S - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z
SAHARA VERDE
di Pasquale Ranghelli
(Italia 2006, 12', v.o. italiana)
Regia: Pasquale Ranghelli
Sceneggiatura: Pasquale Ranghelli
Soggetto: Pasquale Ranghelli
Montaggio: Barbara Ranghelli
Produttori: Pane e Rose Onlus
Scenografie: Giuseppe Reggio
Questo video-reportage mostra diversi aspetti della vita quotidiana a Mondo in Ciad: gli abitanti del villaggio, l'incontro con i saggi del paese, ma anche i pozzi antichi e la costruzione di quelli moderni.
"Il documentario mostra la vita quotidiana della popolazione del villaggio Mondo, in Ciad, bisognosa di acqua, igiene, medicine, cibo, socialità, lavoro e conoscenza. Il film racconta la perforazione dei primi tre pozzi realizzati a Mondo tra la gioia e la partecipazione di tutta la popolazione, e fa un appello a tutti noi e alle istituzioni per contribuire a realizzare opere idrauliche e di riforestazione e per dare il diritto alla vita agli abitanti dei villaggi contrastando la desertificazione che avanza". (Pasquale Ranghelli)
Biografia
Pasquale Ranghelli, ingegnere, progettista, costruttore di strutture in ferro in tutto il mondo. Dal 1990 è consulente per l'ambiente, responsabile del cineforum e del progetto "Sahara Verde" della Onlus Pane e Rose. Esperto di potabilizzazione in Iraq, Chiapas e Ciad.
LA SECHERESSE DU COEUR (L'aridità del cuore)
di Bernard Robert Charrue
DEV TV (Svizzera 2006, 34', v.o. francese)
"L'aridità del cuore" è la storia di un ritorno alle origini.
Il fisico Ali Sbaï, laureato all'Istituto Politecnico Federale di Losanna, lavora per un'organizzazione generale a Ginevra. Risulta difficile immaginare che dieci anni fa questo brillante scienziato fosse un umile pastore che allevava capre e pecore e camminava scalzo nel deserto.
Ali Sbaï, che ha vissuto e lavorato in Svizzera negli ultimi trent'anni, è nato nel Sahara, nel sud del Marocco, da una famiglia di nomadi che vive in una tenda.
Il film racconta il ritorno di Ali Sbaï al deserto, ai suoi amici d'infanzia e al luogo natio, alla sua famiglia che ha mantenuto uno stile di vita nomade.
Durante il viaggio Ali incontra Hussein, l'amico d'infanzia, che vive con i suoi cammelli nel Sahara. Casualmente rivede Zahra, con la quale giocava quando le loro famiglie lasciavano le proprie mandrie di cammelli ad abbeverarsi alla stessa oasi. Infine Ali s'imbatte nel vecchio zio, l'ottantenne Hamma El Gasmi, che ha camminato tutta la vita nel Sahara accompagnato dai suoi 200 cammelli.
Il film non si limita a descrivere l'usanza del nomadismo ma esplora anche le questioni che minacciano le popolazioni indigene del deserto e il loro fragile ecosistema. Il riscaldamento globale non costituisce la sola minaccia. Le imprese nate nel deserto, gli scarichi prodotti dai rally e da altri mezzi a motore, stanno lentamente riducendo i confini dei ghetti in cui nomadi e animali selvatici sono costretti a rifugiarsi.
I pastori nomadi affermano d'aver imparato a convivere con le terre aride. Questo non è il loro problema principale. Ciò che li preoccupa oggi è il cuore arido di coloro che invadono e scombussolano la loro terra.
IL SEGNO DEL LEONE
(Le signe du Lion) di Eric Rohmer
con Jess Hahn, Jean-Luc Godard, Van Doude,
Stéphane Audran, Jill Olivier, Christian Alers,
Paul Crauchet, Jean Le Poulain
(Francia 1959, b/n, 100’) vers. italiana.
Un giovane musicista ha da poco finito i festeggiamenti per l'arrivo di una cospicua eredità, quando scopre che la zia defunta ha lasciato ogni cosa a un suo cugino. A Parigi, in pieno agosto, senza un soldo, il giovane inizia un lungo vagabondaggio…

SESSANTOTTO: L’UTOPIA DELLA REALTÀ
di Ferdinando Vicentini Orgnani;
produzione: Istituto Luce (Italia 2005, 90’)
Gli anni della contestazione in Italia sono inquadrati dal regista in un contesto globale, evitando così una lettura ‘provinciale’ degli eventi. Il documentario quindi vola dall’America delle Black Panthers e della Beat Generation al Maggio parigino, passando per la Germania e il Vietnam (molti i materiali inediti).
“È incastonato fra il Living Theatre e l’antipsichiatria di Franco Basaglia, Sessantotto il film prodotto dall’Istituto Luce che prende il sottotitolo (“L’utopia della realtà”) proprio da uno slogan coniato dallo psichiatra [...] ma (“L’utopia della realtà”) era anche una delle cifre del ’68 (come ricordano Malina & Beck con il loro spettacolo Paradise Now) [...]
Ferdinando Vicentini Orgnani (regista) e Adalberto Baldoni (giornalista e saggista) hanno cercato di restituire il clima dirompente e antiautoritario di quel periodo, con una varietà di testimonianze, oltre 40, che comprendono Judith Malina e Lawrence Ferlinghetti, Luciana Castellina e don Mazzi, Massimo Cacciari e Adriano Sofri. Ma - ecco forse la novità più significativa dell’operazione - anche alcune interviste a esponenti della destra, tra cui Stefano Delle Chiaie, Mario Merlino e Guido Paglia che ipotizzano una sorta di ‘68 fascista stroncato sul nascere [...]. La tesi del film è che dalla repressione di quella fase, voluta dai vertici del PCI e del MSI, partisse poi la dottrina (e la pratica) degli opposti estremismi.” (C. Paternò)
SFIORARSI
regia: Angelo Orlando;
soggetto e sceneg.: A. Orlando, Valentina Carnelutti;
fotografia: Massimiliano Trevis;
scenografia: Massimo Santomarco;
montaggio: Erika Manoni;
costumi: Paola Ronco;
musiche: Saro Cosentino;
interpreti: Valentina Carnelutti, Angelo orlando, Giorgio Caputo, Mimosa Campironi
(Italia 2006, col. 99’)
Presentato alla Ia edizione di “Cinema. Festa Internaz. di Roma” (2006) nella sezione Serate Italiane.
