S - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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SAHARA VERDE
di Pasquale Ranghelli
(Italia 2006, 12', v.o. italiana)
Regia: Pasquale Ranghelli
Sceneggiatura: Pasquale Ranghelli
Soggetto: Pasquale Ranghelli
Montaggio: Barbara Ranghelli
Produttori: Pane e Rose Onlus
Scenografie: Giuseppe Reggio

Sinossi

Questo video-reportage mostra diversi aspetti della vita quotidiana a Mondo in Ciad: gli abitanti del villaggio, l'incontro con i saggi del paese, ma anche i pozzi antichi e la costruzione di quelli moderni.

Note di regia

"Il documentario mostra la vita quotidiana della popolazione del villaggio Mondo, in Ciad, bisognosa di acqua, igiene, medicine, cibo, socialità, lavoro e conoscenza. Il film racconta la perforazione dei primi tre pozzi realizzati a Mondo tra la gioia e la partecipazione di tutta la popolazione, e fa un appello a tutti noi e alle istituzioni per contribuire a realizzare opere idrauliche e di riforestazione e per dare il diritto alla vita agli abitanti dei villaggi contrastando la desertificazione che avanza".

Biografia

Pasquale Ranghelli, ingegnere, progettista, costruttore di strutture in ferro in tutto il mondo. Dal 1990 è consulente per l'ambiente, responsabile del cineforum e del progetto "Sahara Verde" della Onlus Pane e Rose. Esperto di potabilizzazione in Iraq, Chiapas e Ciad.





LA SECHERESSE DU COEUR (L'aridità del cuore)
di Bernard Robert Charrue
DEV TV (Svizzera 2006, 34', v.o. francese)

"L'aridità del cuore" è la storia di un ritorno alle origini.

Sinossi

Il fisico Ali Sbaï, laureato all'Istituto Politecnico Federale di Losanna, lavora per un'organizzazione generale a Ginevra. Risulta difficile immaginare che dieci anni fa questo brillante scienziato fosse un umile pastore che allevava capre e pecore e camminava scalzo nel deserto.
Ali Sbaï, che ha vissuto e lavorato in Svizzera negli ultimi trent'anni, è nato nel Sahara, nel sud del Marocco, da una famiglia di nomadi che vive in una tenda.
Il film racconta il ritorno di Ali Sbaï al deserto, ai suoi amici d'infanzia e al luogo natio, alla sua famiglia che ha mantenuto uno stile di vita nomade.
Durante il viaggio Ali incontra Hussein, l'amico d'infanzia, che vive con i suoi cammelli nel Sahara. Casualmente rivede Zahra, con la quale giocava quando le loro famiglie lasciavano le proprie mandrie di cammelli ad abbeverarsi alla stessa oasi. Infine Ali s'imbatte nel vecchio zio, l'ottantenne Hamma El Gasmi, che ha camminato tutta la vita nel Sahara accompagnato dai suoi 200 cammelli.
Il film non si limita a descrivere l'usanza del nomadismo ma esplora anche le questioni che minacciano le popolazioni indigene del deserto e il loro fragile ecosistema. Il riscaldamento globale non costituisce la sola minaccia. Le imprese nate nel deserto, gli scarichi prodotti dai rally e da altri mezzi a motore, stanno lentamente riducendo i confini dei ghetti in cui nomadi e animali selvatici sono costretti a rifugiarsi.
I pastori nomadi affermano d'aver imparato a convivere con le terre aride. Questo non è il loro problema principale. Ciò che li preoccupa oggi è il cuore arido di coloro che invadono e scombussolano la loro terra.


SESSANTOTTO: L’UTOPIA DELLA REALTÀ  
di Ferdinando Vicentini Orgnani;
produzione: Istituto Luce (Italia 2005, 90’)

Gli anni della contestazione in Italia sono inquadrati dal regista in un contesto globale, evitando così una lettura ‘provinciale’ degli eventi. Il documentario quindi vola dall’America delle Black Panthers e della Beat Generation al Maggio parigino, passando per la Germania e il Vietnam (molti i materiali inediti).

