Dicono di noi
"Sono tornato al Filmstudio, lo schermo che visse due volte, e ho ritrovato, come allora, l'intensa sensazione del fuori campo, quello spazio magico e denso in cui tutto può accadere.
Non era quella l'essenza speciale del Filmstudio? Rendere visibile l'invisibile, i primi Wenders, le febbri visionarie di Schifano, un Ozu mai visto in Italia, eccetera, eccetera. E' il miracolo che ancora chiediamo al Filmstudio. Spero riusciate anche ad evocare Enzo e Marco, e Gianni e tutti gli amici che non ci sono più.
O almeno la loro passione travolgente per il cinema. Buon lavoro."
Bernardo Bertolucci
"Forse i miei ricordi più belli sono legati a una stradina un po' umida. Lì aspettavamo di entrare al Filmstudio per vedere film che seguivamo con grande palpitazione. Altro momento magico, all'uscita, ci si fermava a parlare di cinema, di estetica, di tutto. Quella stradina sotto il Gianicolo era il salotto della parte più viva della cultura romana.
In via degli Orti d'Alibert s'incontravano ragazzi che sarebbero diventati registi, sceneggiatori, poeti, scrittori, politici. La cultura era allora una cosa viva, metteva insieme persone, non le separava."
Vincenzo Cerami
Non era quella l'essenza speciale del Filmstudio? Rendere visibile l'invisibile, i primi Wenders, le febbri visionarie di Schifano, un Ozu mai visto in Italia, eccetera, eccetera. E' il miracolo che ancora chiediamo al Filmstudio. Spero riusciate anche ad evocare Enzo e Marco, e Gianni e tutti gli amici che non ci sono più.
O almeno la loro passione travolgente per il cinema. Buon lavoro."
Bernardo Bertolucci
"Forse i miei ricordi più belli sono legati a una stradina un po' umida. Lì aspettavamo di entrare al Filmstudio per vedere film che seguivamo con grande palpitazione. Altro momento magico, all'uscita, ci si fermava a parlare di cinema, di estetica, di tutto. Quella stradina sotto il Gianicolo era il salotto della parte più viva della cultura romana.
In via degli Orti d'Alibert s'incontravano ragazzi che sarebbero diventati registi, sceneggiatori, poeti, scrittori, politici. La cultura era allora una cosa viva, metteva insieme persone, non le separava."
Vincenzo Cerami
"Ho frequentato il Filmstudio per anni, mi sedevo sempre in terza fila, avevo una mia poltrona. Allora c'era qualcosa di sacrale nella visione di un film, che oggi è semplicemente inimmaginabile.
Il Filmstudio è nato quando la videoregistrazione non esisteva: ha rappresentato la memoria storica per un'intera generazione. Andavamo al Filmstudio per ripassare i film, per non dimenticarli, in una specie di esercizio alla Fahrenheit 451. È stato anche un luogo di scoperte e di novità: personalmente è lì che ho conosciuto la produzione underground americana e il nuovo cinema tedesco degli anni settanta e tutto ciò che di nuovo ed emergente nasceva in giro per il mondo."
Gianni Amelio
"Al Filmstudio sono andato da sempre. Ricordo il film che lo inaugurò, di Norman McLaren. A metà degli anni Settanta ero in fuga dalla politica, nel senso che ero diventato segretario della sezione del PCI di Campo Marzio. Facevo cioè il confessore a tempo pieno, e appena finivo il pio lavoro andavo lì. Tra i tanti film, quello che più mi ha impressionato è Sullivan's Travels (I dimenticati) di Prestn Sturges del '42, storia di un regista che ritenendo immorali i film divertenti, vuole parlare della vita dei senzatetto. Comincia così un vagabondaggio inconsueto, fa la vita del barbone, e per uno sbaglio giudiziario finisce ai lavori forzati. Vedendo i detenuti che si divertono con Topolino capirà l'importanza dei film comici. Mi ha colpito perché in genere si pensa che il cinéphile sia noioso di natura, che non voglia divertirsi, invece l'amore per il cinema è qualcosa di totale, che ti coinvolge. Da lì è nato lo spirito di Massenzio. Non speravo più che il Filmstudio riaprisse. Ora lo frequento di nuovo, anche perchè ho lo studio nella stessa strada."
