C - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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THE CARDAMOMS: HAVE FOREST, HAVE LIFE
Prodotto da U.S. Agency for International Development
(USA 2006, 24', v.o. inglese)

Una delle ultime grandi aree naturali del sudest asiatico costituita dai monti Cardamomi nel sud-ovest della Cambogia, è un'area d'inestimabile valore biologico e culturale.

Stimati per le loro foreste, fiumi, specie animali tropicali e popolazioni indigene, i Cardamomi sono minacciati dal rapido e crescente sviluppo, dal commercio illegale degli animali, dalle abitazioni abusive e dal degrado ambientale. Le specie in pericolo come l'elefante indiano, la tigre indocinese, il delfino dell'Irrawaddy, il coccodrillo siamese e il pesce-drago sono sotto l'intensa pressione delle attività umane. Per arginare tali minacce la Conservation International, la Fauna and Flora International e la Wildlife Alliance stanno interagendo con il governo cambogiano e le comunità locali per sensibilizzare le popolazioni sui rapporti tra attività umane, mezzi di sostentamento e biodiversità.

Prodotto da Conservation International, Flora and Fauna International e WildAid.




LA CHASSE AU LION À L'ARC
(La caccia al leone con l’arco)
di Jean Rouch
Aiuto-regista: Damouré Zika, Lam Ibrahima Dia;
suono: Idrissa Meiga, Moussa Amidou;
con alcuni cacciatori di leoni (Gao) del Niger e del Mali.
(Francia 1965, 80’
, v.o. francese)
Leone d’oro alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia, 1965


I materiali per questo film sono stati raccolti in sette anni, in un periodo che va dal 1957 al 1964, tra i pastori Fulani e gli abitanti dei villaggi Songhay, nella Savana del Niger del nord, del Mali e dell’Alto Volta (Burkina Faso). I Songhay chiamano questa regione “la boscaglia che è più remota del lontano paese che non sta da nessuna parte”. I cacciatori di leoni sono una casta ereditaria Songhay, i Gao; solo loro possono cacciarli, i pastori Fulani si devono limitare ad allontanarli con le pietre. I leoni generalmente uccidono il bestiame malato o ferito, ma in qualche occasione possono attaccare un gregge in buona salute. I Gao sono allora capaci d’individuare il leone responsabile perché conoscono le caratteristiche e le abitudini di ogni singolo animale. Nel film, per esempio, i cacciatori stanno cercando “l’Americano” un leone così chiamato per la sua forza e la sua astuzia. I Gao cantano le lodi non soltanto dei cacciatori ma anche del leone cacciato. Una volta caduto in trappola, l’animale è colpito con frecce avvelenate e viene ad esso ingiunto di morire rapidamente e di dimenticare i cacciatori. Il suo corpo è colpito tre volte per liberare la sua anima, in modo che essa non faccia impazzire i cacciatori.


LA CHINOISE  di Jean-Luc Godard;
fotografia:
Raoul Coutard;
musica: Karl Heinz Stockhausen;

con Anne Wiazemsky, Jean-Pierre Léaud, Juliet Berto, Francis Jeanson
(Francia 1967, col., 90
’)

Tre giovani e due ragazze della cellula marxista-leninista “Aden Arabia” tentano di applicare alle loro azioni le teorie di Mao: l’attore Guillaume (Léaud) decide di dedicarsi al teatro socialista di strada, la studentessa di filosofia Veronique (Wiazemsky) si pone invece l’obiettivo di uccidere un ministro sovietico in visita a Parigi… Forse il più noto film di Godard in cui “la tensione utopica annuncia la rivolta studentesca del ’68 e pone problemi che tutta una generazione va ponendosi.” (Farassino)





CONFLICT TIGER
di Sasha Snow
(Gran Bretagna/Svezia 2005, 62’, v.o. russa con sottotitoli italiani)
Vincitore del Planet in Focus- Environmental Film & Festival, Toronto, Canada, (2006)

Sinossi
Nelle lontane foreste della Russia orientale un temerario cacciatore alle prime armi aizza delle tigri ad attaccare più volte le persone. Le autorità richiedono con urgenza l’aiuto di Yuri Trush, specialista nella cattura e nella soppressione di tigri che non temono più l’uomo. Conflict tiger prende la più celebre occupazione di Yuri, quella di catturare tigri mangiauomini, a fondamento di un thriller documentario. Dopo questo epico scontro, il film appare come una parabola che sfida le piccole illusioni della tradizionale storia naturale del “gattone” di opporre la precaria situazione dell’animale ai pressanti bisogni della sopravvivenza umana.

CROSSING THE BRIDGE: THE SOUND OF ISTANBUL
di Fatih Akin; fotografia: Hervé Dieu; musica: Alexander Hacke;             
(Germania/Turchia, 2005, 90’,  documentario)
v. o. con sott. italiani 

Il viaggio di un musicista tedesco alla scoperta delle nuove band turche.


CZESC TERESKA (Hi, Tereska) di Robert Glinski; sceneg.: Jacek Wyszomirski, Robert Glinski; fot.: Petro Aleksowski; mo.: Krzysztof Szpetmanski;
con Aleksandra Gietner, Karolina Sobczak, Zbigniew Zamachowski, Malgorzata Roøniatowska, Krzysztof Kiersznowski
(Polonia, 2001, 86’) v. o. con sott. italiani 



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