“È incastonato fra il Living Theatre e l’antipsichiatria di Franco Basaglia, Sessantotto il film prodotto dall’Istituto Luce che prende il sottotitolo (“L’utopia della realtà”) proprio da uno slogan coniato dallo psichiatra [...] ma (“L’utopia della realtà”) era anche una delle cifre del ’68 (come ricordano Malina & Beck con il loro spettacolo Paradise Now) [...]

Ferdinando Vicentini Orgnani (regista) e Adalberto Baldoni (giornalista e saggista) hanno cercato di restituire il clima dirompente e antiautoritario di quel periodo, con una varietà di testimonianze, oltre 40, che comprendono Judith Malina e Lawrence Ferlinghetti, Luciana Castellina e don Mazzi, Massimo Cacciari e Adriano Sofri. Ma - ecco forse la novità più significativa dell’operazione - anche alcune interviste a esponenti della destra, tra cui Stefano Delle Chiaie, Mario Merlino e Guido Paglia che ipotizzano una sorta di ‘68 fascista stroncato sul nascere [...]. La tesi del film è che dalla repressione di quella fase, voluta dai vertici del PCI e del MSI, partisse poi la dottrina (e la pratica) degli opposti estremismi.” (C. Paternò)


SFIORARSI di Angelo Orlando



con Valentina Carnelutti, 
Angelo Orlando, Giorgio Caputo,
Mimosa Campironi, Beatrice Maione
(Italia 2006, col. 99’)

...pensano che non conoscendosi prima, nulla sia mai avvenuto tra loro. Ma che diranno mai le strade, le scale, i corridoi nei quali da tempo hanno potuto incrociarsi? (Wislawa Szymborska)
Questa poesia è il film. 
Il film contiene in sé due sguardi.
Il primo sguardo è quello dello spettatore.
Il secondo sguardo è quello dell'esterno.
 

È lo sguardo di una spiaggia.
Lo sguardo di una strada alberata.
Lo sguardo dei corridoio di una scuola di danza. Lo sguardo di un supermercato con i suoi scaffali pieni di roba.
Lo sguardo dei posti dove due amanti si sono sfiorati nell’arco di una vita.
È lo sguardo dei bambini che forse è l’unica cosa da ricercare quando dimentichiamo che prima e dopo ogni inizio o fine, c’è solo la tenerezza di chi si accorge che siamo costantemente guardati

SFIORARSI di Angelo Orlando;
sog.e sceneg.: A. Orlando, Valentina Carnelutti; fotografia: Massimiliano Trevis; 
musiche: Saro Cosentino; con Valentina Carnelutti, Angelo orlando, Giorgio Caputo, Mimosa Campironi, Beatrice Maioni
(Italia 2006, col. 99’)
Presentato alla Ia edizione di “Cinema. Festa Internaz.
di Roma” (2006)  nella sezione Serate Italiane.

Sfiorarsi
è la storia di un incontro, quello tra Paolo e Céline,  rinviato nel corso del tempo. Ritardato dallo scorrere delle loro vite su binari quasi paralleli a velocità diverse. In una Roma mondana, quotidiana, reale, Paolo e Céline si sfiorano di continuo; ma i drammi di ciascuno, gli affetti, i piccoli e grandi impegni impediscono loro di accorgersi l’uno dell’altra… Céline è un’attrice, ha trent’anni, un matrimonio alle spalle e una bambina di dieci anni. Paolo è un fotografo sulla quarantina, il cui animo da ragazzino non lo ha ancora portato a considerare l’idea di amare una sola donna. In una grande città dove le relazioni si consumano, gli amori si sprecano il loro è un incontro giusto, un amore che esplode...




SHARKS, STEWARDS OF THE REEF
(Squali, custodi della barriera corallina)
di David McGuire
(USA 2007, 26', v.o. inglese)

Gli squali, custodi della barriera corallina, ti trascinano in un viaggio alla scoperta delle immersioni, per esplorare le scogliere tropicali e tuffarti con questi pesci. In 30 minuti di documentario educativo si descrive la relazione tra questi grandissimi predatori, gli oceani e gli ecosistemi della barriera corallina.

