I - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
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I FIGLI DELLA VIOLENZA (Los olvidados)
Regia: Luis Buñuel;
Soggetto e sceneggiatura: L. Buñuel, Luis Alcoriza
Fotografia: Gabriel Figueroa
Musiche: Gustavo Pittaluga, Rodolfo Halffter
Montaggio: Carlos Savage
Scenografia: Edward Fitzgerald
Interpreti: Estela Inda, Miguel Inclán, Alfonso Meija, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes, Mario Ramirez, Produzione: Ultramar (Messico)
(Messico 1950, b/n, 88’, vers. italiana)
Premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes 1951

Non erano ancora conosciuti come “ninos de rua”, ma sono gli stessi ragazzi abbandonati che vivono nei sobborghi delle grandi città. Città del Messico: Jaibo, appena uscito dal riformatorio, costringe Pedro, vittima predestinata, a una serie di azioni brutali. C’è il tradimento, l’omicidio, la violenza, ma soprattutto c’è la miseria e la bestialità in cui questi ragazzi vivono. E’ una realtà governata dal destino dove i cattivi non sono cattivi, ma si trovano solo dalla parte sbagliata; una realtà alla quale non si sfugge se non attraverso il sogno o la morte, elementi sempre presenti nella cinematografia di Buñuel. (da http://ilmessaggero.bol.it)
L’IMMORTELLE (t .l. L’immortale)Regia e sceneggiatura: Alain Robbe-Grillet
Fotografia: Maurice Barry
Scenografia: Kornelios Melissos
Musica: Georges Delerue, Tashin Kavalcioglu
Montaggio: Bob Wade
Interpreti: Françoise Brion, Jacques Doniol-Valcroze, Guido Celano, Catherine Robbe-Grillet, Sezer Sezin, Ulvi Uraz Produzione: Tamara Fims, Como Films, Cocinor (Paris), Dino De Laurentiis Cinematografica (Roma)(Francia/Italia/Turchia 1963, b/n, 90’)
Un professore di liceo, voce narrante del film, incontra ad Istanbul una donna con la quale ha una relazione, forse sado-maso. La donna che si accompagna con un altro uomo e due grossi cani al guinzaglio all’improvviso scompare. Quando il professore dopo averla tanto cercata invano finalmente la ritrova la donna muore in un incidente stradale. Il professore si procura allora una macchina simile e muore mentre cerca di riprodurre l’incidente. Rivediamo la donna immobile, a poppa di un battello, che attraversa il Bosforo…
Ne L’immortelle Robbe-Grillet dispiega tutta la filosofia del nouveau-roman, allestendo un film refrattario a qualunque sforzo esegetico proprio per l’assenza di una trama canonicamente intesa alla quale, nel suo procedere non-narrativo (nel quale opera un distaccamento dei personaggi e degli oggetti da quella funzione d’uso narrativa, che normalmente hanno in un film, compiendo un’operazione analoga ai ready-made di Duchamp) il regista sopperisce con degli stilemi narrativi generici: la ricerca (quest) del narratore per un amore mitico, il triangolo amoroso squisitamente borghese (è già presente in Marienbad), l’esotismo dell’ambientazione. Su questi stilemi Robbe-Grillet innesta la sua poetica: la ricerca del narratore sarà vana perché compie l’errore di identificare la donna amata con l’immagine-oggetto che ne ha (è questo il senso, forse, dell’immobilità della donna e della sua ricomparsa alla fine del film).
