T - Schede film


Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico

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TATUAGGI DI di Laura Angiulli, 1999, 70' prod. Coop Teatro
adattamento da Tatuaggi di Enrico Fiore, ispirato a Jean Genet
Vincitore Premio Riccione TTV - Concorso Italia 2000
con Marcello Colasurdo, Antonio Pennella, Lello Serao
montaggio Anna Napoli
operatore Duccio Cimatti
fotografia Cesare Accetta

Tatuaggi è un film di produzione indipendente liberamente tratto da Alta sorveglianza di Jean Genet. Narra la storia di tre detenuti: il Marinaio, Peppe e Alfredo, reclusi in un'unica cella e segue la dinamica emotiva del gruppo, tra passioni e violenze per guadagnarsi l'amore del Marinaio, fino all'assassinio di Alfredo, il più giovane dei tre per mano di Peppe, consumato dalla gelosia. Nella cella si svolge una cerimonia in cui i personaggi tendono a d affermarsi attraverso la costruzione di apparenze e simulacri. Il "sacerdote" è il Marinaio, il "chierichetto" è Alfredo, il "pubblico dei fedeli" è Peppe. Ad accentuare l'aspetto sacrale dell'azione, i tre utilizzano un dialetto napoletano molto stratificato, che di tanto in tanto accoglie, fra l'altro, termini desunti dalla "parlesia" (gergo di origine zingaresca un tempo in uso fra musicisti partenopei) e dal linguaggio della malavita. Una storia di sentimenti tanto estremi quanto contraddittori, una messa in scena claustrofobia e scura dove i corpi e le voci degli attori acquistano un'inedita evidenza e forza espressiva.



TEMPÊTES SUR LA CHINE (Tempeste sulla Cina)
di Richard Prost
(France 2005, 43' v.o. italiana) Premiato al PARISCIENCE, Festival International du Film Scientifique, Parigi (2006)Realizzatore: Richard Prost Autore: Richard Prost, Yves BillyProduttore: ARTE FRANCE, AUTEURS ASSOCIES PARADISI PERDUTI- TEMPESTE SULLA CINA(Francia 2005, 43 min.) Mentre gli scienziati cercano di comprendere il disordine dell'orologio planetario, alcuni esseri umani subiscono una rivoluzione del loro modo di vivere. Dall'Africa all'Asia, dall'America del Nord all'Oceania, i realizzatori della collezione Paradisi Perduti sono andati loro incontro.
Spinta da un vento sempre più forte, la sabbia s'infiltra dappertutto in Cina ed erode 2500 km2 di territorio all'anno, inghiottendo le terre e riducendo le superfici coltivabili, già insufficienti a sfamare il Paese. Battezzate "drago giallo" dai cinesi, le tempeste di sabbia costringono sempre più le popolazioni a emigrare. Per tentare di arrestare l'invasione è stato messo in atto un vasto programma di rimboschimento nella Cina del Nord. Sarà sufficiente questa soluzione?



TERRE IN MOTO
Regia: Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi
Soggetto: Michele Citoni, Ettore Siniscalchi
Sceneggiatura: Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi
Fotografia: Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi
Montaggio: Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi
Musica: Rocco De Rosa
Produzione: Michele Citoni e Ettore Siniscalchi, con il contributo della provincia di Salerno
(Italia 2006, 85')

Il 23 novembre 1980 un terremoto colpì la Campania e la Basilicata uccidendo migliaia di persone, lasciandone oltre 300.000 senza tetto. La protezione civile non esisteva, ma volontari e molte amministrazioni di ogni parte d'Italia si mossero per portare i primi soccorsi. Venticinque anni dopo, tornano nei paesi ricostruiti. Da qui parte un viaggio nella memoria dell'Alto/Medio Sele e del Tanagro, tra le province di Salerno e Avellino. L'evento sismico scatenò rapide mutazioni e aprì una stagione di lotte sociali. La ricostruzione, non ancora terminata, ha cambiato il volto di questi luoghi. Il fallimento di un'industrializzazione calata dall'alto ha provocato un rinnovato destino di arretratezza, ma anche la ricerca di una strada di sviluppo che non tradisca la qualità del territorio. Terre in moto è un affresco di storie locali che raccontano un pezzo della storia di tutto il paese.