Sharks, Stewards of The Reef esamina in profondità le minacce alle famiglie degli squali considerando la distruzione degli ecosistemi corallini e la pesca abusiva che stanno provocando l'estinzione delle popolazioni di squali del Pacifico. Il film analizza la minaccia più brutale alla moltitudine di squali: quella di asportare loro le pinne per ottenere una zuppa. Interessanti interviste a stimati biologi marini e ambientalisti attribuiscono a questi fattori la responsabilità della decimazione di molte popolazioni di squali.




SHIPBREAKERS (I rottamatori di navi)
di Michael Kot
(Canada 2004, 72', v.o. inglese)
Presentato all'Environmental Film Festival, Washington (2007), premiato all'Ecofilms Festival (First Prize-Golden Award), Rodi, Grecia (2005)

AWARDS:

SHIPBREAKERS (I rottamatori di navi)
(Canada 2004, 72 min.)

Sinossi
Catturante quanto convincente, Shipbreakers introduce lo spettatore nel cuore dell'Alang, in India, un vibrante e poverissimo villaggio in cui vivono 40.000 persone in condizioni altamente disumane.
Fin dai primi anni Ottanta, i relitti arrugginiti di migliaia delle navi più grandi del mondo sono stati trasportati sulle lontane spiagge dell'Alang, fuori dal Mare Arabico, per essere smantellate pezzo per pezzo. Vendute al prezzo di rottami, i proprietari delle navi si attengono raramente alla Convenzione delle Nazioni Unite tenutasi a Basilea, che vieta la dispersione dei relitti oltre confine. In media un operaio al giorno muore sul lavoro, alcuni per esplosioni o cadute, altri perché si ammalano di tumori provocati dall'amianto, dal bifenile-policlorurato e da altri composti tossici.

Shipbreakers cattura intensamente sia la bellezza indimenticabile delle navi, sia le deplorevoli condizioni degli operai, in un ritratto senza tempo dove la semplicità del Terzo Mondo incontra l'economia globale del ventunesimo secolo.



SHOUF SHOUF HABIBI!
(Hush Hush Baby) di Albert Ter Heerdt 
sceneggiatura: Albert Ter Heerdt; fotografia: Steve Walker;
musica: Cablejuice, Mike Meijer, Vincent van Warmerdam;
con Mimoun Oaïssa, Salah Eddine Benmoussa, Zohra “Flifla” Slimani, Najib Amhali, Iliass Ojja; 
produzione: Theorema Films;

(Olanda, 2004, 89’) v. o. con sott. italiani
 

Il tema della migrazione e il difficile tentativo di inserirsi nel tessuto sociale della città.



THE SILENT VALLEY-ONLY AN AXE AWAY
di P.Baburay, C. Saratchand
(India 2004, 40', v.o. inglese)

Sinossi
Il film "Only An Axe Away" narra la storia dell'unica campagna promossa per salvare la Silent Valley dalla distruzione.
La Silent Valley è stata dichiarata Parco Nazionale nel 1984 ma ciò che la minaccia continua ad incombere!
Il Kerala State Electricity Board sta progettando la costruzione di una diga ai margini del Parco Nazionale della Silent Valley nel Pathrakadavu, lungo il fiume Kunthi. Gli amanti della natura temono che la diga possa danneggiare le originarie foreste di sempreverdi presenti nella Silent Valley.





