M - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
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I MAGI RANDAGI
regia: Sergio Cittisoggetto e sceneggiatura: S. Citti, David Grieco, Michele Salimbeni
fotografia: Franco Di Giacomo
musiche: Ennio Morricone; montaggio: Ugo De Rossi
scenografia e costumi: Danilo Donati
interpreti: Silvio Orlando, Patrick Bauchau, Rolf Zacher, Gastone Moschin, Laura Betti, Franco Citti, Ninetto Davoli.
produttore: Francesco Torelli
produzione:I.P.S. (Roma) - Journal Film (Berlin)
- Films Sans Frontieres (Paris)
(Italia/Francia/Germania 1996, col., ediz. 2005, 94’)
Viene programmata la versione “rivista” dall’autore prima di morire, con un’appendice molto particolare: un’intervista del documentarista P. Brunatto allo stesso Citti che racconta i suoi rapporti con P. P. Pasolini
Tre saltimbanchi presentano nei paesi un singolare spettacolo, un circo in cui invece delle belve si agitano esseri umani vestiti da nazisti e mafiosi, come esempi di belve peggiori delle bestie. Lo spettacolo non è compreso, i tre fuggono e si ritrovano in un paesello dove si sta allestendo il presepe. Il parroco li ingaggia per impersonare i Re Magi, e i tre riescono così bene nel loro compito da convincere gli abitanti a mettere di nuovo al mondo quei figli che nessuno voleva più. Nella notte una stella cometa appare nel cielo, i tre fingono di non vederla, ma poi ciascuno si incammina per conto proprio, e quando si ritrovano si accorgono di avere un compito comune: cercare il nuovo Bambin Gesù. Comincia allora una lunga peregrinazione tra campagne, periferie di città, luoghi di baraccati, dove i tre fanno incontri imprevisti e dove pensano in certe occasioni di aver raggiunto il traguardo. Ma una volta il bambino è in realtà una femmina, un'altra si tratta di due gemelli. E il cammino riprende, tra mille difficoltà. Fin quando i tre credono di intuire la verità: in ogni nuova vita che nasce c'è il Messia. (da www.cinematografo.it)
Considerato dalla critica più qualificata come “il più bel film di Sergio Citti”
“Nato da un vecchio progetto di Pasolini e popolato di attori pasoliniani (Laura Betti, Ninetto Davoli, Franco Citti, Mario Cipriani che era il protagonista de La ricotta), scritto e diretto da Sergio Citti, I Magi Randagi è un bel film fiabesco ricco di realtà italiana, incantato, inconsueto e divertente, riuscito e pienamente segnato dallo stile personalissimo dell’autore [...].
Ancora un viaggio, ancora quel vagabondare tra diversi paesaggi, personaggi o storie predilette da Sergio Citti (Minestrone, Mortacci), ancora una ingannevole ingenuità, gli umori popolareschi [...]”. (L. Tornabuoni, “La Stampa”, 19 gennaio 1997)
LE MÈPRIS (Il disprezzo)
Regia e sceneggiatura: Jean-Luc Godard
Soggetto: dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia Fotografia: Raoul Coutard
Costumi: Janine Autre
Musica: Piccioni Piero, Georges Delerue
Suono: William Sivel
Montaggio: Agnes Guillemot, Lila Lakshmanan
Interpreti: Brigitte Bardot, Jean Luc Godard, Fritz Lang, Giorgia Moll, Jack Palance, Michel Piccoli
Produzione: Rome-Paris Films/Films Concordia, Parigi
(Francia 1963, col., 100’, versione originale)
Il produttore cinematografico Prokosch corteggia Camille, la moglie di Paul Javal, lo scrittore chiamato a collaborare alla riduzione dell’Odissea diretta da Fritz Lang. Paul sembra non accorgersene e Camille, sentendosi trascurata, si fa sorprendere mentre bacia il suo corteggiatore. Paul decide di rinunciare al film per dedicarsi alla moglie, ma Camille decide lo stesso di partire per Roma con il produttore...