Renato Nicolini
"Senza il Filmstudio a Roma non sarebbero cresciute due generazioni di cinefili."
Dario Argento
"In via degli Orti d'Alibert, avvolti in un mantello nero, in una notte nera, si andavano a vedere i film che gli intellettuali avrebbero scoperto un anno dopo."
Luigi Magni
"Filmstudio, Folkstudio, Beat 72, Teatro belli. Era in questi e pochi altri luoghi, quasi delle cantine, che è maturata la crescita umana, culturale ed artistica di non poche persone. Non che io, musicista, abbia frequentato moltissimo il Filmstudio, ma è stato ed è per me un luogo di aggiornamento e di formazione. Al Filmstudio, con Mario schifano e Bruno Pecori, nacque l'idea di sonorizzare dal vivo i film muti dell'underground americano e di Buster Keaton, da lì partì la collaborazione a Massenzio Cinema per Strema Boat Bill Junior. Un'esperienza che ancora oggi continuo a portare avanti."
Bruno Tommaso
"Cos' è stato il Filmstudio? Certo Las Hurdes, Un chien andalou, Entr'acte, le piccole foto che avevamo visto e rivisto nei libri, cercando struggentemente di immaginare come si muovessero. I newsreel, Brackhage, i Mekas, le lunghe chiacchierate con Robert Kramer in un inglese aggrovigliato. Ma prima ancora il febbrile entusiasmo di fare il marchio, che nei fotogrammi di Ejzenstein e Richter voleva rappresentare una dichiarazione programmatica, la sintesi tra impegno e ricerca, e nella scritta in Grotesque n.9 della Sthephenson & Blake, l'irrinunciabile centralità della composizione tipografica nel progetto di immagine. Le tessere stampate da Ninni Massari, la prima locandina-programma per McLaren - un po' di qua e un po' di là, come diceva Ugo - , la locandina in serigrafia per Un chien andalou. Poi le locandine eliografiche, che nello studio a torre di via dei Banchi Vecchi, larghezza massima 284 cm, noi fantastici 4 (Mario Cresci, Luigi Ricci, Mojmir Jezek e più tardi Giuliano Vittori e Paola Trucco) sfornavamo a ritmo battente, si può ben dire l'unico caso a Roma, in quegli anni a cavallo del 70, di grafica schiettamente underground. Il barattolo per Andy Warhol, che conteneva autentica zuppa di fagioli Campbell's. I registi disegnati da Mojmir, con noi quattro, sotto falso nome, e Mario The Thing. E poi cos'altro? Il buio della sala, il vento tra i bambù."
Giovanni Lussu
"Pochi sono i luoghi a livello planetario (esagerato?) dove il bel sogno catacombale della natura visiva per eletti si è materializzata con grande intensità come nel Filmstudio a Roma. Gloriosamente navigato e sofferto, è ora risorto a nuova vita, sdoppiato e vorace. Un nuovo magico contenitore per quadri in movimento di cui tutti vogliono essere parte attiva. Ed in cui anch'io vorrei la mia parte."
Ugo Nespolo
"Il Filmstudio è il più antico e glorioso dei filmclub italiani, quello che vanta più tentativi di imitazione. I suoi animatori hanno saputo fondere la cinefilia con il pragmatismo costruendo un modello alternativo all'esercizio cinematografico tradizionale, quale rifugio dei buongustai del cinema che non sempre trovano altrove di che sfamarsi. Un momento fondamentale nello sviluppo del discorso imbastito a livello planetario dai festival cinematografici, cioè lo sforzo sempre più incisivo di trasferire l'eccezionalità della programmazione d'essai alla quotidianità. Uno dei pochi, seri ed efficienti progetti culturali nati nel nostro paese dall'esperienza del '68."
