H - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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HEREAFTER
regia: Clint Eastwood;
sceneggiatura: Peter Morgan; fotografia: Tom Stern; musiche: Clint Eastwood; montaggio: Joel Cox, Gary D. Roach; scenografia: James J. Murakami;
costumi: Deborah Hopper; effetti:  Steve Riley, Michael Owens, Bryan Grill, Stephan Trojansky, Joe Farrell;
interpreti:
Matt Damon, Cécile De France, Frankie McLaren, George McLaren, Joy Mohr, Bryce Dallas Howard, Marthe Keller, Thierry Neuvic, Derek Jacobi.
produzione: Clint eastwood, Kathleen Kennedy, Robert Lorenz per Malpaso Productions. The Kennedy/Marshall Company, Road Rebel; produttori esecutivi: Steven Spielberg, Frank Marshall, Peter Morgan, Tim Moore; distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia. (USA 2010, col., 129’)

- Premi Oscar 2011: [nomination] Migliori effetti speciali 


Un terribile tsunami si abbatte su una cittadina balneare indonesiana e trascina in acqua una giornalista francese che vive così un’esperienza tra la vita e la morte. A Londra un incidente stradale causa la morte di un ragazzino, separandolo per sempre dal fratello gemello al quale era legatissimo. All’altro capo del mondo, a San Francisco, un uomo può parlare ai morti, ma non vuole farlo. Hereafter si svela attraverso gli occhi di tre persone in diverse parti del mondo. Anche se le loro vite finiscono con l’intrecciarsi…
Hereafter,
il nuovo film di Clint Eastwood è un thriller soprannaturale che vede protagoniste tre persone: George (Matt Damon) è un operaio americano che ha un rapporto speciale con l'aldilà, Marie (Cécile de France) una giornalista francese che ha avuto una esperienza tra la vita e la morte  che ha sconvolto le sue certezze e Marcus (George McLaren e Frankie McLaren) uno studente londinese che ha perso la persona che gli era più vicina e cerca disperatamente delle risposte. Le loro storie finiranno con l'intrecciarsi, le loro vite verranno cambiate per sempre da quello che credono esista, o debba esistere, nell’altro mondo.


“Non sappiamo cosa c’è dall’altra parte. Ognuno ha le proprie credenze ... ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Nessuno può saperlo fino a che non ci si arriva”. (Clint Eastwood)
 
“La morte tocca i tre personaggi del film in un modo che pochi sperimentano. Ma, in un modo o nell’altro, tutti possiamo condividere il centro emotivo della storia: amore, perdita, solitudine e legami. Sono cose che tutti conosciamo”. (Robert Lorenz)
 
“Il punto non è diventare un nichilista solitario. Il punto è aiutare le altre persone che sono sulla terra con te. E credo che questo sia l’unico messaggio veramente a favore della vita”. (Matt  Damon)


“Tre personaggi sfiorati dalla morte in un potente e fascinoso atto d’amore per la vita: «Hereafter». Ci voleva un regista immune da ogni tentazione religiosa o new age per rendere non solo accettabile ma imprevedibilmente riuscito e profondamente commovente un film intitolato all'aldilà, traduzione italiana di Hereafter. Ci voleva un 8Oenne impregnato di cinema classico [...] per dare tutta l’evidenza fisica necessaria ai personaggi che mette in scena, ai mondi in cui vivono, ai sentimenti che li scuotono. Fino a fare dell'aldilà la metafora di qualcosa che potremmo chiamare in molti altri modi. Intimità, verità ultima, vicinanza fisica e spirituale, insomma amore, di sé e degli altri. Che in fondo è quanto disperatamente cercano i protagonisti delle tre diverse storie intrecciate con maestria da Clint Eastwood (e dal suo sceneggiatore Peter Morgan).
[…] Con un tocco di pragmatismo molto americano (molto da grande cinema classico), che incardina ogni volta le emozioni dei protagonisti in oggetti, ambienti ed eventi cui Eastwood conferisce massima concretezza e presenza. [...] Da cui l’aldilà emerge privo di echi metafisici per imporsi invece come misura e limite del nostro stare al mondo. È perché questa vita è unica e finita che è così preziosa. E Hereafter ce ne restituisce tutto l'inebriante profumo. (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 06/01/2011
)