Sfiorarsi è la storia di un incontro, quello tra Paolo e Céline. La geografia di un amore, rinviato nel corso del tempo. Ritardato dallo scorrere delle loro vite su binari quasi paralleli a velocità diverse. In una Roma mondana, quotidiana, reale, Paolo e Céline si sfiorano di continuo; ma i drammi di ciascuno, gli affetti, i piccoli e grandi impegni impediscono loro di accorgersi l’uno dell’altra… Céline è un’attrice, ha trent’anni, un matrimonio alle spalle e una bambina di dieci anni. Paolo è un fotografo sulla quarantina, il cui animo da ragazzino non lo ha ancora portato a considerare l’idea di amare una sola donna. In una grande città dove le relazioni si consumano, gli amori si sprecano il loro è un incontro giusto, un amore che esplode...
[...] delizioso Sfiorarsi di Angelo Orlando, attore-autore-scrittore ironico, leggero e al tempo stesso profondo. Siamo alla «solita » storia d'amore [...], raccontata però con garbo e grazia inedita che sa di verità. [...] (Pedro Armocida - il Giornale)
[...] Orlando sa «tradurre» in immagini storie e sentimenti, lascia spazi vuoti, di fuoricampo per lo spettatore, e parole, affetti, sogni si fondono in una scrittura visiva, impasto morbido e intenso (il montaggio danzante è di Erika Manoni). Una scommessa eccentrica, per questo da premiare. (Cristina Piccino – Il Manifesto)
[...] Valentina Carnelutti traccia con la sua sapiente sceneggiatura la geografia di un amore rinviato, vissuto e sofferto. Vorremmo vederla molto più spesso sul grande schermo. (Alessandra De Luca – Ciak)
“...pensano che non conoscendosi prima, nulla sia mai avvenuto tra loro. Ma che diranno mai le strade, le scale, i corridoi nei quali da tempo hanno potuto incrociarsi?” (Wislawa Szymborska)
Questa poesia è il film.
Il film contiene in sé due sguardi.
Il primo sguardo è quello dello spettatore.
Il secondo sguardo è quello dell'esterno.
È lo sguardo di una spiaggia.
Lo sguardo di una strada alberata.
Lo sguardo dei corridoio di una scuola di danza. Lo sguardo di un supermercato con i suoi scaffali pieni di roba.
Lo sguardo dei posti dove due amanti si sono sfiorati nell’arco di una vita.
È lo sguardo dei bambini che forse è l’unica cosa da ricercare quando dimentichiamo che prima e dopo ogni inizio o fine, c’è solo la tenerezza di chi si accorge che siamo costantemente guardati
SHIPBREAKERS (I rottamatori di navi)
di Michael Kot
(Canada 2004, 72', v.o. inglese)
Presentato all'Environmental Film Festival, Washington (2007), premiato all'Ecofilms Festival (First Prize-Golden Award), Rodi, Grecia (2005)
AWARDS:
- Gemini Award for Best Photography in a Documentary Program Series
- Golden Sheaf Award- Category: Best Nature/Environment Documentary
- First Prize-Golden Deer Award
- Golden Sheaf Award- Category: Best Director non fiction
Catturante quanto convincente, Shipbreakers introduce lo spettatore nel cuore dell'Alang, in India, un vibrante e poverissimo villaggio in cui vivono 40.000 persone in condizioni altamente disumane.
Fin dai primi anni Ottanta, i relitti arrugginiti di migliaia delle navi più grandi del mondo sono stati trasportati sulle lontane spiagge dell'Alang, fuori dal Mare Arabico, per essere smantellate pezzo per pezzo. Vendute al prezzo di rottami, i proprietari delle navi si attengono raramente alla Convenzione delle Nazioni Unite tenutasi a Basilea, che vieta la dispersione dei relitti oltre confine. In media un operaio al giorno muore sul lavoro, alcuni per esplosioni o cadute, altri perché si ammalano di tumori provocati dall'amianto, dal bifenile-policlorurato e da altri composti tossici.
Shipbreakers cattura intensamente sia la bellezza indimenticabile delle navi, sia le deplorevoli condizioni degli operai, in un ritratto senza tempo dove la semplicità del Terzo Mondo incontra l'economia globale del ventunesimo secolo.
SHOUF SHOUF HABIBI!
(Hush Hush Baby) di Albert Ter Heerdt
sceneggiatura: Albert Ter Heerdt; fotografia: Steve Walker;
musica: Cablejuice, Mike Meijer, Vincent van Warmerdam;
con Mimoun Oaïssa, Salah Eddine Benmoussa, Zohra “Flifla” Slimani, Najib Amhali, Iliass Ojja;
produzione: Theorema Films;
(Olanda, 2004, 89’) v. o. con sott. italiani
Il tema della migrazione e il difficile tentativo di inserirsi nel tessuto sociale della città.
LA SIGNORA DI TUTTI di Max Ophüls;
tratto dal romanzo omonimo di Salvatore Gotta
con Isa Miranda, Memo Benassi, Tatjana Pavlova, Friedrich Benfer; Produzione: Angelo e Emilio Rizzoli
per Novella Film - Milano (Italia 1934, b/n, 97’)
Sotto anestesia, dopo un tentato suicidio, Gaby Doriot, diva del cinema, rivive la sua vita e i suoi amori sfortunati, seminati di morti violente. La fine della rievocazione coincide con quella dell'operazione...
Primo e unico film italiano di M. Ophüls, esule dalla Germania nazista e chiamato a Roma da Angelo Rizzoli.

THE SILENT VALLEY-ONLY AN AXE AWAY
di P.Baburay, C. Saratchand
(India 2004, 40', v.o. inglese)
Sinossi
Il film "Only An Axe Away" narra la storia dell'unica campagna promossa per salvare la Silent Valley dalla distruzione.
La Silent Valley è stata dichiarata Parco Nazionale nel 1984 ma ciò che la minaccia continua ad incombere!
Il Kerala State Electricity Board sta progettando la costruzione di una diga ai margini del Parco Nazionale della Silent Valley nel Pathrakadavu, lungo il fiume Kunthi. Gli amanti della natura temono che la diga possa danneggiare le originarie foreste di sempreverdi presenti nella Silent Valley.
SIMON DEL DESERTO (Simón del desierto)
Regia e soggetto: Luis Buñuel
Sceneggiatura: Julio Alejandro, L. Buñuel
Fotografia: Gabriel Figueroa
Musiche: Raúl Lavista
Montaggio: Carlos Savage (Carlos Savage Jr.)