Tullio Kezich
"Il Filmstudio è stato, senza alcuna ombra di dubbio, all'inizio della mia storia. Certamente della mia storia con l'Europa. Mi è impossibile dimenticare le appassionate discussioni dopo le proiezioni dei film nel 1977: erano un modello di qualcosa che io non sono mai più riuscito a ritrovare, e che mi è molto mancata. La notizia della sua riapertura non può quindi che riempirmi di gioia. E mi piace anche moltissimo l'idea di essere partecipe del nuovo capitolo che si è cominciato a scrivere in via degli Orti d'Alibert."
Robert Kramer
"Senza il Filmstudio non avrei potuto formarmi una cultura cinematografica, mancavo raramente agli appuntamenti. Compresi - oggi va di moda denigrarli - i famosi dibattiti, discussioni informali e scambi di vedute di grande ricchezza. Ricordo, dopo la proiezione di un film censurato di Carmelo Bene, il clima straordinario con cui venne accolto l'autore. Accanto a intellettuali e addetti ai lavori, gli appassionati venivano da ogni ambito. Aldo Moro, per esempio, era un assiduo frequentatore. Roma ha riacquistato un luogo importante, direi necessario alla sua vita culturale. Ben tornato, Filmstudio."
Alessandro Cappabianca
"Annavo al cinema. Sì, ma è chiaro non vedevo i film de adesso, Sciuscià...Non ero tanto regazzino. Annavo al cinema, sì, vedevo Sciuscià, Umberto D., Roma città aperta. I film stranieri dopo ho cominciato a vederne qualcuno. Pier Paolo mi fece capì quarche film de ‘sti Murnau, de Mizoguchi, mi portava ar cinema, proprio al Filmstudio a vedere ‘sti film qui...E' lì che ho cominciato a...sì, anzi no, mi ha fatto un senso contrario, cioè, vedere ‘sti grandi film, ‘sti capolavori, me faceva sentì un po' a disagio, quasi un po' di vergogna di fronte a questi che hanno girato ‘sti capolavori, ‘sti film così importanti. L'altri che possono fare? Pier Paolo me spiegava, me faceva capì."
Sergio Citti
Lo spartiacque per tanti romani. Questo è stato il Filmstudio, perché è nato a cavallo del '68, e non era solo una sala dove potevi vedere film introvabili - per me molto importante è stato il Nuovo Cinema Tedesco - era un luogo d'amicizia, generoso per gli incontri che vi potevi fare. Uno dei pochi luoghi d'incontro della sinistra, e poi io avevo il privilegio di non pagare...
Noi avevamo vent'anni, e Roma era molto diversa. Era una Roma multidisciplinare, il cinema come l'architettura - io ero studente di architettura - era parte integrante del vivere sociale. Negli anni Ottanta i linguaggi specifici, ermetici, hanno allontanato sia il cinema sia l'architettura dal mondo, dalla realtà. Il Filmstudio era la sala delle avanguardie storiche, dei film inediti di Godard, dei film underground, con l'autore che li presentava, un luogo dove potevi vedre il passato, il futuro e quello che succedeva nel presente, dove ti rendevi conto di far parte di una comunità."
Massimiliano Fuksas
"Era proibito agli ecclesiastici, negli anni della mia formazione religiosa, frequentare le sale cinematografiche. Un tabù che contrastava il mio amore per il cinema e che cadde contemporaneamente all'apertura del Filmstudio. Posso dire di essere nato, come cinéphile e studioso di cinema, a via degli Orti d'Alibert. Per me, e per molti altri, fu una vera alfabetizzazione. Frequentarlo - lo facevo quotidianamente - era come far parte di una setta segreta. Cerano i giovani redattori di Cinema & Film, ma anche Pier Paolo Pasolini e Gabriele Baldini, studioso di letteratura angloamericana, che sedeva sempre in prima fila sulla sinistra. Un'esperienza preziosa, durata molti anni. E che ora si rinnova in una realtà molto cambiata. Oggi si è sottoposti al bombardamento di troppe cose, e il problema è quello di una selezione autorevole. Chi entra al Filmstudio dovrebbe già sapere che non vi troverà un film banale. Un tempio dell'arte cinematografica? Perlomeno un sacello... il rinato Filmstudio ha già mostrato di voler percorrere questa strada."
