G - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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GANGOR di Italo Spinelli;
soggetto: liberamente tratto dal racconto
"Choli Ke Pichhe" (Dietro il corsetto) di Mahasweta Devi;
sceneggiatura: Italo Spinelli, Antonio Falduto;
fotografia: Marco Onorato;
montaggio: Jacopo Quadri;
 
musiche: Iqbal Darbar;
scenografia: Gautam Basu; costumi: Suchismita Dasgupta;
suono: Stefano Varini.
Interpreti: Adil Hussain (Upin), Samrat Chakrabarti (Ujan), Priyanka Bose (Gangor), Seema Rahmani (Shital), Tillotama Shome (Medha).
Produzione:Angelo Barbagallo, Vinod Kumar e Isabella Spinelli per Bìbì Film, Isaria Productions, Nirvana Motion Pictures in collaborazione con Rai Cinema;
Distribuzione: Cinecittà Luce
(Italia/India 2009, col., 91’)

Tratto da un racconto breve (Dietro il corsetto) della scrittrice indiana Mahasweta Devi, una pasionaria dei diritti delle donne, il film racconta la vicende del fotografo Upin (Adil Hussain), inviato nel Bengala occidentale per un reportage sullo sfruttamento delle donne e la violenza subita in particolar modo da quelle tribali. Ma quando Upin fotografa la bellissima Gangor (Priyanka Bose) con il seno scoperto, la vita di questa donna, come la sua, cambieranno per sempre... 
 
“[…]Il film è nato dall'incontro con una donna straordinaria come Mahasweta Devi, dalla lettura del suo racconto folgorante, qualcosa che cercavo da tempo, ripensando anche alla realtà dell’ India documentata dalla poetica di Pier Paolo Pasolini e Roberto Rossellini.
Abbiamo girato nei luoghi del racconto, nel distretto di Purulia, a sette ore di macchina da Calcutta. La popolazione di quest’area è composta da alcune delle più antiche etnie tribali diventate oggi forza lavoro itinerante. Le donne, in stragrande maggioranza, sono impiegate sopratutto nell'edilizia, trasportate in camion dalla fornace di mattoni alle strade da asfaltare, ai nuovi palazzi. Pagate una miseria, sfruttate, criminalizzate, non parlano il bengalese, vivono senza alcuna garanzia di istruzione o di servizio sanitario. Sono le donne che appaiono intorno a Gangor, la protagonista del film. Lavorare con loro e in mezzo alla loro bellezza è stata per me un’esperienza intensa. Come lo è stato realizzare questo film con una troupe mista, italiana ed indiana, un innamoramento tra culture”. (Italo Spinelli)

ITALO SPINELLI  

Regista teatrale e cinematografico, lavora in teatro come aiuto regista di Carlo Cecchi e Luca Ronconi. In seguito mette in scena, fra gli altri lavori, Creditori di Strindberg, Woyzek di Buchner, La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino e
Platone tratto dalla Repubblica, per il Piccolo Teatro di Milano.
Esordisce nel cinema con Doppio movimento (co-regia P. Grassini) e più tardi dirige il lungometraggio Roma Paris Barcelona (Premio Vittorio De Sica).
È autore di documentari e reportage tra cui Ripensando Lima (1988), India: un paese in trasformazione (1992), Un fiume di Cinema - Sulle tracce di Michelangelo Antonioni (1995), Danzando in Cambogia (1998), Bernardo Bertolucci Hyderabad (2000), Le strade di Shantaram (2009). Nella realizzazione di queste opere collabora con Mario Vargas Llosa, Amartya Sen, Amitav Ghosh, Gregory David Roberts.
Nel 2002 ha pubblicato il volume Indian Summer. Films, Filmakers and Stars between Ray and Bollywood, Edizioni Olivares.
Spinelli è fondatore e direttore artistico del Festival Asiatica, Incontri con il Cinema Asiatico, che si tiene a Roma dal 2000.