«Si capisce che questi tre rimproveri non ne costituiscono, in fondo, che uno solo: la struttura del film non ci fornisce abbastanza fiducia sulla verità oggettiva delle cose. Due osservazioni, a questo proposito, si impongono. Da una parte, Istanbul è una vera città, ed è proprio essa che si vede da un’estremità all’altra della proiezione; allo stesso modo la protagonista è incarnata sullo schermo da una vera donna. Dall’altra parte, per quel che riguarda la storia, è evidente che è falsa: né l’attore né l’attrice sono morti nel corso delle riprese, né il cane. Quello che depista gli spettatori appassionati di “realismo” è che non si cerca più qui di far loro credere a niente - io direi quasi: al contrario… Il vero, il falso, e il fare credere sono diventati più o meno il soggetto di tutte le opere moderne; essi, invece di pretendere (far finta) di essere uno spezzone di realtà, si sviluppano in qualità di riflessione sulla realtà (…)». (Temp et description dans le récit d’aujourd’hui in Alain Robbe-Grillet Pour un nouveau roman p. 129, Les éditions de minuit, Paris 1986)
IN CARNE E OSSA
regia: Christian Angeli (opera prima)
sceneggiatura: Christian Angeli , Gianni Cardillo
fotografia: Giovanni Battista Marras; montaggio: Giancarlo Torri
scenografia: Carolina Ferrara; costumi: Chiara Ferrantini
musica: Andrea Terrinoni
interpreti: Alba Caterina Rohrwacher, Luigi Diberti, Maddalena Crippa, Ivan Franeck,
Barbara Enrichi, Lena Reichmut
produzione: Luna Film, con il contributo del MiBAC; distribuzione: Iris Film
(Italia 2008, col., 81’)
premi e festival:
- BANGALORE INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2009: Country Focus Italy
- CAIRO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2008: In Concorso
- KOLKATA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2008: Cinema International
- 10° FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO DI LECCE Premio SNGCI per il Miglior Attore Europeo ad Alba Rohrwacher
- VALDARNO CINEMA FEDIC 2009 Premio GIURIA GIOVANI per il Miglior Lungometraggio
- VALDARNO CINEMA FEDIC 2009 Premio per la Migliore Interpretazione ad Alba Rohrwacher
In una villa decadente e solitaria,Edoardo e Alice, alle soglie del venticinquesimo anno di matrimonio, attendono l’arrivo di Francois, giovane e noto psichiatra, chiamato per fare una diagnosi su Viola, la loro figlia venticinquenne, che vive rasentando l’anoressia. La presenza dello psichiatra scatena a poco a poco una guerra familiare per la conquista della “preda”: lo stesso Francois. e Viola, all’inizio la più debole, farà di tutto per ribaltare a suo favore una condizione di sudditanza, fino ad allora insopportabile.
“Ho cercato di raccontare una guerra familiare, come se fosse una guerra tra vampiri. Ho tentato di usare le luci, i colori della scena e dei costumi in questo senso, mettendoli al servizio della tensione che attanaglia Viola, la protagonista. Fino alla fine, quando ho cercato di sciogliere questa tensione e trasformarla in qualcosa di semplice e vitale allo stesso tempo. Come Viola risolve il dramma dentro di sé, così tutto intorno lei torna ad essere cromaticamente reale. Naturale, finalmente”. (Christian Angeli)
IL REGISTA: CHRISTIAN ANGELI
È nato a Londra nel 1966. Dopo aver compiuto studi classici, lavora come autore televisivo di programmi per ragazzi e di sport. Inizia a girare documentari di argomento sociale Donne al centro di una periferia, sull’arte, sulla musica e sulla scienza. Nel 1998 gira il suo primo cortometraggio di finzione Chauffeur e nel 2004 con Fare bene Mikles scritto insieme a Tommaso Capolicchio e interpretato da Alba Rohrwacher, vince quattordici premi tra cui il Globo d’oro, premio della stampa estera in Italia. Nel 2008 gira il suo primo lungometraggio In carne e ossa, continuando la collaborazione con Alba Rohrwacher, protagonista del film.
INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI
(You Will Meet a Tall Dark Stranger) regia e soggetto: Woody allen;
fotografia: Vilmos Zsigmond; montaggio: Alisa Lepselter;
scenografia: Jim Clay; costumi: Beatrix Aruna Pasztor;
interpreti: Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Gemma Jones, Naomi Watts,
Josh Brolin, Lucy Punch, Freida Pinto;
produzione: Gravier Productions, Mediapro; distribuzione: Medusa.