Interpreti: Claudio Brook, Silvia Pinal, Hortensia Santoveña, Enrique Álvarez Félix, Enrique Del Castillo, Francisco Reiguera, Luis Aceves Castañeda, Antonio Bravo, Jesús Fernández, Glauber Rocha
Produzione: Gustavo Alatriste
Distribuzione: Ital Noleggio Cinematografico (1975)
(Messico 1965, b/n, 45’)
- PREMIO SPECIALE della Giuria e PREMIO FIPRESCI (Ex-Aequo con "Modiga Mindre Män" di Leif Krantz e "Mne Dvadtsat Let" di Marlen Khutsiyev) alla XXVI Mostra Internaz. d'Arte Cinematografica di Venezia (1965).
Da molti anni il monaco Simón vive su di una colonna in pieno deserto. Si nutre di poche cose offertegli da alcuni frati di un convento vicino, viene venerato dalla gente che accorre a vederlo e a implorare grazie, fa miracoli e allo stesso tempo subisce tentazioni di ogni sorta da parte degli uomini e del maligno. Lo stilita riesce sempre a individuare l'insidia del male e a rifiutarla, forte della preghiera e di un animo temperato dall'ascetismo più severo. Un giorno, all'improvviso, un jet lo trasporta dal V secolo al XX, in piena New York, in un night dove Simón segue assente, dubbioso, il ritmo sfrenato delle danze.
"... Questa pellicola è compatta, buñuelliana al cento per cento, ricca di stimoli artistici e pienissima di temi. Soprattutto se accostato ad altri 'eroi' di Buñuel, il Simòn invita a riflettere: il bene e il male; ascetismo e attivismo; distacco o immersione nella società; rapporto individuale o ecclesiale con Dio; peccato e redenzione; e mille altre proposte. Come sempre il discorso di questo Autore rimane avvolto di mistero e di dubbio; può essere condotto a conclusioni antitetiche a seconda delle posizioni del lettore". ('Segnalazioni cinematografiche', vol.79, 1975)
SOURCE TO THE SEA (Sorgenti verso il mare)
di Andy Norris; sceneggiatura: Andy Norris; produzione: Little Beirut Productions
(USA 2006, 88’, v.o. inglese)
Vincitore sezione Environmental Activism /Social Justice, Earth Vision Festival, Santa Cruz, California (2006) e vincitore del Most Inspiring Adventure Film
“Il 1 luglio 2003 Christopher Swain è stato il primo uomo a percorrere il fiume Columbia nel Pacifico nord-occidentale per tutta la sua lunghezza di 1243 chilometri. La sua traversata ha portato più di 20.000 bambini delle scuole nordamericane e oltre un miliardo di spettatori dei media internazionali a conoscenza del fatto che il fiume sia in degrado e che gli abitanti delle zone limitrofe siano evacuati. Un gruppo di circa trenta registi del Pacifico nord-occidentale, guidato da Andy Norris, ha seguito la traversata di Swain e rinnovato la storia del Grande Fiume dell’Ovest. Il risultato è stato un film di 90 minuti che un intervistatore ha definito” un racconto strappalacrime di un uomo e un fiume”.Il filmato comprende immagini sensazionali delle Cascate del Celilo e del Kettle prima dell’inondazione oltre a una vasta gamma di interviste a esponenti delle popolazioni del posto, rappresentanti di agenzie, pescatori, scrittori, società non-profit, cittadini, che descrivono in maniera personale la storia delle origini e le attuali sfide del Fiume Columbia. Un insegnante parla del documentario in questi termini: “Le interviste non sono state solo eccitanti, ma hanno fatto piangere un uomo cresciuto come me.”
LA SOCIÉTÉ DU SPECTACLE
scritto e realizzato da Guy Debord
(Francia 1973, b/n, 88’) v. o. con sott. italiani
Per la prima volta viene presentato a Roma La Société du Spectacle, il film più importante di Guy Debord, il fondatore dell’Internazionale Situazionista (I. S.); il film ha lo stesso titolo della sua opera teorica più importante e oggi più famosa.
Debord aveva spiegato in diverse occasioni la sua decisione irrevocabile, presa nel 1984, di ritirare, lui vivo, i propri film dagli schermi. Il 30 novembre 1994 Guy Debord si dava la morte. Nel 2001 i suoi film venivano presentati nel quadro della Mostra del Cinema di Venezia.
“[…]. Per Debord l’arte ha un senso solo in quanto legata alla pratica, all’esistenza, in maniera intrinseca. Le opere non hanno valore che in quanto restituzione, tracce del vissuto e implicazione completa dell’artista nella propria opera. La cosa essenziale in Debord è l’armonia assoluta tra la teoria e la pratica. Si tratta di un andare fino in fondo, fino agli estremi di un’idea dell’arte e di un’idea della vita, del modo in cui esse si ricongiungono, per mostrare semplicemente che esiste una via possibile. Ogni suo film è concepito nello stesso tempo come atto poetico e atto politico. Si tratta ogni volta di lanciare una sfida. […] Debord è uno degli artisti più importanti del XX secolo.” (Da un’intervista a O.Assayas, a cura di E. Ghezzi e R. Turigliatto, Parigi, giugno 2001)
“Lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana come semplice apparenza.” Guy Debord
SOFFIO AL CUORE (Le souffle au cœur)
R. e Sc.: L. Malle. Int.: Lea Massari, Benoit Ferreux, Daniel Gélin, Michel Lonsdale.
(Francia/Italia, 1971, col., 110')
Francia anni'50. Una madre italiana estroversa e anticonformista (Lea Massari, di una spontaneità sublime) ha una predilezione per il figlio minore. Incesto come eccesso d'amore? [...] La singolare educazione sentimentale di un quindicenne. Palpitante, vitale ritratto (semiautobiografico) di famiglia borghese, una commedia provocatoria e scanzonata tutta da riscoprire.
"Dopo la rivoluzionaria esperienza dell'India, un Malle quarantenne riconciliato con i ricordi ha trovato il giusto distacco tra il tenero e l'ironico per trattare una materia così scottante (si sa che, come il quindicenne protagonista, Louis da ragazzo si era perdutamente innamorato della madre, la donna che forse, anzi certamente, contò di più nella sua vita). Si potrebbe quasi dire che Le souffle au cœur è una sorta di equivalente di Les 400 coups girato però nello stile e nello spirito di Baisers volés". (Aldo Tassone)
IL SOGNO NEL CASELLO
Regia, soggetto e sceneg.: Bruno De Paola
Fotografia: Saverio Guarna;
Musica: Mario De Paola
Scenografia: Tony Di Pace; Costumi: Imma Simonetti
Montaggio: Patrizia Ceresani; Suono: Alberto Bianchi
Interpreti: Pietro Pignatelli, Clotilde Sabatino, Carmen Scivittaro, Lucio Allocca, Raffaele Esposito. Mario Porfito, Raffaello Tullo, Ugo Fangareggi, Antonella Morea, Piero Pepe, Mimmo Sepe, Ernesto Lama, Roserio Verde, con la partecipazione di Ray Lovelock.