METROPOLIS di Fritz Lang
con
Brigitte Helm, Gustav Fröhlich, Alfred Abel,
Heinrich George, Rudolf Klein-Rogge, Theodor Loos
tratto dal romanzo omonimo di Thea von Harbou
Fotografia: Günther Rittau, Karl Freund
Scenografia: Karl Vollbrecht, Otto Hunte, Erich Kettelhut
Costumi: Anne Wilkomm; Effetti: Eugen Schufftan
(Germania 1927, b/n, 117', didascalie in italiano)
Il valore culturale e tecnico delfilm lo ha portato ad essere stato
il primo film inserito nel registro
Memory of the world, un progetto
dell'Unesco nato nel 1992
per salvaguardare le opere
documentarie più importanti
dell'umanità
“Ultimo esemplare dell’ espressionismo tedesco - data: 1926 – e contemporaneamente primo ponte gettato verso l’estetica visiva della cosiddetta “nuova oggettività” dei vari Pabst, Grosz e Otto Dix, Metropolis è ad oggi uno dei classici per eccellenza della storia del cinema. Opera essenziale da cui si dipanano intere teorie evolutive del mezzo cinematografico, emblema di cinema artistico e monumentale, uno di quei film tutt’oggi materia di studio, di citazioni e di dibattiti. Una pietra miliare, c’è scritto sui libri [...]. E un identico dualismo determina la distribuzione dei caratteri di tutti i personaggi: da una parte i cattivi, spietati fomentatori delle disparità sociali che intossicano l’organismo della Metropolis, dall’altra chi si batte per l’accordo tra le parti, per una sorta di armonia universale che unisca braccia e menti con l’aiuto del buon cuore. Fritz Lang dichiarò di aver pensato per la prima volta alla sua Metropolis del 2026 visitando la New York degli anni ‘20 [...]". (Danilo Ausiello, 30/04/2007, sentieriselvaggi.it )
Prima proiezione: Berlino, 10 gennaio 1927. La durata originale del film era di 155', ridotti poi a 120' da Lang stesso.
Per realizzare il film, costato all'epoca sette milioni di marchi, vennero utilizzati 25.000 uomini, 11.000 donne e 250 bambini.
MILOU A MAGGIO (Milou en Mai)
R.: L. Malle. Sc.: L. Malle, Jean-Claude Carriere. Int.: Michel Piccoli, Miou-Miou, Dominique Blanc, Michel Duchaussoy, Paulette Dubost. (Francia, 1989, col., 108')
Maggio 1968, la Francia bloccata dagli scioperi. In una villa nel profondo sud, una riunione familiare imprevista, le dispute sulla divisione dei beni della vecchia nonna. Intanto la radio diffonde le notizie delle manifestazioni di piazza a Parigi, l'isolamento incendia gli animi... "A questo fantastico-satirico apologo campestre sull'Utopia del Maggio, che comincia come La regola del gioco e finisce come L'angelo sterminatore, non si può non voler bene" (Kezich). Malle si identifica totalmente nel personaggio di Milou (Piccoli), un moderno Zio Vania, rivisto da Buñuel.
Si sente aria di Cechov, di Buñuel (J. C. Carrière collabora alla sceneggiatura) e di Renoir (Paulette Dubost, la nonna, era stata l'interprete della Regola del gioco) in questo meraviglioso divertissement, ricco di vitali ritrati satirici di una raffinata cattiveria.