PROFILO DEGLI AUTORI:
Michele Citoni (Roma 1966) è giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione in un'azienda di servizi pubblici locali. Dal 2002 realizza video di documentazione sociale come indipendente.
Angela Landini, laureata in Storia e Critica del Cinema a Roma, dopo aver lavorato in RAI come aiuto regista, si trasferisce per un anno negli USA per studiare regia alla Los Angeles Film School. Dal 2001 si dedica principalmente alla regia di documentari.
Ettore Siniscalchi (Roma 1965), giornalista professionista, collabora con diverse testate.

"Invitati dalla provincia di Salerno a documentare le celebrazioni del 25° anniversario del terremoto, ci siamo trovati a conoscere comunità per le quali il sisma ha rappresentato una netta cesura tra un "prima" e un "dopo". Oltre a costituire un evento che ha stravolto la vita delle popolazioni, il terremoto, nel bene e nel male, ha accelerato repentinamente in quei luoghi, segnati dall'arretratezza tipica di molte aree meridionali, il passaggio dalla civiltà rurale alla modernità industriale. L'esperienza pur breve dei comitati popolari dei terremotati, arricchita dalle relazioni con i volontari giunti dal resto del paese, ha stimolato la formazione di una nuova classe dirigente". (Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi)


TERRORIZERS (Kong Bu Fen Zi / Terrorizzati)
di
Yang Edward
Sc: Yang Edward, Hsiao Ye;
Mo: Liao Ching-song.
Con
Cora Miao, Jin Shi-jye,
Lee Li-chun
(Taiwan 1986, durata: 109')
In questo thriller enigmatico tre gruppi di completi estranei vedono le loro vite combinarsi in strani intrecci. Un fotografo amatoriale è testimone di un raid della polizia contro una gang, durante il quale una ragazza fugge. Contemporaneamente, un dottore e sua moglie stanno attraversando un momento difficile, lui ossessionato dalla sua carriera, lei ossessionata dal suo bisogno di romanticismo e dalla presunta infedeltà di lui. La ragazza fuggita è stata chiusa in casa dalla madre preoccupata e per alleviare la noia fa telefonate casuali…
 

Edward Yang
nasce a Shanghai nel 1947 ma cresce a Taiwan. Dopo gli studi di ingegneria elettrica, si iscrive alla University of Florida dove ottiene un Master e intanto lavora al Center for Informatics Research. Fin da bambino Yang ha avuto un grande interesse per i film… Mentre lavora a Seattle Yang si imbatte nella pellicola di Werner Herzog, Aguirre, the Wrath of God (1972) e  l’incontro riaccende la passione di Yang per i film...


TEXAS GOLD. ONE WOMAN'S FIGHT IN THE MOST TOXIC PLACE OF AMERICA
(Texas d'oro. La lotta di una donna nel luogo più tossico d'America) di Carolyn M. Scott
(USA 2005, 22', v.o. inglese)
Premiato all'Earth Vision Festiva, Santa Cruz, California (2006)
"Best Documentary"al The New York City Short Film Festival (2006)