Produzione: Vesevo Film S.r.l.
(Italia 2005, col., 93’)
Marco lavora ad un casello autostradale della provincia di Napoli. Timido e succube della madre, Marco non riesce ad avere una vita sociale soddisfacente, soprattutto con le donne. L'arrivo di Silvia, nuova e affascinante vicina di casa, gli farà trovare la forza per uscire dal suo guscio, ma la minaccia dell'imminente sfratto rischierà di mandare a monte i suoi piani di corteggiamento...
Il film, una commedia, ambientata in un quartiere napoletano, dove i caratteri degli inquilini di un palazzo sono ben definiti nel loro essere simpatici e divertenti. Si tratta di un lavoro, come si può intuire, umoristico dal sapore goliardico che evita volgarità e, dove il gioco degli equivoci, è il filo conduttore di tutto il film. Un cast tutto partenopeo, con alcuni attori resi familiari al pubblico televisivo grazie alla partecipazione nella fortunata serie di "Un posto al sole".
Il sogno nel casello è una storia che nasce dalla più grande fonte da cui un autore possa attingere: la realtà. L’ambientazione Vesuviana, non vuole essere un pretesto per la solita descrizione oleografica di luoghi e situazioni abbondantemente sfruttati ma, rappresenta l’habitat naturale d’espressione di un autore napoletano che trae spunto da esperienze personali. Attraverso il linguaggio cinematografico, l’autore intende dare uno stile all’opera che ricordi quelle commedie italiane di grandi autori come Salvatores e Soldini che grazie alla loro linearità ed eleganza narrativa, hanno saputo dare grande spessore culturale a semplici storie di vita vissuta.
SOTTOSUOLO un film documentario
scritto e diretto da Sebastian Maulucci
con Riccardo Mallus e Chiazzetta
Fotografia: Roberto Zazzara
Montaggio: Marco Tosti, Francesco Di Stefano
Musiche composte e dirette da Francesco Ruggiero
Montaggio e Mix del suono: Vincenzo Schiavo, con supervis.
di Federico Savina (Centro Sperimentale di Cinematografia)
Prodotto da Gabriele Graziani e Sebastian Maulucci
post-produzione Centro Sperimentale di Cinematografia Roma
(Italia 2009, col. 60’)
Due amici d’infanzia Riccardo e Gabriele, in arte Mallus e Chiazzetta, hanno intrapreso entrambi carriere artistiche. Mallus vuole diventare attore ed ha lasciato Latina per studiare a Roma. Chiazzetta vuole sfondare come cantautore pop ma vive ancora a Latina. In un momento di crisi in cui Mallus non riesce a trovare il personaggio durante le prove del Gabbiano di Cechov a Roma, torna a Latina per una vacanza provvisoria nella speranza di ritrovare se stesso e il suo personaggio smarrito...
“Sottosuolo è un film di freaks, di bizzarre, tenere e mostruose creature che popolano le viscere di una ridente cittadina del basso Lazio, chiamata Latina. Nel film incontrerete folli profeti che scatenano stormi di uccelli impazziti sulla città, ragazzi smilzi aspiranti attori, donne cannone, musicisti gobbi, cantautori malinconici stile clochard… Un vero e proprio circo degli orrori, ma di quelli buoni. Sono persone
che si scontrano con una città in cui o ti uniformi al pensiero comune o sei pazzo brutto e strano. È un mondo ribaltato dove la corte dei miracoli con i suoi zingari, gobbi, storpi e clowns emerge in superficie dai bassifondi e diventa protagonista per un po’, almeno per la durata del mio film”. (Sebastian Maulucci)
Sebastian Maulucci è nato a Latina il 5 ottobre 1981. È autore di cortometraggi sceneggiature e documentari. Laureato alla facoltà di Scienze Umanistiche in “Arti e Scienze dello Spettacolo - Cinema” presso l’università La Sapienza di Roma, ha frequentato i corsi di regia diretti da Marco Bellocchio – Fare cinema digitale 2002, Fara Sabina (RI) e Fare cinema 2004, Bobbio (PC). È stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino nel film “L’amico di Famiglia”, (2006) in concorso al Festival di Cannes 2006. Diplomato in regia presso l’ACT Multimedia- accademia del cinema e televisione di Cinecittà ha presentato il suo corto saggio di diploma, Il ritorno, l’Addio, durante la 59ma Mostra del Cinema di Venezia nello spazio dedicato ai corti giovani presso l’Hotel Excelsior. Ha diretto gli spot della campagna contro l’omofobia per il comune di Roma prodotti da LUCKY RED (2009). Vive e lavora a Roma.
STARE FUORI
Regia, soggetto e sceneggiatura: Fabiomassimo Lozzi
aiuto regista: Chantal Toesca
musiche: Giordano Corapi
montaggio: Francesco Biscuso
costumi: Francesca Sciuga
scenografia: Ettore Guerrieri
fotografia: Benjamin Nathaniel Minot
casting: Cristina Raffaeli
interpreti:Guia Jelo , Ivo Micioni, Federico Pacifici, Nausica Benedettini, Alessandro Riceci, Carlo Del Giudice, Dagmar Lassander, Matteo Orsini
produttore: Andrea Petrozzi
Produzione: Worldvideo Productions
(Italia 2008, col., 91’)
“Più della faccia di un amore che non ti vuole e che ti lascia fuori…” (“Stare Fuori”, Ivano Fossati)
Stare Fuori racconta la ricerca esagitata del giovane Giulio, che arriva dalla Sicilia a Roma per ritrovare il suo amore perduto, Aurora. Ufficialmente a Roma per studio, Giulio è ospite di una coppia di amici di famiglia che hanno perso il loro unico figlio alcuni anni prima, Eugenio e Rosalia. La presenza del giovane dentro casa permette ai due di lasciarsi finalmente alle spalle il lutto che finora gli aveva impedito di riprendere a vivere, ma nel frattempo Giulio, non trovando Aurora, si arrende alla disperazione, all’alcool e alle droghe. Rosalia, però, vedendo il comportamento inquieto del giovane, cerca di aiutarlo, per evitare di dover soffrire una seconda tragica perdita…
Cosa succede quando si perde un grande amore per sempre? Stare Fuori è la storia di due personaggi ossessionati dal proprio passato e dal ricordo di un amore indimenticabile. Giulio non può dimenticare il suo primo grande amore, la bellissima e indipendente Aurora, che è partita dalla Sicilia per andare a lavorare a Roma - creando così una frattura irreparabile nel loro rapporto. Giulio arriva a Roma con l’intenzione di ritrovarla e va a stare a casa di una coppia di amici di famiglia, Rosalia e Eugenio, che ha perso un figlio dell'età di Giulio alcuni anni prima e vivono ancora nel dolore di questa perdita. Grazie alla presenza di Giulio, la coppia comincia a tornare a vivere normalmente dopo anni di lutto inconsolabile. Ma al tempo stesso Giulio, dopo tante ricerche, si rende conto che è quasi impossibile ritrovare Aurora in una metropoli come Roma e questo lo fa sprofondare in uno sconforto, che lentamente si rivela essere un disagio esistenziale...