Virgilio Fantuzzi
"Quando chiuse il Filmstudio, si perse uno spazio di libertà dove era possibile vedere un cinema diverso, più creativo e interessante. Il circuito tradizionale non ne sopportava l'esistenza. La pretesa libertà del mercato non tollera infatti le differenze e si risolve sempre in monopolio. Non vuole offrire la possibilità di vedere film diversi da quelli alla moda perché teme che poi gli spettatori preferiscano i prodotti non commerciali, e non solo nel cinema. La cosiddetta libera concorrenza ha prodotto l'uniformità e il monopolio del cinema americano, che occupa ormai tutte le sale. I finanziamenti seguono la logica del profitto e fare buoni film è sempre più difficile, ma quando ci si riesce, è difficilissimo distribuirli. In Italia, per esempio, è quasi impossibile vedere i film di Godard, Rivette o Moullet. Al Filmstudio invece erano di casa, richiamando persone come Belloccio, Bertolucci, Moravia o Siciliano. Mi ricordo che nel 1969 Godard al Filmstudio discuteva con gli studenti contestatori, tra i quali anche Cohn-Bendit, su come fare Vento dell'Est, anche se poi decideva tutto da solo. Insomma il Filmstudio era un luogo di resistenza al cinema commercialie. Con la sua riapertura è tornato un pezzo di libertà."
Jean-Marie Straub
"Il Filmstudio si confonde con i ricordi della mia adolescenza e con la nascita del mio grande amore per il cinema, consumato prima al Nuovo Olimpia e al Rialto e poi, per molti anni e in maniera definitiva, nella saletta di via degli Orti d'Alibert. Sin dall'inizio il Filmstudio sembrò a tutti noi una sorta di eden dove frutti meravigliosi, spesso esotici e del tutto sconosciuti, ci erano offerti con incredibile generosità. Tra il 1968 e il 1975 vi passavo intere giornate che ancora oggi sono stampate vividamente nella mia memoria per i film rarissimi che potevo finalmente vedere, ma anche per gli incontri e le frequentazioni. Mi capitava spesso di sedere accanto a Godard, Pasolini, Moravia, Bertolucci, Straub, Glauber Rocha e, qualche volta, di poter perfino parlare con loro...
Per il mio amore viscerale nei confronti di questo luogo che ho iniziato a frequentare a quindici anni, e non solo per la sua indiscutibile rilevanza culturale, da consigliere regionale mi sono prodigato, dopo la sfratto del marzo '85, affinché la regione Lazio acquisisse i locali di via degli Orti d'Alibert. Sono passati molti anni, ma sono felice che quell'iniziativa abbia permesso la riapertura del Filmstudio nella sua storica sede. Tutto è cambiato, il clima di quel periodo non esiste più. Ma la promozione del cinema di qualità, del presente e del passato, portata avanti dal Filmstudio ha dato i suoi frutti: insieme con un circuito di filmclub nati sul suo modello, si è formato un pubblico diverso, più consapevole e creativo. L'impegno anticonformista e la tradizionale serietà progettuale dell'associazione hanno già riportato gran parte di quel pubblico nelle sue due sale. Il cinema d'autore ha ritrovato chi vuole valorizzarlo e difenderlo."
Gianni Borgna
"Ci è mancato il Filmstudio. Per lunghi anni quelle sale sono rimaste vive nei nostri ricordi e nel cuore del vecchio rione di Trastevere. Ricordi di un cinema intelligente e sorprendente, sempre e comunque un cinema da scoprire o riscoprire che ha allevato più generazioni di cinofili. Una ricerca culturale che nel tempo non è andata perduta e oggi che il mitico Filmstudio è stato restituito al pubblico, ancor più forte è l'incidenza di una progettualità seria e raffinata. Lo dimostrano le recenti magnifiche retrospettive promosse dall'associazione a cui non sono mai venuti meno l'impegno e la passione per il grande cinema. Una caratterizzazione costante di queste storiche sale che, tornate in piena attività, sono pronte a regalararci nuove emozioni."
Giovanna Melandri