GERTRUD
Regia: Carl Theodor Dreyer
Assistenti alla regia: Solvejg Ersgaard, Jens Ravn.
Soggetto tratto dal dramma omonimo di: Hjalmar Soderberg
Sceneggiatura: Carl Theodor Dreyer
Fotografia: Arne Abrahmsen, Henning BendtsenMusiche: Jorgen Jersild
Suono: Knud Kristensen
Montaggio: Edith Schlussel
Interpreti: Nina Pens Rode, Bendt Rothe, Bård Owe, Ebbe Rode, Axel Strobye, Vera Gebuhr, Valso Holm, Karl Gustav Ahlefeldt, Lars Knutzon, William Knoblauch, Anna Johan Malberg, Edouard Mielche, Ole Sarvig
Produzione: Palladium Copenhaghen
(Danimarca 1964, b/n, 117’) 

Gertrud ha sempre aspirato all'amore assoluto, ma nella sua vita ha conosciuto molte delusioni: prima con il marito, un politico ambizioso ed insensibile, poi con un giovane artista vacuo e immaturo. Il bilancio della sua esistenza, che tenta, ormai anziana, con un amico sincero, non è tuttavia negativo; la sua epigrafe sarà: "Tutto è amore". È l'ultimo film di Dreyer. (da il Farinotti 2009, Dizionario di tutti i film, Newton Compton)

Gertrud, donna ancora seducente seppure non più giovane, non è riuscita a trovare l'amore nel matrimonio con Gustav Kanning, un uomo politico freddo e ambizioso che le antepone il lavoro e la carriera. Decisa a divorziare, Gertrud si innamora di un giovane musicista, Erland Jansson, nel quale è convinta di aver trovato l'anima gemella. Ma il giovane non corrisponde con altrettanta sincerità all'amore della donna: allorché Gertrud apprende che egli si è pubblicamente vantato di averla conquistata e che è sentimentalmente legato ad un'altra, decide di ritirarsi per sempre in campagna, rifiutando anche l'invito di Gabriel Lidman, un vecchio compagno di gioventù, nel quale sa di non poter trovare l'amore assoluto cui ella aspira. Molti anni dopo, Gertrud, ormai vecchia, espone ad Axel, un amico venuto a farle visita, il bilancio della propria vita: nonostante gli errori commessi e le scelte sbagliate, l'amore ha dato un senso alla sua esistenza; perciò, quando sarà morta, sulla lapide della sua tomba dovrà essere incisa a chiare lettere la scritta "tutto è amore"



Ghost mountain: an experiment in primitive living
(La montagna fantasma: un esperimento di vita primitiva)
di John McDonald
(USA 2005, 76', v.o. inglese)

Presentato all'Environmental Film Festival, Washington (2007)

Seguite la stupefacente saga per la sopravvivenza di una famiglia che viveva un'esistenza primitiva sulla cima deserta di una montagna durante la Depressione e la seconda guerra mondiale. Più di una semplice storia che riguarda le persone che rifiutano la civilizzazione per seguire un sogno, questo film rifette l'importanza della natura nella vita familiare e l'aria aperta come un valore americano fondamentale.


GIVING VOICE (La voce naturale)un documentario di Alessandro Fabrizi
montaggio: Barbara Galli
musica: Gianluca Misiti, eseguita al pianoforte da Gianluca Misiti, alla chitarra da Francesco D'Amico e Andrea Koch; voce: Raffaella Misiti;
fotografia: Roberto De Amicis, Enrico Parenti
interpreti: Kristin Linklater, Noel Arthur, Isabelle Byloos, Ken Cheeseman, Christian Crahay, Luca De Bei, Paula, Langton, Manuela Mandracchia, Laura Mazzi, Gabriele Parrillo, Marco Quaglia, Alessandro Quattro, Maya Sansa, Fabrice Scott, Kate Udall
produzione: Andrea Petrozzi e Alessandro Fabrizi per la World Video Production, in collaborazione con Fourlab
(Italia 2008, 91’)
vers. in inglese, italiano, francese con sott. italiani

Stromboli, Sicilia. Kristin Linklater, insegnante di voce e text coach, conduce un gruppo internazionale di 15 attori in un percorso di esplorazione delle proprie voci e di alcune storie dalle Metamorfosi di Ovidio nella versione in lingua inglese di Ted Hughes (1997). È la prima fase di un processo che porterà alla creazione di uno spettacolo ("Metamorfosi- 7 storie da Ovidio", da presentare agli abitanti dell'Isola). L'isola di Stromboli, un vulcano in attività, fa da sfondo e da interlocutore: le voci degli attori e le storie di Ovidio inevitabilmente intrecciano un dialogo con il fuoco, l'acqua, il vento, la sabbia nera e le rocce. Un paesaggio in costante mutamento, nella continua metamorfosi dei suoi elementi...