(Spagna/USA 2010, col., 98’)
Alfie, Helena e Sally sono tre membri di una stessa famiglia alle prese con quel sentimento che continuiamo a chiamare amore …
Rubando il titolo ad una delle frasi che i cartomanti usano per far contenti i loro clienti, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, narra con ironico umorismo quanto è facile farsi mettere nel sacco dalle proprie illusioni.
In Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, seguiamo le vicende di due coppie sposate - nella fattispecie quella formata da Alfie (Anthony Hopkins) e Helena (Gemma Jones), e quella della figlia Sally (Naomi Watts) e di suo marito Roy (Josh Brolin), mentre passioni, ambizioni e ansie causano un crescendo di guai e follie. Dopo essere stata lasciata da Alfie – che se n’è andato per inseguire la perduta giovinezza e una ragazza di nome Charmaine (Lucy Punch) - Helena mette da parte la razionalità e si affida ciecamente ai bislacchi consigli di una cartomante ciarlatana. Dal canto suo Sally, intrappolata in un matrimonio infelice, si prende una cotta per l’affascinate proprietario della galleria d’arte - nonché suo capo - Greg (Antonio Banderas), mentre suo marito Roy, uno scrittore che attende con ansia una risposta dalla sua casa editrice, resta folgorato da Dia (Freida Pinto), una donna misteriosa che cattura il suo sguardo da una finestra vicina. Nonostante i tentativi fatti dai protagonisti per eludere i rispettivi problemi attraverso sogni ad occhi aperti e piani impossibili, i loro sforzi produrranno solo crepacuore e irrazionalità.
"Come un Buddha sereno, dall’alto dell’età e del-l’esperienza Woody Allen guarda donne e uomini quasi fossero formiche frenetiche che sul terreno s’incontrano, si incrociano, si mettono in fila, senza alcun motivo […]. Il tema di fondo del suo nuovo film Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è l’illusione, succedaneo della speranza, che aiuta i personaggi-formiche a sopravvivere: «A volte le illusioni funzionano meglio delle medicine». Film brillante, arricchito da un’aria leggermente antiquata, da musiche dolci, dal chiarore grigioperla di Londra. Eleganza. Manhattan spostata sul Tamigi. Attori ammirevoli. […]”. (Lietta Tornabuoni, L’Espresso, 16-dic-2010)
L'INDE FANTÔME: RÉFLECTIONS SUR UN VOYAGE (episodi I e III)
R.: L. Malle. Fot.: Étienne Becker, L. Malle.
(Francia, 1969, col, 108')
La serie televisiva (sette episodi) è stata trasmessa in Francia nel 1969.
I. Discesa verso il sud (La cinepresa impossibile). Lasciata Calcutta, il regista scende verso Goa.
III. Gli indiani e il sacro. Gli dei, i riti, le sette. Un tuffo vertiginoso nei misteri dell'india. Un monumento elevato al "cinema diretto".
ISLAND ETUDE (Lian Xi Q Ku Ma u)
di Chen Hying-en,
con Chiang Min-hsiang, Saya, Yang Li-yin, Darren Chiang
(Taiwan 2005, durata: 100')
Prima di diplomarsi alle superiori un giovane non udente, accompagnato solo dalla sua chitarra, decide di intraprendere un viaggio di sette giorni in bicicletta lungo le coste di Taiwan. I diversi paesaggi delle coste orientali, occidentali, settentrionali e meridionali sono un riflesso dei personaggi e delle storie in cui il protagonista si imbatterà durante il suo viaggio…
IN THE ASHES OF THE FOREST (Nelle ceneri della foresta)
di Adrian Cowell
(Gran Bretagna 1990, parte I, 55' e parte II, 57', v.o. inglese)
Premiato al San Francisco International Film Festival (Special Jury Award),
e all'American Film & Video Festival, (Blue Ribbon)
Altri awards: Gold Apple, National Educational Film & Video Festival.
Part 1 - The Decade of Destruction (Il decennio della distruzione)
(serie)
Saga di due coloni della foresta pluviale amazzonica
(Gran Bretagna 1990, 55 min.)