SOURCE TO THE SEA (Sorgenti verso il mare)
di Andy Norris; sceneggiatura: Andy Norris; produzione: Little Beirut Productions
(USA 2006, 88’, v.o. inglese)
Vincitore sezione Environmental Activism /Social Justice, Earth Vision Festival, Santa Cruz, California (2006) e vincitore del Most Inspiring Adventure Film

Sinossi
“Il 1 luglio 2003 Christopher Swain è stato il primo uomo a percorrere il fiume Columbia nel Pacifico nord-occidentale per tutta la sua lunghezza di 1243 chilometri. La sua traversata ha portato più di 20.000 bambini delle scuole nordamericane e oltre un miliardo di spettatori dei media internazionali a conoscenza del fatto che il fiume sia in degrado e che gli abitanti delle zone limitrofe siano evacuati. Un gruppo di circa trenta registi del Pacifico nord-occidentale, guidato da Andy Norris, ha seguito la traversata di Swain e rinnovato la storia del Grande Fiume dell’Ovest. Il risultato è stato un film di 90 minuti che un intervistatore ha definito” un racconto strappalacrime di un uomo e un fiume”.Il filmato comprende immagini sensazionali delle Cascate del Celilo e del Kettle prima dell’inondazione oltre a una vasta gamma di interviste a esponenti delle popolazioni del posto, rappresentanti di agenzie, pescatori, scrittori, società non-profit, cittadini, che descrivono in maniera personale la storia delle origini e le attuali sfide del Fiume Columbia. Un insegnante parla del documentario in questi termini: “Le interviste non sono state solo eccitanti, ma hanno fatto piangere un uomo cresciuto come me.”



LA SOCIÉTÉ DU SPECTACLE
scritto e realizzato da Guy Debord
(Francia 1973, b/n, 88’) v. o. con sott. italiani 

Per la prima volta viene presentato a Roma La Société du Spectacle, il film più importante di Guy Debord, il fondatore dell’Internazionale Situazionista (I. S.); il film ha lo stesso titolo della sua opera teorica più importante e oggi più famosa.
 
Debord aveva spiegato in diverse occasioni la sua decisione irrevocabile, presa nel 1984, di ritirare, lui vivo, i propri film dagli schermi. Il 30 novembre 1994 Guy Debord si dava la morte. Nel 2001 i suoi film venivano presentati nel quadro della Mostra del Cinema di Venezia. 
“[…]. Per Debord l’arte ha un senso solo in quanto legata alla pratica, all’esistenza, in maniera intrinseca. Le opere non hanno valore che in quanto restituzione, tracce del vissuto e implicazione completa dell’artista nella propria opera. La cosa essenziale in Debord è l’armonia assoluta tra la teoria e la pratica. Si tratta di un andare fino in fondo, fino agli estremi di un’idea dell’arte e di un’idea della vita, del modo in cui esse si ricongiungono, per mostrare semplicemente che esiste una via possibile. Ogni suo film è concepito nello stesso tempo come atto poetico e atto politico. Si tratta ogni volta di lanciare una sfida. […] Debord è uno degli artisti più importanti del XX secolo.” (Da un’intervista a O.Assayas, a cura di E. Ghezzi e R. Turigliatto, Parigi, giugno 2001) 

“Lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana come semplice apparenza.” Guy Debord




LA SUA GIORNATA DI GLORIA 

di Edoardo Bruno;
fot.: Romano Scavolini;
mus.: Vittorio Gelmetti;
con Maria Manuela Carriho, Carlo Cecchi,
Angelica Ippolito, Raoul Martinez, Philippe Leroy
(Italia 1969, col., 82’)


In una città del futuro (Roma?) anche il Partito Unico della Classe Operaia è perfettamente integrato al “sistema”, in una società che impedisce ogni forma di dibattito e di espressione culturale realmente autonoma. Un gruppo di giovani cerca la protesta e finisce con organizzare un’azione terroristica …
L’unico film di Edoardo Bruno (il direttore di Filmcritica) costituisce un documento unico nella storia del cinema politico italiano perché testimonia le diverse correnti politiche del movimento nei dibattiti che inserisce nel film (girati nei locali del Filmstudio, quelli attualmente occupati dallo studio 2 che all’epoca erano uno spazio destinato agli happening e alle riprese di film indipendenti).
«Uno dei più radicali film sessantottini dell’epoca, appesantito da troppi dibattiti e parentesi didascaliche, ma anche lucido nello smontare miti ideologici tuttora granitici e nel criticare - con stringente logica situazionista - una guerriglia che è dentro, non fuori, il sistema di oppressione americano-sovietico. “Andate al cinema per resistere, non rimanete passivi. Siamo contro gli inganni perché vogliamo la fantasia” si esortano gli spettatori nel prologo: oggi che si è realizzata la profezia di “uno schermo che spara sul pubblico, cercando di suggestionarlo” viene nostalgia». (Paolo Mereghetti, 1987)