Texas Gold narra le avventure di una degli ecologisti più appassionati e bizzarri di questa generazione: Diane Wilson, madre di cinque figli, pescatore da quattro generazioni, Nemico Pubblico nr. 1 a Calhoun, Texas.
Iniziando la protesta dal prato della villa a Long Island del plurimiliardario direttore generale della borsa di Wall Street e inseguita dai Texas Rangers per essere consegnata alla giustizia in seguito a questa intrusione illecita, Diane intraprende una spericolata missione parlando in modo leggermente strascicato, muovendosi con accanita determinazione e accompagnando il tutto con il tipico umorismo da pescatore del Sud. Quando Diane viene a sapere che la sua città, Calhoun, in Texas, è stata classificata come uno dei posti più velenosi d'America, decide di passare all'azione rivoltandosi contro i giganti dell'industria petrolchimica, che sta avvelenando la comunità di Calhoun e notoriamente distruggendo l'industria ittica, un tempo prospera. Queste compagnie continuano a gettare illegalmente milioni di libbre di sostanze chimiche nelle baie del golfo, mentre il disonesto PR delle loro aziende assiste, del tutto indisturbato, alla crescente diffusione di tumori provocata dagli scarichi tossici degli stabilimenti chimici. Questo tipo di affari è di ordinaria amministrazione per la Dow/Union Carbide, una delle più grandi industrie chimiche a Calhoun e responsabile anche della famigerata fuga di gas pesticidi nel 1984 nella sua filiale a Bhopal, in India, che continua ad uccidere persone da oltre venti anni.
Nei sedici anni in cui ha portato avanti la sua lotta, Diane ha ricevuto minacce di morte e di altro tipo, sulla sua casa hanno fatto esplodere dei colpi da un elicottero e le hanno avvelenato il cane.
Texas Gold descrive le azioni coraggiose e rivoluzionarie che hanno fatto guadagnare a Diane Wilson il titolo di "donna impossibile" per la sua "follia": ha protestato con diversi scioperi della fame; ha dato il via a un'operazione d'imbottigliamento di acqua inquinata estratta da un deposito che ha battezzato "Texas d'oro" e rivenduto poi quest'acqua agli stessi magnati che, con i loro affari sporchi, hanno avvelenato l'acqua; ha fatto sprofondare il suo peschereccio sulla sommità di una discarica di rifiuti tossici ed è stata arrestata per invasione di proprietà privata, dopo essersi incatenata a una torre in cui si produce ossido di etilene appartenente allo stabilimento Union Carbide di Calhoun e srotolando uno striscione con su scritta la frase: "Giustizia per le vittime del disastro di Bhopal!"
Il 3 ottobre il procuratore distrettuale del Texas ha ordinato a Diane Wilson una sentenza di carcere per aver invaso la Dow. E'uscita su cauzione, rifiutando di scontare la sua "pena" finchè Warren Anderson, primo direttore generale della Union Carbide, non risponde alla citazione mossagli dal governo indiano e si sottopone al processo come principale responsabile di omicidio colposo nella tragedia di Bhopal. Diane è stata arrestata e sta scontando la pena nel carcere Victoria del Texas. Quando uscirà di prigione, fate molta attenzione perché le avventure di questa donna "impossibile"sono appena cominciate!


TOMBOY (versione italiana) di Céline Sciamma,
con Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson.  Musica: di Para One (Jean-Baptiste de Laubier)
(Francia 2011, col., durata: 82’) 

Premio
Teddy al 61.Festival di Berlino (2011).
Premio del pubblico: Miglior Lungometraggio e
Premio Ottavio Mai, assegnato dalla giuria
per la maestria, la sensibilità e la leggerezza, ma
anche per la profondità con cui viene trattato il
tema dell’identità sessuale nel tempo dell’infanzia
”,
al 26° Torino GLBT Film Festival (2011)

Protagonista di Tomboy (in inglese sta per “maschiaccio”) è la piccola Laure, 10 anni, che, trasferitasi con i genitori in un nuovo quartiere, si presenta ai nuovi amici come fosse un maschio, Mikaël, e tra partite di calcio e scazzottate viene accettata come tale. L’inizio della scuola è però dietro l’angolo, e il gioco dei travestimenti si complica, tanto più che Laure/Mikaël ha stretto un legame speciale con la coetanea Lisa…

"Sarà un caso, sarà solo un'impressione, ma il cinema di oggi registra una crescita esponenziale di talenti femminili. È una sensazione, non un dato statistico. Però film come il notevole 'Tomboy' (cioè 'Maschiaccio'), della 33enne francese Céline Sciamma, 250.000 spettatori in Francia, fanno pensare che dopo un secolo di strapotere maschile la settima arte abbia individuato un vasto terreno inesplorato. [...] Mentre in platea tratteniamo il fiato, la macchina da presa di Céline Sciamma accarezza con pari discrezione e intensità il corpo androgino e i pensieri segreti di Laure/Michael. Concentrando in dettagli quasi impercettibili tempeste di emozioni e conflitti invisibili ma violentissimi. Con una disinvoltura, una leggerezza, un'esattezza sentimentale che attraverso il prisma dell'infanzia disegnano con precisione rara il campo di battaglia dell'identità, anche adulta. Segno di un talento fuori dal comune, a cui forse non è estranea la storia personale della regista, nipote di 'italiani d'Egitto', parole sue, cioè ebrei d'Alessandria, costretti a riparare a Parigi «dove diventarono francesi e cattolici». Una minoranza nella minoranza, insomma. E in fatto di sensibilità minoritaria, le donne spesso hanno una marcia in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 ottobre 2011)