Un film sul male d’amore e sul male di vivere in una società malata e indifferente che non ha cura né rispetto per i suoi elementi più deboli e che li lascia fuori, emarginandoli.
"L’ispirazione di "Stare Fuori" nasce da una storia vera. Una lettera a un giornale scritta da un ragazzo disperato che dava il suo addio al mondo, che mi è capitato di leggere molti anni fa [...]". (F. Lozzi)
"La periferia romana, grigia e indifferente fa da sfondo a una storia al confine tra amore e follia. Su questo terreno scivoloso si muove Stare fuori, l'opera prima di Fabiomassimo Lozzi [...].
I quattro protagonisti del film -una coppia di giovani esordienti (I. Micioni e N. Benedettini) e due grandi attori (Guia Jelo e Federico Pacifici) - si muovono in una metropoli dove è facile nascondersi e perdersi, magari nel sottobosco delle droghe [...]. Una Capitale, insomma, che ha perso la sua anima vera, quella cantata da Gabriella Ferri nel brano «Sinnò me moro» (non a caso, tema musicale della pellicola). (Carlotta De Leo, “Corriere della Sera” 16 dicembre 2008)
STORIE D'ARMI E PICCOLI EROI
Film documentario
di: Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino
sceneg., fotografia e montaggio: Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino
musiche: Pivio & Aldo De Scalzi
interpreti: Kakà Shirin Nazirullah, Mr. Walì Baaden
produzione: Gaundri s.r.l.
Anno riprese: 2003-2007;
Anno edizione: 2008,
(Italia 2008, col., 93', formato Dvcam)
Questo documentario racconta le trasformazioni e la crescita di un ragazzino che nel 2003 aveva circa dieci anni, e quella della sua famiglia, della città dove vive tuttora, Kabul, e della scuola che frequenta da allora, da quando l'abbiamo incontrato e abbiamo filmato la sua vita, le sue giornate.
È anche la Storia parallela di. Mr Walì, l'assistente sociale che aveva e ha tuttora I'incarico di trovare bambine e bambini che possano frequentare la scuola Aschiana, un centro molto particolare dove si insegna a leggere e a scrivere - ma anche l'arte di un mestiere - ai bambini che lavorano per le strade e che sono orfani, ma che allo stesso tempo sono dei capofamiglia che devono provvedere al mantenimento dei familiari che li hanno raccolti.
LA STRADA DI LEVI di Davide Ferrario,
dal romanzo “La tregua” di Primo Levi;
sceneggiatura: Marco Belpoliti, Davide Ferrario, voce narrante: Umberto Orsini;
fotografia: Gherardo Gossi, Massimiliano Trevis; musica: Daniele Sepe (Italia, 2007, 91’)
documentario
La strada di Levi ripercorre un lungo viaggio in Europa sulle orme del ritorno dello scrittore dal campo di concentramento di Auschwitz. Un occasione per interrogarsi sui cambiamenti che in molte città europee ha portato il crollo del comunismo.
LA SUA GIORNATA DI GLORIA
di Edoardo Bruno;
fot.: Romano Scavolini;
mus.: Vittorio Gelmetti;
con Maria Manuela Carriho, Carlo Cecchi,
Angelica Ippolito, Raoul Martinez, Philippe Leroy
(Italia 1969, col., 82’)
In una città del futuro (Roma?) anche il Partito Unico della Classe Operaia è perfettamente integrato al “sistema”, in una società che impedisce ogni forma di dibattito e di espressione culturale realmente autonoma. Un gruppo di giovani cerca la protesta e finisce con organizzare un’azione terroristica …
L’unico film di Edoardo Bruno (il direttore di Filmcritica) costituisce un documento unico nella storia del cinema politico italiano perché testimonia le diverse correnti politiche del movimento nei dibattiti che inserisce nel film (girati nei locali del Filmstudio, quelli attualmente occupati dallo studio 2 che all’epoca erano uno spazio destinato agli happening e alle riprese di film indipendenti).
«Uno dei più radicali film sessantottini dell’epoca, appesantito da troppi dibattiti e parentesi didascaliche, ma anche lucido nello smontare miti ideologici tuttora granitici e nel criticare - con stringente logica situazionista - una guerriglia che è dentro, non fuori, il sistema di oppressione americano-sovietico. “Andate al cinema per resistere, non rimanete passivi. Siamo contro gli inganni perché vogliamo la fantasia” si esortano gli spettatori nel prologo: oggi che si è realizzata la profezia di “uno schermo che spara sul pubblico, cercando di suggestionarlo” viene nostalgia». (Paolo Mereghetti, 1987)
SURPLUS
di EriK Gandini e Tarik Saleh
(Svezia 2003, 44', versione italiana)
Perché lo stile di vita consumistico è oggetto di molte polemiche oggi? Come mai il privilegio di poter acquistare non porta necessariamente alla felicità? Perché tanta sensazione di vuoto nonostante il nostro benessere?
Con Surplus Erik Gandini presenta la questione da una prospettiva emotiva piuttosto che concreta. Girato negli Stati Uniti, in India, Cina, Italia, Svezia, Ungheria, Canada e Cuba in tre anni, Surplus è il risultato di un complicato processo di montaggio ad opera del talentuoso musicista compositore, tecnico di montaggio e percussionista Johan Söderberg.
Nel film compaiono: George W. Bush con il suo famoso "discorso sui consumi", una denuncia della guerra contro il terrorismo atta a convincere la nazione a non aver paura del consumo; Castro che risponde con inni all'anti-consumistica e anti-pubblicitaria isola di Cuba; Bill Gates e Steve Ballmer che predicano che il computer porterà la pace in terra "unendo le persone"; Adbuster Kalle Lasn che mette in guardia sul fatto che la pubblicità ci inquina la mente, un consumo eccessivo è insostenibile e stiamo esaurendo le risorse petrolifere.