Diretto da Adrian Cowel; Prodotto da Adrian Cowell
Il primo film segue la saga di due coloni, Chico e Renato, e di una tribù di Indios di cui prima d'ora non si era a conoscenza: gli Uru Eu Wau Wau. Renato è un contadino senza terra, attirato nella foresta pluviale con la promessa di ottenere un terreno gratuito e abbondanti raccolti. L'uomo e i suoi vicini abbattono gli alberi e bruciano la foresta per disboscare la terra, scoprendo infine che il suolo è così arido che le loro colture non daranno mai frutti. Per vendicarsi delle incursioni dei coloni gli Indios rapiscono il figlio di sette anni di Chico. Quando la famiglia del piccolo si mette sulle tracce dei rapitori il governo cerca di riconciliarsi con gli Indios. Dopo dieci anni il destino del figlio di Chico è servito di lezione: un'epidemia ha decimato le tribù indios e le fattorie dei coloni sono fallite. Inoltre più del 15% della foresta è andato distrutto.
Part 2 - Conclude la saga dei coloni dell’Amazzonia
(Gran Bretagna 1990, 57 min.)
Diretto da Adrian Cowell
Prodotto da Adrian Cowell Il primo film segue la saga di due coloni, Chico e Renato, e di una tribù di Indios di cui prima d’ora non si era a conoscenza: gli Uru Eu Wau Wau. Renato è un contadino senza terra, attirato nella foresta pluviale con la promessa di ottenere un terreno gratuito e abbondanti raccolti. L’uomo e i suoi vicini abbattono gli alberi e bruciano la foresta per disboscare la terra, scoprendo infine che il suolo è così arido che le loro colture non daranno mai frutti. Per vendicarsi delle incursioni dei coloni gli Indios rapiscono il figlio di sette anni di Chico. Quando la famiglia del piccolo si mette sulle tracce dei rapitori il governo cerca di riconciliarsi con gli Indios. Dopo dieci anni il destino del figlio di Chico è servito di lezione: un’epidemia ha decimato le tribù indios e le fattorie dei coloni sono fallite. Inoltre più del 15% della foresta è andato distrutto.
Altri titoli della serie sono:
Nelle ceneri della foresta –Parte 2- conclude la saga dei coloni dell’Amazzonia.
Uccidere per la terra- gli occupatori di terre abusivi si scontrano con i terroristi assoldati dai proprietari terrieri assenteisti dell’Amazzonia.
Montagne d’oro- l’industria mineraria dell’oro in Amazzonia costituisce un giro d’affari sporco e pericoloso. L’assassinio di Chico Mendes- La storia del paladino della foresta amazzonica Chico Mendes, che termina con il suo assassinio nel 1988.
IN UN MONDO MIGLIORE (Hævnen / In A Better World)
Regia: Susanne Bier
Soggetto: Susanne Bier e Anders Thomas Jensen
Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen; Fotografia: Morten Søborg, DDF
Montaggio: Pernille Bech Christensen; Scenografia: Peter Grant
Costumi: Manon Rasmussen; Direzione luci: Jacob Marlow
Musica: Johan Søderqvist; Suono: Eddie Simonsen
Interpreti: Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen, Bodil Jørgensen, Elsebeth Steentoft, Martin Buch, Anette Støvlebæk, Kim Bodnia.
Produzione: Zentropa Entertainments16; distribuzione: Teodora Film
(Danimarca, Svezia 2010, col., 113’)
- Premio Oscar 2011 nomination: Miglior film straniero
- Golden Globes 2011: Miglior film straniero
- Cinema. Festa internazionale di Roma 2010:
Gran premio della giuria e il Premio del pubblico.
Il film ha per protagonisti Anton e Marianne, due medici in crisi matrimoniale, e Elias, il figlio adolescente, vittima dei bulli della scuola. L’unico capace di difendere quest’ultimo è Christian, un compagno di classe che trascina Elias in un mondo a lui sconosciuto. Christian vive col padre Claus, da poco rimasto vedovo…
In un mondo migliore ha la necessità e l’incanto di una parabola etica. Una storia di lacerazioni e incontri che ci spinge a capire quanto siamo soli e quanto non vorremmo esserlo. L’affondo nella violenza e nel dolore del mondo, diventa un luminoso viaggio di riconciliazione. Attraverso un cast di attori indimenticabili che incarnano l’intimità e l’estensione dei sentimenti umani, Susanne Bier indaga la nostra epoca con passione, forza visionaria e coraggio civile.
