M - Schede medio e corti


Le schede dei cortometraggi sono catalogate in ordine alfabetico

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Les maîtres fous
(I maestri folli) di Jean Rouch
Suono: Damouré Zika; montaggio: Suzanne Baron.
(Francia 1955,
30’
, v.o. francese)

Gran premio della Biennale del Cinema di Venezia, 1957

Rouch filma una cerimonia della setta Hauka, nata negli anni Venti in Nigeria. I membri della confraternita, generalmente degli immigrati nigeriani provenienti da villaggi rurali, sono posseduti dagli spiriti degli amministratori coloniali ed imitano l’uomo bianco e la sua donna. Lo spettacolo è esotico e fascinoso e interessante è l’analisi marxista di Rouch, ma ancora più notevole è il quadro efficace dei “rituali alterati” che il film ci restituisce.

L’imagery dei Maîtres fous è potente e spesso disturbante: agli uomini posseduti roteano gli occhi e la loro bocca si riempie di schiuma; un cane viene sacrificato; i posseduti leccano il suo sangue, poi lo bollono, lo mangiano, in violazione di un tabù e con delle specie di torce si bruciano i corpi.

L’opera di Jean Genet, Les Noirs, fu modellata sull’invenzione Hauka nella quale i neri assumono il ruolo dei padroni e il Marat/Sade di Peter Brook fu influenzato dalla teatralità e dal linguaggio inventato della possessione Hauka (anche se in un’intervista Rouch aveva ricordato che per i seguaci della setta non si trattava di teatro ma di realtà).



1030

di Giuseppe Parente, Carmine Pianelli
coreografia di Giuseppe Parente
(Italia 2005, 7')

Un'opera di Giuseppe Parente del 2005 che non riceve il titolo di vincitore ma di "segnalazione". Il video, singolare anche per il tema, che è quello storico, ci presenta una coreografia che intende svolgere un'indagine in due atti sulla discesa del popolo normanno in Italia e sugli elementi di fusione tra la cultura vichinga e quella dell'Italia meridionale pensata intorno al 1030, anno di fondazione della prima contea normanna.

La prima parte è pensata come un involucro che destina i corpi macchine ad un'azione implosivi. La seconda parte è invece assaltata da raffiche di calore e punta alla conquista di un soggettivismo che ha imparato a essere carico di una pericolosità costantemente in agguato. Le musiche originali: Letti sfatti. Il corpo di Giuseppe Parente è nudo, quasi simile a quello di una statua, i suoi sguardi sono sempre intensi ed il suo corpo si muove in maniera perfetta attraverso una danza contemporanea di tecnica prettamente Cunningham, all'interno di uno spazio abbastanza buio, una sorta di officina. L'intero video è in bianco e nero e sicuramente riscontra un importante riconoscimento per la bravura del ballerino stesso oltre che per l'idea davvero singolare espressa soltanto attraverso sette minuti di coreografia. In questo video l'inizio e la fine dell'opera coincidono, ovvero il video termina così come inizia. Una costruzione di tipo circolare tipica del cinema classico hollywoodiano.


LA MORTE DEL TRIONFO DELLA FINE
di Gianni Toti
(Italia 2002, 23’)

Contro le ideologie mortifere, un inno per l’aldiqua e le rivoluzioni irreligiose realizzato a partire dagli affreschi del Camposanto Monumentale, Pisa. Prodotto dal CICV Pierre Schaeffer, Francia con la collaborazione di Associazione culturale Ondavideo, Pisa.


Mensch-uber Schonheit
di Gabriella Riccio, coreografia di Gabriella Riccio, 15'10".

la bellezza può apparire in qualsiasi momento date le giuste circostanze, contesto o punto di vista

Mensch  - in tedesco Persona - è un lavoro sul tema della Bellezza. Due a solo ed un duo si giustappongono tra loro. Tre spazi abitati da tre atmosfere, tre modalità che esprimono tre aspetti fondamentali della Bellezza, tutte con il comune denominatore del femminile, dell' essere umano, della persona. Come i movimenti dei danzatori attraversano il tempo e lo spazio, così il pubblico è invitato a muoversi intorno ai danzatori. Attraversare come un flusso le tre atmosfere, lasciarsi muovere emozionalmente dalla giustapposizione delle tre modalità. In Mensch ogni attimo scorre per non restare attraverso il preziosissimo lavoro di composizione istantanea del danzatore interprete. I tre interventi danzati si offrono allo sguardo dello spettatore come opere, una galleria di corpi e di movimenti. Il momento, l'immediatezza, la sincronicità diventano valore. "Mensch è come un manifesto della mia idea di arte: bellezza = presenza = permeabilità = esposizione = fragilità = coraggio = rischio = scambio" [gabriella riccio] . L' "a solo" danzato da Sonia Di Gennaro è ispirato alla bellezza esibita, come percepita da J. Baudrillard, la concezione del corpo contemporaneo come corpo macchina, corpo oggettivato, corpo plastificato, irraggiungibile, intoccabile, esibito. Un movimento pubblico, logico e razionale, modulare, progressivo, simmetrico, materiale, dove i sensi sono ignorati.


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