Il protagonista di Surplus è però John Zerzan, un controverso filosofo la cui denuncia al DANNO PATRIMONIALE ha spinto molti a scendere in piazza.
Nel novembre 2003 il film è stato insignito del premio più prestigioso che un documentario possa ricevere: il Lupo d'Argento all'Amsterdam IDFA, e da quel momento ha avuto successo in tutto il mondo.
Surplus è stato recentemente premiato con due dei principali riconoscimenti del Cinema Ambientale Internazionale: il FICA in Brasile e l'ECOCINEMA in Grecia.
Nell'ottobre 2004 Surplus è stato onorato con due Special Mentions al Festival del Cinema Ambientale di Torino. Questo, il giudizio della giuria:
"Un film che, partendo dai concetti anticonsumistici di un personaggio-contro, sviluppa in maniera dinamica, sarcastica e modernamente aggressiva i pericoli immanenti di un modo di esistere che riguarda tutti".
SURVIVING KATRINA
(Sopravvivere a Katrina).
Discovery Channel.
(USA 2006, 100’, v.o. inglese)
Un docu-drama sugli “everyday heroes”che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà. L’estate scorsa l’uragano Katrina ha creato un enorme scompiglio sulla costa del Golfo, provocando più di un migliaio di morti e sfollando milioni di persone.
Surviving Katrina è un’interessante e avvincente storia di quell’evento, visto da una prospettiva interiore. Questo docu-drama pone l’attenzione sugli “everyday heroes” che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà economica. Andando avanti nella storia, quando gli studiosi analizzano la natura del fenomeno catastrofico, lo spettatore si fa un’idea più precisa di come siano andate le cose e di come abbia fatto a sopravvivere chi ha affrontato le peggiori avversità.
LA SOCIÉTÉ DU SPECTACLE
scritto e realizzato da Guy Debord
(Francia 1973, b/n, 88’) v. o. con sott. italiani
Per la prima volta viene presentato a Roma La Société du Spectacle, il film più importante di Guy Debord, il fondatore dell’Internazionale Situazionista (I. S.); il film ha lo stesso titolo della sua opera teorica più importante e oggi più famosa.
Debord aveva spiegato in diverse occasioni la sua decisione irrevocabile, presa nel 1984, di ritirare, lui vivo, i propri film dagli schermi. Il 30 novembre 1994 Guy Debord si dava la morte. Nel 2001 i suoi film venivano presentati nel quadro della Mostra del Cinema di Venezia.
“[…]. Per Debord l’arte ha un senso solo in quanto legata alla pratica, all’esistenza, in maniera intrinseca. Le opere non hanno valore che in quanto restituzione, tracce del vissuto e implicazione completa dell’artista nella propria opera. La cosa essenziale in Debord è l’armonia assoluta tra la teoria e la pratica. Si tratta di un andare fino in fondo, fino agli estremi di un’idea dell’arte e di un’idea della vita, del modo in cui esse si ricongiungono, per mostrare semplicemente che esiste una via possibile. Ogni suo film è concepito nello stesso tempo come atto poetico e atto politico. Si tratta ogni volta di lanciare una sfida. […] Debord è uno degli artisti più importanti del XX secolo.” (Da un’intervista a O.Assayas, a cura di E. Ghezzi e R. Turigliatto, Parigi, giugno 2001)
“Lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana come semplice apparenza.” Guy Debord
SOFFIO AL CUORE (Le souffle au cœur)
R. e Sc.: L. Malle. Int.: Lea Massari, Benoit Ferreux, Daniel Gélin, Michel Lonsdale.
(Francia/Italia, 1971, col., 110')
Francia anni'50. Una madre italiana estroversa e anticonformista (Lea Massari, di una spontaneità sublime) ha una predilezione per il figlio minore. Incesto come eccesso d'amore? [...] La singolare educazione sentimentale di un quindicenne. Palpitante, vitale ritratto (semiautobiografico) di famiglia borghese, una commedia provocatoria e scanzonata tutta da riscoprire.
"Dopo la rivoluzionaria esperienza dell'India, un Malle quarantenne riconciliato con i ricordi ha trovato il giusto distacco tra il tenero e l'ironico per trattare una materia così scottante (si sa che, come il quindicenne protagonista, Louis da ragazzo si era perdutamente innamorato della madre, la donna che forse, anzi certamente, contò di più nella sua vita). Si potrebbe quasi dire che Le souffle au cœur è una sorta di equivalente di Les 400 coups girato però nello stile e nello spirito di Baisers volés". (Aldo Tassone)
IL SOGNO NEL CASELLO
Regia, soggetto e sceneg.: Bruno De Paola
Fotografia: Saverio Guarna;
Musica: Mario De Paola
Scenografia: Tony Di Pace; Costumi: Imma Simonetti
Montaggio: Patrizia Ceresani; Suono: Alberto Bianchi
Interpreti: Pietro Pignatelli, Clotilde Sabatino, Carmen Scivittaro, Lucio Allocca, Raffaele Esposito. Mario Porfito, Raffaello Tullo, Ugo Fangareggi, Antonella Morea, Piero Pepe, Mimmo Sepe, Ernesto Lama, Roserio Verde, con la partecipazione di Ray Lovelock.
Produzione: Vesevo Film S.r.l.
(Italia 2005, col., 93’)
Marco lavora ad un casello autostradale della provincia di Napoli. Timido e succube della madre, Marco non riesce ad avere una vita sociale soddisfacente, soprattutto con le donne. L'arrivo di Silvia, nuova e affascinante vicina di casa, gli farà trovare la forza per uscire dal suo guscio, ma la minaccia dell'imminente sfratto rischierà di mandare a monte i suoi piani di corteggiamento...
Il film, una commedia, ambientata in un quartiere napoletano, dove i caratteri degli inquilini di un palazzo sono ben definiti nel loro essere simpatici e divertenti. Si tratta di un lavoro, come si può intuire, umoristico dal sapore goliardico che evita volgarità e, dove il gioco degli equivoci, è il filo conduttore di tutto il film. Un cast tutto partenopeo, con alcuni attori resi familiari al pubblico televisivo grazie alla partecipazione nella fortunata serie di "Un posto al sole".
Il sogno nel casello è una storia che nasce dalla più grande fonte da cui un autore possa attingere: la realtà. L’ambientazione Vesuviana, non vuole essere un pretesto per la solita descrizione oleografica di luoghi e situazioni abbondantemente sfruttati ma, rappresenta l’habitat naturale d’espressione di un autore napoletano che trae spunto da esperienze personali. Attraverso il linguaggio cinematografico, l’autore intende dare uno stile all’opera che ricordi quelle commedie italiane di grandi autori come Salvatores e Soldini che grazie alla loro linearità ed eleganza narrativa, hanno saputo dare grande spessore culturale a semplici storie di vita vissuta.
