha chiesto a sei musicisti da tutto il mondo di mostrargli il loro quartiere berlinese preferito, invitandoli poi a dedicargli una canzone: il risultato è un mosaico sonoro che trova nella capitale tedesca un palcoscenico d’eccezione. 


BOB LE FLAMBEUR (Bob il giocatore)

regia, sog., sceneg., scenogr.: Jean-Pierre Melville
fotografia: Henri Decaë
montaggio: Monique Bonnot
musica: Eddie Barclay, Jean Boyer
suono: Pierre Philippenko, Jacques Carrère
interpreti: Isabelle Corey, Daniel Cauchy, Roger Duchesne, André Garet, Gérard Buhr, Guy Decomble, Claude Cerval, Colette Fleury, Simone Paris.
produttori:
Jean-Pierre Melville, Serge Silberman
produzione: O.C.G., Studios Jenner, Productions Cime-Play Art
(Francia 1956, b/n, 98’, versione originale)
 

Robert Montagné detto Bob le Flambeur ha la passione del gioco d'azzardo. Rimasto al verde, decide di organizzare insieme a un gruppo di sbandati una rapina al casinò di Deauville, ma, preso dal gioco, dimentica l'ora stabilità per la rapina e fa saltare il banco, guadagnando i milioni che avrebbe dovuto rubare.

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