I - Schede medio e corti


Le schede dei cortometraggi sono catalogate in ordine alfabetico

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_impro_ 01.1,
di Andrea Cavallai e Giorgia Maretta,
coreografia di Giorgio Maretta
(Italia, 2'23")

E' il risultato di un laboratorio dove l'obiettivo è raggiungere un'armonia, o il suo opposto, tra il movimento del danzatore e quello dell' operatore. Le due dinamiche dialogano e trovano un punto d'incontro che risiede nella porzione di spazio visibile nel viewfinder della camera e nella visione periferica dei due protagonisti, che diventano entrambi danzatori e videomaker. Da questa ricerca nasce _impro_0.1 che è un ‘improvvisazione e ha tutte le suggestioni di questa; l'obbiettivo della camera si allontana e si avvicina in un ritmo accordato spontaneamente dai due protagonisti. Molte di quelle che a fatica si possono definire inquadrature sono frutto di intuizioni visive e ricordi letterari che per qualche strano motivo i due interpreti hanno condiviso in quel momento. L'assenza di montaggio, se non quello fatto in camera con un pianosequenza che corre e cerca i punti macchina è stata una scelta per pensare_ipro_0.1 non più come cinema + danza o danza + video o le poche altre combinazioni additive, ma come una coreografia a due se non addirittura a tre, considerando come terzo protagonista l'inquadratura. La musica presente nel lavoro è completamente casuale, il movimento è completamente slegato pur trovando in alcuni punti una giusta sintonia, quasi voluta.



INDIA: DA DELHI A KHAJURHAO (17’30”)
Regia, riprese e montaggio di
Chiara Cetorelli
Testo di
Andrea Montevecchi 

I favolosi tesori che il passato ha lasciato in eredità, l’inarrestabile marea umana che si muove per le strade, il fascino antico delle donne avvolte nelle loro sari colorate, la semplicità della vita nelle campagne e un velo di profonda religiosità, che avvolge tutto. Questo documentario racconta un viaggio che ha inizio nella capitale indiana, l’immensa e popolosa Delhi.
 Come in ogni città indiana, anche a Delhi il traffico caotico, il sottofondo costante di clacson e una cappa di smog persistente sono la realtà di tutti i giorni. Metropoli di tredici milioni di abitanti, la capitale è una città dai due volti: quello tipicamente indiano di Old Delhi, fatto di caotici mercati, grandi folle, e spazi ristretti, e quello propriamente europeo di New Delhi, il quartiere degli edifici governativi voluto dagli inglesi, con i suoi larghi viali, i suoi parchi e pochissimo traffico. Da Delhi si raggiunge Agra, dove si trova il  monumento più famoso di tutta l’India: il Taj Mahal, il grande mausoleo che l’imperatore Shah Jahan dedicò alla amata e defunta moglie Mumtaz Mahal. “Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”, lo definì il grande poeta indiano Tagore. L’ultima tappa del viaggio è Khajuraho, con i sui splendidi templi Isolati nella campagna, testimonianze sorprendenti e fuori dal comune di un epoca lontana. Il complesso templare induista, costruito durante la dinastia dei Chandela, tra il IX e l’XI secolo dopo Cristo è un raffinato esempio dell’ arte indo-ariana medievale e le sue sculture con soggetti erotici sono stupefacenti.

INTERVISTA A MIA MADRE
(Interview with my Mother)
regia: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno.
soggetto e sceneggiatura: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno
fotografia: Giovanni Piperno
montaggio: Paolo Petrucci.
suono: Max Gobiet, Antonio Ricossa
musica: Alessandro Murzi
speciale contributo alle musiche: Daniele Sepe
organizzazione e casting: Antonella di Nocera
interpreti: Enzo Della Volpe, Fabio Rippa, Adela Serra, Silvana Sorbetti
produttore Angelo Curti
produzione: Teatri Uniti
co-produzione: Raitre
distribuzione: Raitrade
(Italia 1999, col., 52', Betacam)

Adele, Fabio, Silvana ed Enzo sono i protagonisti di storie esemplari della condizione generale dell'infanzia e dell'adolescenza «sotto-borghese» napoletana e non solo. Una prima età del vivere trascorsa in modo molto poco normale. I quattro intervistano le loro madri, donne emancipate e «moderne» come quelle del nord, confessando a queste ultime, e a se stessi, particolari prima mai detti.
«Quello che abbiamo trovato nei ragazzini di Napoli, ma che forse non vale solo per loro, è una assoluta mancanza di prospettive culturali. Non hanno sogni o progetti. A parte diventare calciatori i maschi e top model le femmine» (Agostino Ferrente, Giovanni Piperno - www.teatriuniti.it / info@teatriuniti.it)


In un salotto
Simona Pietrosanti e Eleonora Marino
coreografia di Simona Pietrosanti
(Italia 2004, 7'47")

Opera prima autoprodotta, nasce dall'esperienza di due ragazze romane intorno alla poesia Phasen di Rose Auslander. Il video è una dissonanza: un salotto decadente che non ha niente di intimo se non la sottoveste della protagonista che non è interprete ma narratrice della storia, una storia vissuta sotto molteplici punti di vista...


ISLAND OUT OF TIME (Isola fuori dal tempo)
di Hugh Drescher
(USA 2001, 30', v.o. inglese)

La Smith Island nella Baia di Chesapeake ospita circa 400 persone che stanno facendo del loro meglio per perpetuare la loro centenaria tradizione degli antenati, sfruttando le risorse idriche per la propria sussistenza. Oggi però, l'isola e la sua vasta cultura sono sotto l'oppressione dell'aumento del livello del mare e dell'erosione, del calo demografico e della crisi del mercato di granchi e ostriche. Il film mostra come gli abitanti dell'isola stiano lottando per salvaguardare la loro cultura e i mezzi di sostentamento di fronte al degrado dell'ambiente da cui dipendono.

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