SOTTOSUOLO un film documentario
scritto e diretto da Sebastian Maulucci

con Riccardo Mallus e Chiazzetta
Fotografia: Roberto Zazzara
Montaggio: Marco Tosti, Francesco Di Stefano
Musiche composte e dirette da Francesco Ruggiero
Montaggio e Mix del suono: Vincenzo Schiavo, con supervis.
di Federico Savina (Centro Sperimentale di Cinematografia)
Prodotto da Gabriele Graziani e Sebastian Maulucci
post-produzione Centro Sperimentale di Cinematografia Roma
(Italia 2009, col. 60’)
Due amici d’infanzia Riccardo e Gabriele, in arte Mallus e Chiazzetta, hanno intrapreso entrambi carriere artistiche. Mallus vuole diventare attore ed ha lasciato Latina per studiare a Roma. Chiazzetta vuole sfondare come cantautore pop ma vive ancora a Latina. In un momento di crisi in cui Mallus non riesce a trovare il personaggio durante le prove del Gabbiano di Cechov a Roma, torna a Latina per una vacanza provvisoria nella speranza di ritrovare se stesso e il suo personaggio smarrito...
“Sottosuolo è un film di freaks, di bizzarre, tenere e mostruose creature che popolano le viscere di una ridente cittadina del basso Lazio, chiamata Latina. Nel film incontrerete folli profeti che scatenano stormi di uccelli impazziti sulla città, ragazzi smilzi aspiranti attori, donne cannone, musicisti gobbi, cantautori malinconici stile clochard… Un vero e proprio circo degli orrori, ma di quelli buoni. Sono persone
che si scontrano con una città in cui o ti uniformi al pensiero comune o sei pazzo brutto e strano. È un mondo ribaltato dove la corte dei miracoli con i suoi zingari, gobbi, storpi e clowns emerge in superficie dai bassifondi e diventa protagonista per un po’, almeno per la durata del mio film”. (Sebastian Maulucci)
Sebastian Maulucci è nato a Latina il 5 ottobre 1981. È autore di cortometraggi sceneggiature e documentari. Laureato alla facoltà di Scienze Umanistiche in “Arti e Scienze dello Spettacolo - Cinema” presso l’università La Sapienza di Roma, ha frequentato i corsi di regia diretti da Marco Bellocchio – Fare cinema digitale 2002, Fara Sabina (RI) e Fare cinema 2004, Bobbio (PC). È stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino nel film “L’amico di Famiglia”, (2006) in concorso al Festival di Cannes 2006. Diplomato in regia presso l’ACT Multimedia- accademia del cinema e televisione di Cinecittà ha presentato il suo corto saggio di diploma, Il ritorno, l’Addio, durante la 59ma Mostra del Cinema di Venezia nello spazio dedicato ai corti giovani presso l’Hotel Excelsior. Ha diretto gli spot della campagna contro l’omofobia per il comune di Roma prodotti da LUCKY RED (2009). Vive e lavora a Roma.
STARE FUORI
Regia, soggetto e sceneggiatura: Fabiomassimo Lozzi
aiuto regista: Chantal Toesca
musiche: Giordano Corapi
montaggio: Francesco Biscuso
costumi: Francesca Sciuga
scenografia: Ettore Guerrieri
fotografia: Benjamin Nathaniel Minot
casting: Cristina Raffaeli
interpreti:Guia Jelo , Ivo Micioni, Federico Pacifici, Nausica Benedettini, Alessandro Riceci, Carlo Del Giudice, Dagmar Lassander, Matteo Orsini
produttore: Andrea Petrozzi
Produzione: Worldvideo Productions
(Italia 2008, col., 91’)
“Più della faccia di un amore che non ti vuole e che ti lascia fuori…” (“Stare Fuori”, Ivano Fossati)
Stare Fuori racconta la ricerca esagitata del giovane Giulio, che arriva dalla Sicilia a Roma per ritrovare il suo amore perduto, Aurora. Ufficialmente a Roma per studio, Giulio è ospite di una coppia di amici di famiglia che hanno perso il loro unico figlio alcuni anni prima, Eugenio e Rosalia. La presenza del giovane dentro casa permette ai due di lasciarsi finalmente alle spalle il lutto che finora gli aveva impedito di riprendere a vivere, ma nel frattempo Giulio, non trovando Aurora, si arrende alla disperazione, all’alcool e alle droghe. Rosalia, però, vedendo il comportamento inquieto del giovane, cerca di aiutarlo, per evitare di dover soffrire una seconda tragica perdita…
Cosa succede quando si perde un grande amore per sempre? Stare Fuori è la storia di due personaggi ossessionati dal proprio passato e dal ricordo di un amore indimenticabile. Giulio non può dimenticare il suo primo grande amore, la bellissima e indipendente Aurora, che è partita dalla Sicilia per andare a lavorare a Roma - creando così una frattura irreparabile nel loro rapporto. Giulio arriva a Roma con l’intenzione di ritrovarla e va a stare a casa di una coppia di amici di famiglia, Rosalia e Eugenio, che ha perso un figlio dell'età di Giulio alcuni anni prima e vivono ancora nel dolore di questa perdita. Grazie alla presenza di Giulio, la coppia comincia a tornare a vivere normalmente dopo anni di lutto inconsolabile. Ma al tempo stesso Giulio, dopo tante ricerche, si rende conto che è quasi impossibile ritrovare Aurora in una metropoli come Roma e questo lo fa sprofondare in uno sconforto, che lentamente si rivela essere un disagio esistenziale...
Un film sul male d’amore e sul male di vivere in una società malata e indifferente che non ha cura né rispetto per i suoi elementi più deboli e che li lascia fuori, emarginandoli.
"L’ispirazione di "Stare Fuori" nasce da una storia vera. Una lettera a un giornale scritta da un ragazzo disperato che dava il suo addio al mondo, che mi è capitato di leggere molti anni fa [...]". (F. Lozzi)
"La periferia romana, grigia e indifferente fa da sfondo a una storia al confine tra amore e follia. Su questo terreno scivoloso si muove Stare fuori, l'opera prima di Fabiomassimo Lozzi [...].