HIROSHIMA MON AMOUR (id.)
Regia: Alain Resnais
Soggetto e Sceneg.: Marguerite Duras
Fotografia: Takahashi Michio, Sacha Vierny
Scenografia: M. Esaka, Mayo, Petri, L. Mussini
Costumi: Gerard Collery
Musica: Georges Delerue, Giovanni Fusco
Suono: Pierre-Louis Calvet, René Renault
Montaggio: Henri Colpi, A. Sarraute, J. Chasney 
Interpreti: Eij Okada, Emmanuelle Riva,
Stella Dassas, Bernard Fresson, Pierre Barbaud
Produz.: Argos Film, Como Film, Daiei Studios,
Pathé Entertainment
(Francia/Giappone 1959, b/n, 90’, versione italiana)  

Recatasi a Hiroshima per girare un film pacifista un’attrice francese incontra un architetto giapponese col quale ha un’intensa storia d’amore. Nessuno dei due ha avuto una conoscenza diretta dei bombardamenti che hanno distrutto la città, l'architetto porta con sé il ricordo della famiglia distrutta, mentre l’attrice quello del soldato tedesco che, diciottenne, ha amato a Nevers, dopo la morte del quale fu accusata di collaborazionismo. Entrambi sono sopravvissuti al loro trauma: la donna ha seppellito il passato quando le sono nati i figli, mentre l’uomo cerca di superarlo lavorando alla ricostruzione della città. I due si sfuggono e si cercano per le vie, per le piazze, nei caffè, nelle sale di attesa. Alla fine la donna riparte per la Francia: anche il loro amore è destinato all'oblio.

"La trama del film è solo la fabula, e non tiene conto dell’intreccio, sviluppato da continui flashback che si legano senza soluzione di continuità al tempo presente. È la memoria a ricostruire il senso degli avvenimenti mostrati nel film, che sono raccontati con vari registri, da quello documentaristico (per le parti riguardanti Hiroshima colpita dalle radiazioni) a quello melodrammatico (l’amore per il soldato nazista) oltre a quello poetico (il “presente” nel quale la coppia si incontra), differenze stilistiche accentuate dalla fotografia per la quale Resnais ha impiegato due diversi direttori, Sacha Vierny per le luminose sequenze a Nevers e Takahashi Mikio per quelle girate a Hiroshima. Emmanuelle Riva, che interpreta il personaggio dell’attrice, aderisce talmente al suo personaggio da far parlare i critici di “transfert psicoanalitico”, offrendo una sorprendente interpretazione [...]" (Alain Resnais in Paolo Bertetto, Il castoro, Firenze 1976) 

          




HUMAIN TROP HUMAIN (Umano troppo umano)
R. e sogg.: L. Malle. Fot.: Étienne Becker, L. Malle.
Mont.: Suzanne Baron, Reine Wekstein.
(Francia, 1974, 70')

Rennes, Bretagna, 1972. uno stabilimento modernissimo della Citroën. Senza commento orale, solo i rumori delle macchine al lavoro. Le condizioni "inumane" di lavoro alla catena di montaggio in una fabbrica di automobili Citroën anni Settanta. La fatica di anonimi uomini e donne che ripetono monotonamente gli stessi gesti. Una splendida testimonianza che ha fatto epoca.

"Malle adotta lo sguardo del sociologo che scruta le apparenze per far sgorgare il senso [...] privilegia una parte solo del vissuto (le otto ore alla "catena") e inquadra prettamente i gesti che suggeriscono allo spettatore l'abbrutimento causato dal lavoro". (René Predal)

"Tra i documentari di mio padre, quello che preferisco è Humain trop humain. Dal punto di vista estetico è un film magnifico". (Justine Malle)



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