"Lo sguardo acuto del regista ci rivela, con infinita eleganza, delle cose che l'ambiente borghese da cui proviene gli ha sempre intimato di non dire...". (Michel Braudeau)
Moi, un noir
Regia: Jean Rouch
Fotografia : Jean Rouch
Produzione : Pierre Braunberger, Les Films de la Pléiade
Montaggio : Marie-Josèphe Yoyotte, Catherine Dourgnon
Musica : Yopi Joseph DegréInterpreti : Oumarou Ganda, Petit Touré, Alassane Maiga, Amadou Demba, Seydon Guede, Karidyo Faoudou, M.lle Gambid
(Francia 1958, 73', v.o. francese, con sottotitoli italiani)
Prix Louis Delluc, Francia, 1959
Un gruppo di giovani del Niger, lasciate le terre dell'interno, si trasferisce in Costa d'Avorio per cercare lavoro. Capitati ad Abidjan, nel popolare quartiere di Treichville, a confronto con la civiltà moderna, sentono la perdita delle proprie radici. Il protagonista, che si fa chiamare Edward G. Robinson, in onore dell'attore americano, racconta la sua storia. Anche i suoi amici hanno assunto, come lui, degli pseudonimi destinati a delineare loro una personalità ideale. Lo sguardo di Rouch entra nelle loro vite confondendo il piano della finzione con quello della realtà, giocando sulla dialettica che si instaura tra individuo reale e personaggio interpretato.
Con Moi, un noir Jean Rouch aggiunge un terzo episodio al suo immenso trittico nigeriano. Gli altri due erano costituiti da Jaguar e Les fils de l'eau, composto da una serie di cortometraggi etnologici, che vanno da La Circoncision a Les maitres fous. Come Les cousins è il contrario di Le beau Serge, così in Moi, un noir Jean Rouch racconta una storia opposta a quella di Jaguar.
MURIEL, IL TEMPO DI UN RITORNO (Muriel ou le temps d'un retour)
Regia: Alain Resnais
Soggetto e sceneggiatura: Jean Cayrol
Fotografia: Sacha Strich, Sacha Vierny
Musiche: Hans Werner Henze, Rita Streich
Montaggio: Kenout Peltier
Interpreti: Delphine Seyrig, Jean-Pierre Kérien, Rita Klein, Jean-Baptiste Thiérrée, Claude Sainval, Laurence Badie, Jean Champion, Martine Vatel
Produzione: Argos - Alpha - Productions - Eclair - Les Films de la Pleiade (Paris) - Dear (Roma)
(Francia/Italia 1963, col., 115’)
Premio speciale e premio a Delphine Seyrig come migliore attrice al Festival di Venezia 1963
Hélène, vedova da qualche anno, assillata dall'incombente vecchiaia, vive a Boulogne-sur-Mer con Bernard, il figliastro reduce dall'Algeria. Ella ha invitato un suo vecchio amante, Alphonse, a raggiungerla per qualche tempo. Questi arriva accompagnato da un'attricetta ventenne, Françoise, che presenta come nipote. Nelle settimane successive costoro, ai quali si aggiungono Smoke (un impresario edile amante di Hélène), Marie-Do (attuale ragazza di Bernard, che però é ossessionato dal ricordo di Muriel, morta sotto tortura in Algeria) ed Ernest (il cognato di Alphonse), in un'ambigua atmosfera, ricercano nel passato una ragione per inquadrare il presente e vanno errando attraverso la città nella quale in continuazione s'incontrano, alcune volte occasionalmente ed altre volte di proposito. Le loro storie s'intersecano fino al dramma finale: Bernard, ritrovando il compagno d'armi che ha ucciso la sua fidanzata Muriel, lo uccide e poi fugge.
Muriel, il tempo di un ritorno (1963) è un film che spezza, in tanti piccoli frammenti, vita, ricordi e fantasie di una serie di personaggi confusi. É una pellicola che provoca disagio in quanto costruita con persone normali, calate in un comune contesto di provincia, con problemi di vita ordinari, eppure con un vissuto fatto di tanti piccoli tasselli che li fa incrociare, ma di cui alla fine non rimarrà assolutamente nulla: il film si chiude con la descrizione della casa, abitata solo da muti oggetti. (da www.mymovies.it)"Questo film è un tentativo fatto con tutte le nostre forze di riprendere il mondo nel punto preciso in cui l'abbandonano l'attualità, la politica, la vita sociale. È un saggio di riabilitazione dell'uomo nel cuore delle prove che deve superare. [...]" (Jean Cayrol)