I quattro protagonisti del film -una coppia di giovani esordienti (I. Micioni e N. Benedettini) e due grandi attori (Guia Jelo e Federico Pacifici) - si muovono in una metropoli dove è facile nascondersi e perdersi, magari nel sottobosco delle droghe [...]. Una Capitale, insomma, che ha perso la sua anima vera, quella cantata da Gabriella Ferri nel brano «Sinnò me moro» (non a caso, tema musicale della pellicola). (Carlotta De Leo, “Corriere della Sera” 16 dicembre 2008)
STORIE D'ARMI E PICCOLI EROI
Film documentario
di: Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino
sceneg., fotografia e montaggio: Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino
musiche: Pivio & Aldo De Scalzi
interpreti: Kakà Shirin Nazirullah, Mr. Walì Baaden
produzione: Gaundri s.r.l.
Anno riprese: 2003-2007;
Anno edizione: 2008,
(Italia 2008, col., 93', formato Dvcam)
Questo documentario racconta le trasformazioni e la crescita di un ragazzino che nel 2003 aveva circa dieci anni, e quella della sua famiglia, della città dove vive tuttora, Kabul, e della scuola che frequenta da allora, da quando l'abbiamo incontrato e abbiamo filmato la sua vita, le sue giornate.
È anche la Storia parallela di. Mr Walì, l'assistente sociale che aveva e ha tuttora I'incarico di trovare bambine e bambini che possano frequentare la scuola Aschiana, un centro molto particolare dove si insegna a leggere e a scrivere - ma anche l'arte di un mestiere - ai bambini che lavorano per le strade e che sono orfani, ma che allo stesso tempo sono dei capofamiglia che devono provvedere al mantenimento dei familiari che li hanno raccolti.
LA STRADA DI LEVI di Davide Ferrario,
dal romanzo “La tregua” di Primo Levi;
sceneggiatura: Marco Belpoliti, Davide Ferrario, voce narrante: Umberto Orsini;
fotografia: Gherardo Gossi, Massimiliano Trevis; musica: Daniele Sepe (Italia, 2007, 91’)
documentario
La strada di Levi ripercorre un lungo viaggio in Europa sulle orme del ritorno dello scrittore dal campo di concentramento di Auschwitz. Un occasione per interrogarsi sui cambiamenti che in molte città europee ha portato il crollo del comunismo.
LA SUA GIORNATA DI GLORIA
di Edoardo Bruno;
fot.: Romano Scavolini;
mus.: Vittorio Gelmetti;
con Maria Manuela Carriho, Carlo Cecchi,
Angelica Ippolito, Raoul Martinez, Philippe Leroy
(Italia 1969, col., 82’)
In una città del futuro (Roma?) anche il Partito Unico della Classe Operaia è perfettamente integrato al “sistema”, in una società che impedisce ogni forma di dibattito e di espressione culturale realmente autonoma. Un gruppo di giovani cerca la protesta e finisce con organizzare un’azione terroristica …
L’unico film di Edoardo Bruno (il direttore di Filmcritica) costituisce un documento unico nella storia del cinema politico italiano perché testimonia le diverse correnti politiche del movimento nei dibattiti che inserisce nel film (girati nei locali del Filmstudio, quelli attualmente occupati dallo studio 2 che all’epoca erano uno spazio destinato agli happening e alle riprese di film indipendenti).
«Uno dei più radicali film sessantottini dell’epoca, appesantito da troppi dibattiti e parentesi didascaliche, ma anche lucido nello smontare miti ideologici tuttora granitici e nel criticare - con stringente logica situazionista - una guerriglia che è dentro, non fuori, il sistema di oppressione americano-sovietico. “Andate al cinema per resistere, non rimanete passivi. Siamo contro gli inganni perché vogliamo la fantasia” si esortano gli spettatori nel prologo: oggi che si è realizzata la profezia di “uno schermo che spara sul pubblico, cercando di suggestionarlo” viene nostalgia». (Paolo Mereghetti, 1987)
SURPLUS
di EriK Gandini e Tarik Saleh
(Svezia 2003, 44', versione italiana)
Perché lo stile di vita consumistico è oggetto di molte polemiche oggi? Come mai il privilegio di poter acquistare non porta necessariamente alla felicità? Perché tanta sensazione di vuoto nonostante il nostro benessere?
Con Surplus Erik Gandini presenta la questione da una prospettiva emotiva piuttosto che concreta. Girato negli Stati Uniti, in India, Cina, Italia, Svezia, Ungheria, Canada e Cuba in tre anni, Surplus è il risultato di un complicato processo di montaggio ad opera del talentuoso musicista compositore, tecnico di montaggio e percussionista Johan Söderberg.
Nel film compaiono: George W. Bush con il suo famoso "discorso sui consumi", una denuncia della guerra contro il terrorismo atta a convincere la nazione a non aver paura del consumo; Castro che risponde con inni all'anti-consumistica e anti-pubblicitaria isola di Cuba; Bill Gates e Steve Ballmer che predicano che il computer porterà la pace in terra "unendo le persone"; Adbuster Kalle Lasn che mette in guardia sul fatto che la pubblicità ci inquina la mente, un consumo eccessivo è insostenibile e stiamo esaurendo le risorse petrolifere.
Il protagonista di Surplus è però John Zerzan, un controverso filosofo la cui denuncia al DANNO PATRIMONIALE ha spinto molti a scendere in piazza.
Nel novembre 2003 il film è stato insignito del premio più prestigioso che un documentario possa ricevere: il Lupo d'Argento all'Amsterdam IDFA, e da quel momento ha avuto successo in tutto il mondo.
Surplus è stato recentemente premiato con due dei principali riconoscimenti del Cinema Ambientale Internazionale: il FICA in Brasile e l'ECOCINEMA in Grecia.
Nell'ottobre 2004 Surplus è stato onorato con due Special Mentions al Festival del Cinema Ambientale di Torino. Questo, il giudizio della giuria:
"Un film che, partendo dai concetti anticonsumistici di un personaggio-contro, sviluppa in maniera dinamica, sarcastica e modernamente aggressiva i pericoli immanenti di un modo di esistere che riguarda tutti".
SURVIVING KATRINA
(Sopravvivere a Katrina).
Discovery Channel.
(USA 2006, 100’, v.o. inglese)
Un docu-drama sugli “everyday heroes”che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà. L’estate scorsa l’uragano Katrina ha creato un enorme scompiglio sulla costa del Golfo, provocando più di un migliaio di morti e sfollando milioni di persone.
Surviving Katrina è un’interessante e avvincente storia di quell’evento, visto da una prospettiva interiore. Questo docu-drama pone l’attenzione sugli “everyday heroes” che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà economica. Andando avanti nella storia, quando gli studiosi analizzano la natura del fenomeno catastrofico, lo spettatore si fa un’idea più precisa di come siano andate le cose e di come abbia fatto a sopravvivere chi ha affrontato le peggiori avversità.