“Coach di attori cinematografici come Sigourney Weaver e Bill Murray, docente alla Columbia University, Kristin Linklater è soprattutto rivoluzionatrice dell'arte vocale nel teatro. Secondo il suo famoso Metodo (amato dalla Royal Shakespeare Company di Londra come da Peter Brook), la nostra voce naturale può esprimere ogni personale emozione e pensiero ma, modellata e condizionata da influenze esterne e dall’immagine che si vuole dare di sè stessi, diventa la voce "familiare" che impara a mascherare il mondo interiore. Grazie allora alla relazione con altre discipline e ad un lavoro che va dal respiro alla voce, alla parola, al discorso, il recupero dell'estensione originaria di 3-4 ottave si amplia anche ad uno studio del copione – con un ragionamento sulle psicologie dei personaggi o sulla semantica - e ad un avvicinamento alla messa in scena. […] il regista, Alessandro Fabrizi, ha filmato sia il laboratorio di gruppo – con momenti intensi comprendenti anche il pianto liberatorio - che le prove solitarie in spiaggia, le gite con l'imitazione delle urla dei pescatori che vendono la propria mercanzia, un'escursione sul vulcano e suggestive immagini notturne. Oltre ad una grande maestra in azione, perciò, una finestra sull'elaborazione che sta dietro ad uno spettacolo.
(Federico Raponi, da www.filmup.com)

Un film che documenta come sia possibile trasformare la voce in libertà di immaginazione. […] K.  Linklater e il metodo che da lei prende nome, hanno rivoluzionato, negli ultimi quarant'anni, l'arte e la tecnica vocale nella recitazione. [...] (Adnkronos, Roma, 6/05/2009)

“[...] il laboratorio sulle Metamorfosi di Ovidio (Giving Voice di A. Fabrizi), animato da una 'levatrice' inglese che sa maneggiare i corpi d'attori […] in modo che partoriscano miracolosamente gesti 'rivertebrati', e suoni, espressioni o urla 'inauditi', è diretto da un regista teatrale italiano che lavora di preferenza a New York.” (R. Silvestri - Catalogo Sulmona Film Festival 2008) 


GLOBAL WARMING- WHAT’S UP WITH THE WEATHER?

(Riscaldamento globale- Che succede con il clima?)
(USA 2006, 60 min.)

Il diossido di carbonio prodotto dall’uomo ha sovraccaricato l’atmosfera terrestre. Con l’aumento giornaliero della richiesta di carbon fossile, gli esperti ipotizzano che il tasso di emissione di questo gas triplicherà nei prossimi cent’anni. Ma l’effetto serra rimane l’argomento principe dell’acceso dibattito tra scienziati, climatologi e futuristi. Qualcuno crede che la temperatura terrestre salirà a circa 410 gradi, sciogliendo le calotte di ghiaccio dell’Artico e ricostituendo paradossalmente una nuova Era Glaciale.Altri pensano che le condizioni climatiche resteranno relativamente stabili. Chi ha ragione?Sarete voi a decidere se questo avvincente speciale di due ore riuscirà a darvi un’affascinante e talvolta spaventosa previsione per il futuro.
LA GRANDE CORSA di B. Edwards;
con Tony Curtis, Natalie Wood,
Jack Lemmon,
Peter Falk. (USA 1965, col,
150’) 

La storia del film La grande corsa ruota intorno
ad una gara automobilistica (New York-Parigi),
che un gentiluomo e un diabolico inventore cercano di vincere a tutti i costi…

IL GRINTA (True Grit)
Regia e sceneggiatura: Ethan Coen, Joel Coen;
soggetto: Charles Portis; fotografia:
Roger Deakins; scenografia: Jess Gonchor;
montaggio: Roderick Jaynes; costumi: Mary Zophres; musiche: Carter Burwell;
effetti
: Special FX International, Wolf Stuntworks Inc., Creature Effects, Luma Pictures;
interpreti: Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper;
produttori esecutivi: Steven Spielberg, Robert Graf, David Ellison, Paul Schwake e Megan Ellison;
produzione: Ethan Coen, Joel Coen, Scott Rudin per Skydance Productions, Scott Rudin Productions; distribuzione: Universal Pictures Italia
(USA 2010, col, 110')