"[...] Teso, intrigante, Tomboy utilizza tutti gli ingredienti di un film di suspense. Malgrado l’intensità delle situazioni, però, sono la descrizione in profondità dei personaggi e lo studio dei caratteri ad avere l’ultima parola. È come se la regista trasportasse una certa efficacia narrativa del cinema americano nel vocabolario del cinema francese d’autore. [...]". (Jean-Marc Lalanne, 'Les Inrockuptibles' , 19 aprile 2011)



TRUE GRIT (Il Grinta)
Written & Directed by Joel and Ethan Coen,
based on the novel by Charles Portis
With Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel
Produced by Scott Rudin & the Coens

Released by Paramount Pictures
(
USA 2010, col.,
110’)

Austin Film Critics 2010: Award for Best Supporting Actress (Hailee Steinfeld)
BAFTA 2011: Film Award for Best Cinematography (Roger Deakins)
Oscar 2011 - 10 Nomination for:
Best Achievement in Art Direction (Jess Gonchor, Nancy Haigh)
Best Achievement in Cinematography (Roger Deakins)
Best Achievement in Costume Design (Mary Zophres)
Best Achievement in Directing (Ethan Coen, Joel Coen)
Best Achievement in Sound Editing (Skip Lievsay, Craig Berkey)
Best Achievement in Sound Mixing (Skip Lievsay, Craig Berkey, Greg Orloff, Peter F. Kurland)
Best Motion Picture of the Year (Ethan Coen, Joel Coen, Scott Rudin)
Best Performance by an Actor in a Leading Role (Jeff Bridges)
Best Performance by an Actress in a Supporting Role (Hailee Steinfeld)
Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published (Joel Coen, Ethan Coen)


“I was told you were a man of true grit.” Those are the words of Mattie Ross, a 14-year-old force of nature who could just as easily be describing herself. Turns out she’s speaking to Marshal Reuben “Rooster” Cogburn as played by Jeff Bridges, continuing his never-ending upward career trajectory.
While Mattie (newcomer Hailee Steinfeld) may be young in years, she has the steely determination of someone far older. She has traveled to
Fort Smith, Arkansas, to bury her father and to avenge his killer, Tom Chaney (Josh Brolin), a decrepit simpleton traveling with a bunch of outlaws. This is the Old West after all, a place where—no pun intended—it’s an eye for an eye. (In fact, Rooster happens to be missing one.) The marshal has a history of violence, with a bloody trail in his wake. Early on at an inquiry, he is cross-examined by an attorney about his renegade style. He might be a drunk and a cad, but he’s also a marksman and believes in his own brand of justice.
Rooster Cogburn is the creation of author Charles Portis, who has been getting a lot of press recently. One reason, no doubt, is because he has been largely ignored for the past 30 years but also perhaps because a lot of filmmakers taking on remakes like to say they have gone back to the original source (Matt Reeve’s recent Let Me In comes to mind). And as far as True Grit is concerned, that well may be true, but the patched eye is only one thing that brings the iconic John Wayne and the 1969 version to mind.
Wisely, the Coen brothers instead train their focus on the young Mattie Ross, as Portis does in his book. Perfectly cast, Steinfeld is the same age as the character as written. After haggling with (and outwitting) the local horse trader and teaching him never to judge a book by its cover, she uses her money to hire Cogburn to help her snag Chaney. Resistant at first, he ultimately relents. Another one who gives in to Mattie is the prissy Texas Ranger LaBoeuf, an excellent Matt Damon in the role Glen Campbell originated. LaBoeuf has been pursuing Chaney for reward money, and the trail has taken him to Mattie and Rooster Cogburn.
It doesn’t take long for Bridge’s Cogburn to begin admiring Mattie’ mettle while Damon’s thin-skinned LaBoeuf actually tries beating her into submission with a switch. Cogburn’s cocked pistol aimed at LaBoeuf ends that episode and sends the Ranger off on his own for a short time. These early scenes with the three main characters traveling through hostile Choctaw territory while still navigating their own relationships provide the film with its tension. How will these three come together and do what’s necessary when they barely get along? Relationships are precarious in True Grit. There’s not all that big a difference between Cogburn and LaBoeuf’s relationship than there is between Cogburn and Lucky Ned Pepper (Barry Pepper), the leader of Chaney’s outlaw gang. Disrespecting someone can mean certain death. Justice is personal and swift.
Out on the open plains, the Coens take their time bringing the threesome to their confrontation, though that outcome is never doubted. No other filmmaker’s approach to storytelling is as deliberate and confident as theirs with the possible exception of Steven Spielberg, one of the film’s executive producers. No moment feels wasted. Roger Deakin’s cinematography is again a character in of itself. Like No Country for Old Men, the country looks both beautiful and fierce. While True Grit might have some sudden sparks of violence, the gore is minimal, and there’s an absence of sadism. Most of the gunplay, for example, is shot from a distance.
And as for Jeff Bridges, The Dude’s biggest problem is, of course, filling the boots of The Duke. No matter how good an actor Jeff Bridges is, and he’s certainly better than John Wayne ever was, he’s no icon. In a career of great and versatile roles that have included The Last Picture Show, American Heart, and Tucker to name just a few, he might only now be hitting his true stride. Along with Crazy Heart and The Door in the Floor, True Grit puts him at the top of his generation of actors.
True Grit ends with a flash forward some 25 years later with a middle-aged Mattie. It’s a scene that frankly feels pasted on and somewhat superfluous. No doubt if and when the Coens are confronted about this, they’ll shrug and simply respond, “It’s in the book, it’s in the book.”  
(Adam Schartoff, Film-Forward.com, December 20, 2010)