LA STRADA DI LEVI di Davide Ferrario,
dal romanzo “La tregua” di Primo Levi;
sceneggiatura: Marco Belpoliti, Davide Ferrario, voce narrante: Umberto Orsini;
fotografia: Gherardo Gossi, Massimiliano Trevis; musica: Daniele Sepe (Italia, 2007, 91’)
documentario

La strada di Levi ripercorre un lungo viaggio in Europa sulle orme del ritorno dello scrittore dal campo di concentramento di Auschwitz. Un occasione per interrogarsi sui cambiamenti che in molte città europee ha portato il crollo del comunismo. 




SURPLUS

di EriK Gandini e Tarik Saleh
(Svezia 2003, 44', versione italiana)

Perché lo stile di vita consumistico è oggetto di molte polemiche oggi? Come mai il privilegio di poter acquistare non porta necessariamente alla felicità? Perché tanta sensazione di vuoto nonostante il nostro benessere?
Con Surplus Erik Gandini presenta la questione da una prospettiva emotiva piuttosto che concreta. Girato negli Stati Uniti, in India, Cina, Italia, Svezia, Ungheria, Canada e Cuba in tre anni, Surplus è il risultato di un complicato processo di montaggio ad opera del talentuoso musicista compositore, tecnico di montaggio e percussionista Johan Söderberg.
Nel film compaiono: George W. Bush con il suo famoso "discorso sui consumi", una denuncia della guerra contro il terrorismo atta a convincere la nazione a non aver paura del consumo; Castro che risponde con inni all'anti-consumistica e anti-pubblicitaria isola di Cuba; Bill Gates e Steve Ballmer che predicano che il computer porterà la pace in terra "unendo le persone"; Adbuster Kalle Lasn che mette in guardia sul fatto che la pubblicità ci inquina la mente, un consumo eccessivo è insostenibile e stiamo esaurendo le risorse petrolifere.
Il protagonista di Surplus è però John Zerzan, un controverso filosofo la cui denuncia al DANNO PATRIMONIALE ha spinto molti a scendere in piazza.
Nel novembre 2003 il film è stato insignito del premio più prestigioso che un documentario possa ricevere: il Lupo d'Argento all'Amsterdam IDFA, e da quel momento ha avuto successo in tutto il mondo.
Surplus è stato recentemente premiato con due dei principali riconoscimenti del Cinema Ambientale Internazionale: il FICA in Brasile e l'ECOCINEMA in Grecia.
Nell'ottobre 2004 Surplus è stato onorato con due Special Mentions al Festival del Cinema Ambientale di Torino. Questo, il giudizio della giuria:
"Un film che, partendo dai concetti anticonsumistici di un personaggio-contro, sviluppa in maniera dinamica, sarcastica e modernamente aggressiva i pericoli immanenti di un modo di esistere che riguarda tutti".





SURVIVING KATRINA
(Sopravvivere a Katrina).
Discovery Channel.
(USA 2006, 100’, v.o. inglese)

Un docu-drama sugli “everyday heroes”che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà.
L’estate scorsa l’uragano Katrina ha creato un enorme scompiglio sulla costa del Golfo, provocando più di un migliaio di morti e sfollando milioni di persone.
Surviving Katrina è un’interessante e avvincente storia di quell’evento, visto da una prospettiva interiore. Questo docu-drama pone l’attenzione sugli “everyday heroes” che hanno lottato in situazioni di estrema difficoltà economica. Andando avanti nella storia, quando gli studiosi analizzano la natura del fenomeno catastrofico, lo spettatore si fa un’idea più precisa di come siano andate le cose e di come abbia fatto a sopravvivere chi ha affrontato le peggiori avversità.
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