H - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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HIROSHIMA MON AMOUR (id.)
Regia: Alain Resnais
Soggetto e Sceneg.: Marguerite Duras
Fotografia: Takahashi Michio, Sacha Vierny
Scenografia: M. Esaka, Mayo, Petri, L. Mussini
Costumi: Gerard Collery
Musica: Georges Delerue, Giovanni Fusco
Suono: Pierre-Louis Calvet, René Renault
Montaggio: Henri Colpi, A. Sarraute, J. Chasney 
Interpreti: Eij Okada, Emmanuelle Riva,
Stella Dassas, Bernard Fresson, Pierre Barbaud
Produz.: Argos Film, Como Film, Daiei Studios,
Pathé Entertainment
(Francia/Giappone 1959, b/n, 90’, versione italiana)  

Recatasi a Hiroshima per girare un film pacifista un’attrice francese incontra un architetto giapponese col quale ha un’intensa storia d’amore. Nessuno dei due ha avuto una conoscenza diretta dei bombardamenti che hanno distrutto la città, l'architetto porta con sé il ricordo della famiglia distrutta, mentre l’attrice quello del soldato tedesco che, diciottenne, ha amato a Nevers, dopo la morte del quale fu accusata di collaborazionismo. Entrambi sono sopravvissuti al loro trauma: la donna ha seppellito il passato quando le sono nati i figli, mentre l’uomo cerca di superarlo lavorando alla ricostruzione della città. I due si sfuggono e si cercano per le vie, per le piazze, nei caffè, nelle sale di attesa. Alla fine la donna riparte per la Francia: anche il loro amore è destinato all'oblio.

"La trama del film è solo la fabula, e non tiene conto dell’intreccio, sviluppato da continui flashback che si legano senza soluzione di continuità al tempo presente. È la memoria a ricostruire il senso degli avvenimenti mostrati nel film, che sono raccontati con vari registri, da quello documentaristico (per le parti riguardanti Hiroshima colpita dalle radiazioni) a quello melodrammatico (l’amore per il soldato nazista) oltre a quello poetico (il “presente” nel quale la coppia si incontra), differenze stilistiche accentuate dalla fotografia per la quale Resnais ha impiegato due diversi direttori, Sacha Vierny per le luminose sequenze a Nevers e Takahashi Mikio per quelle girate a Hiroshima. Emmanuelle Riva, che interpreta il personaggio dell’attrice, aderisce talmente al suo personaggio da far parlare i critici di “transfert psicoanalitico”, offrendo una sorprendente interpretazione [...]" (Alain Resnais in Paolo Bertetto, Il castoro, Firenze 1976) 

          




HUMAIN TROP HUMAIN (Umano troppo umano)
R. e sogg.: L. Malle. Fot.: Étienne Becker, L. Malle.
Mont.: Suzanne Baron, Reine Wekstein.
(Francia, 1974, 70')

Rennes, Bretagna, 1972. uno stabilimento modernissimo della Citroën. Senza commento orale, solo i rumori delle macchine al lavoro. Le condizioni "inumane" di lavoro alla catena di montaggio in una fabbrica di automobili Citroën anni Settanta. La fatica di anonimi uomini e donne che ripetono monotonamente gli stessi gesti. Una splendida testimonianza che ha fatto epoca.

"Malle adotta lo sguardo del sociologo che scruta le apparenze per far sgorgare il senso [...] privilegia una parte solo del vissuto (le otto ore alla "catena") e inquadra prettamente i gesti che suggeriscono allo spettatore l'abbrutimento causato dal lavoro". (René Predal)

"Tra i documentari di mio padre, quello che preferisco è Humain trop humain. Dal punto di vista estetico è un film magnifico". (Justine Malle)



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