Premio BAFTA
(British Academy of Film and Television Art) 2011 per Miglior fotografia e 8 nomination.
10 nomination al Premio Oscar 2011 per: Miglior Film, Miglior regia (Ethan Coen e Joel Coen), Miglior attore (Jeff Bridges), Migliore attrice non protagonista (Hailee Steinfeld), Miglior sceneggiatura non originale, Miglior fotografia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior missaggio e montaggio del suono

Il Grinta è un’avventurosa storia Western di vendetta e coraggio, dai premi Oscar Joel ed Ethan Coen nel cui adattamento ritroviamo incontaminati lo schietto umorismo, la narrativa coraggiosa e la bellezza grezza del classico americano («True Grit», tradotto in italiano con il titolo «Un vero uomo per Mattie Ross» ed. Mondadori e Club degli Editori, 1969) di Charles Portis.
Ambientato intorno al 1870, nell’America di frontiera subito dopo la Guerra Civile, è raccontato da Mattie Ross, che a 14 anni si mette in viaggio verso Fort Smith, nell’Arkansas determinata ad ottenere giustizia per la morte del padre, ucciso a sangue freddo. Con un cast stellare che comprende il vincitore del premio Oscar Jeff Bridges (Crazy Heart), il candidato all’Oscar Matt Damon (Invictus- L’invincibile) e Josh Brolin (Milk); Barry Pepper (Salvate il soldato Ryan) e l’emergente Hailee Steinfeld nel ruolo di una delle eroine più intrepide della storia della letteratura, Il Grinta è adattato per il grande schermo e diretto da Joel ed Ethan Coen e prodotto da Scott Rudin, Ethan Coen e Joel Coen. I produttori esecutivi sono Steven Spielberg, Robert Graf, David Ellison, Paul Schwake e Megan Ellison.
Mattie Ross (STEINFELD) arriva a Fort Smith unica rappresentante della propria famiglia, in cerca del codardo Tom Chaney (BROLIN), che si dice abbia ucciso suo padre in cambio di due pezzi d’oro, prima di fuggire in Territorio Indiano, facendo perdere le sue tracce. Determinata ad inseguire Chaney per vederlo un giorno impiccato, Mattie chiede aiuto ad uno dei più spietati sceriffi della città – l’ubriacone dal grilletto facile Rooster Cogburn (BRIDGES), che, dopo aver rifiutato più volte, alla fine accetta di aiutare Mattie a trovare Chaney. Ma Chaney è già inseguito dal ciarliero Texas Ranger.
LaBoeuf (DAMON), che da la caccia al killer per riportarlo in Texas e riscuotere la grossa taglia che pende sulla sua testa – circostanza che porta il trio ad incontrarsi lungo la strada. Determinati e testardi, ciascuno guidato da un suo codice morale particolare, formano un ensamble improbabile che cavalca verso un futuro imprevedibile avvolto nella leggenda e fatto di errori e brutalità, di coraggio e delusioni, accanimento e purissimo amore.
La squadra dei realizzatori tecnici del film è composta da collaboratori dei Coen di vecchia data tra i quali spiccano il direttore della fotografia candidato all’Oscar Roger Deakins, ASC, BSC (L’uomo che non c’era, Fratello, dove sei?), lo scenografo Jess Gonchor (Truman Capote: a sangue freddo, Non è un paese per vecchi) e la costumista Mary Zophres (Prova a prendermi, Fratello, dove sei?). Il montaggio del film è di Roderick Jaynes e le musiche sono di Carter Burwell.

“Panorami struggenti, personaggi scolpiti, pistole, cavalli e duelli al sole. «Il Grinta», remake dell’omonimo western del ’69, è ricco di tali e tante fiammate epiche, raffinate citazioni e saette di humour nero da rendere letteralmente estasiasti gli spettatori come noi nostalgici del cinema classico e della sua primigenia solennità. I fratelli Coen, del resto, erano gli unici registi contemporanei in grado di riavvicinarsi con classe e convinzione al romanzo «True Grit», che in italiano si è potuto leggere con il titolo «Un uomo vero per Mattie Ross» di Charles Portis da cui è tratto il prototipo di Henry Hathaway: il loro film, infatti, ricrea le mitologie di fondazione americane con un sentimento dell’umana avventura e della riflessione esistenziale che non risponde a velleità revisionistiche, ma sembra scaturire da una prospettiva moderna e motivata. [...]”. (Valerio Caprara, Il Mattino, 18/02/2011)


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