(motivazione espressa da Sergio Castellitto, presidente della giuria del Festival Internazionale del Film di Roma, nell’assegnazione al film del Gran Premio della Giuria)
«In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti e le difficoltà degli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a “porgere l’altra guancia”. Il film si chiede se la nostra cultura “avanzata” sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione».(Susanne Bier)
"Che cos'è, oggi, un buon padre? Non è una domanda da predica della domenica. È il cardine di ogni possibile discorso sul futuro delle nostre società. Quali che siano le nostre convinzioni religiose o morali. Che cosa deve fare (o non fare) dunque un padre per essere all'altezza del ruolo più in crisi d'Occidente? Nel nuovo film di Susanne Bier, In un mondo migliore, un buon padre è quello che porge - letteralmente - l'altra guancia. Uno che non risponde alle provocazioni, ma tiene il punto. Che non si abbassa a restituire il colpo, ma mostra al figlio come la debolezza (momentanea) possa tradursi in forza. A rischio di perdere (momentaneamente?) la faccia e il rapporto con i figli [...]". (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 10 dicembre 2010)
Io e il vento (Une histoire de vent)
Regia: Joris Ivens
Sceneggiatura: Joris Ivens, Marceline Loridan Ivens
Musiche: Michel Portal
Direttore della fotografia: Thierry Abrogast, Jacques Loiseleux
Montaggio: Geneviève Louveau
Interpreti: Joris Ivens, Han Zenxiang, Wang Delong, Liu Zhuang, Wang Hong, Fu Dalin
Produttori: Marin Karmitz
Suono: Dominique Vieillard
(Francia 1988, 80', versione italiana)
L'ultimo film di Joris Ivens, scritto con Marceline Loridan, offre una descrizione testamentaria di tutta la sua vitae dei cambiamenti del mondo. Dopo Pour le mistral (1965) questo è il secondo tentativo di filmare l'invisibile: il vento. Girato in Cina, gli autori hanno cercato di catturare il vento come fenomeno naturale, come metafora del costante cambiamento nella Cultura e nella Società. Nel 1988 il film è stato premiato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove Ivens ha ricevuto il Leone d'Oro alla Carriera.
"Con Une histoire de vent, l'ormai anziano cineasta sicuramente non aderisce alla classica distinzione della metafisica tra naturale e sovrannaturale. Al contrario, nel loro film, Ivens e Loridan focalizzano la loro attenzione sull'antico pensiero cinese, profondamente radicato in quella civiltà dell'estremo oriente fin dalle origini. Questa civiltà pratica un pensiero metafisico ispirato all'intensa sorpresa data dalla presenza e dal senso del vento. Una colonna portante del pensiero e della cultura cinesi (è il più antico documento sul pensiero filosofico conosciuto all'uomo), è il Libro degli oracoli, anche detto Yiing o Il Libro dei Cambiamenti, scritto ca. nel 3000 a.C.. Tale consapevolezza ricorre chiaramente in tutte le scuole di filosofia cinese.
In Une histoire de vent la parola "metafisico" indica la natura dell'esperienza penetrante che arriva all'essenza quando la forza della realtà sprigionata dal vento tocca gli uomini e li spinge al movimento. Con il compasso della sua macchina da presa, che segue il movimento della realtà, Joris Ivens accompagna questa intuizione metafisica. Non è sicuramente una coincidenza che la scena fondamentale di Une histoire de vent presenti una guardia cinese nell'atto di aprire la cassa in cui è rinchiusa la maschera del vento. Il vento simboleggia la chiave che Ivens ha cercato per tutta la sua vita".
(tratto da Sylvain de Bleeckere, The Metaphysical key to the wind. On Une Histoire de Vent, Kampen, Kok, 1997, pp. 1-2)