TSUNAMI: THE AFTERMATH
di Bharat Nalluri, con Tim Roth e Toni Collette
(Gran Bretagna/USA 2007, 186', v.o. inglese)
Prodotto da HBO; Film a episodi, ispirati a storie vere
Golden Globe Awards (Golden Globes)- 2007
Nomination 3:
Miglior attore (Miniserie o film per la TV) - Chiwetel Ejofor Miglior attrice (Miniserie o film per la TV) - Sophie OkonedoMiglior attrice non protagonista (Serie TV, Miniserie o Film TV) - Toni ColletteEmmy Awards (Emmy) - 2007
Nomination 2:
Miglior attrice non protagonista in una miniserie o film TV- Toni Collette Miglior regia per una serie o film TV- Bharat Nalluri
Una miniserie che racconta, attraverso un gruppo di personaggi fittizi, la storia delle drammatiche, immediate conseguenze del catastrofico tsunami del 26 dicembre 2004.
Tra le storie dei protagonisti vengono presentate quella di una giovane coppia in cerca del figlio; quella di un tailandese che perde la famiglia e tenta d'impedire agli imprenditori edili di impossessarsi del terreno su cui è costruito il suo villaggio; quella di una donna inglese con marito e figlio dispersi; la storia di un ambizioso reporter; di un operatore della protezione civile; la vicenda di un ufficiale britannico vittima della catastrofe, che vede crollare la sua fiducia nel sistema e, infine, quella di un famoso meteorologo tailandese il cui primo reportage dettagliato sull'inevitabilità dello tsunami che ha colpito il sudest asiatico, è stato ignorato.
TSUNAMI, THE AFTERMATH è basato sull'ampia ricerca e sulle interviste dello scrittore Abi Morgan e scandaglia in modo drammatico le comuni vicissitudini di coloro che hanno subito delle perdite in questa inimmaginabile tragedia.
La miniserie esamina gli errori personali e culturali che possono derivare in seguito all'abbattersi di una calamità naturale, e mostra attraverso un ampio spettro sociale ed economico, come persone di tutto il mondo si siano unite dopo la catastrofe Tsunami per far superare il dolore delle perdite e aiutare uno dopo l'altro a ricostruire la propria vita.
TSUNAMI, THE AFTERMATH celebra il meglio dello spirito umanitario nell'apice della catastrofe e mette in luce gli esempi di umanità emersi da un disastro di straordinaria portata.
Il film è stato girato in Phuket e Khao Lak (Tailandia). La produzione ha ricevuto il sostegno e la collaborazione del governo e delle comunità locali. Gli abitanti del posto sono stati intervistati per il loro contributo essenziale alla realizzazione dell'opera e la compagnia di produzione tailandese Santa Film ha offerto la propria consulenza durante le riprese.
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