U - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
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UN ATTIMO SOSPESI

Regia: Peter Marcias
So.e sc.: Annalisa Aprile, P. Marcias
scenografia Massimilano Sturiale
Fotografia Marco Onorato(a.i.c.)
Musiche Fabio Liberatori
Montaggio Danilo Torre;
costumi Maria Paola Schinardi
interpreti: Paolo Bonacelli, Rosario Lisma,
Ana Caterina Morariu, Farida,
Fiorenza Tessari, Joseph Kpoghomou,
Roberto Nobile, Nino Frassica,
Andrea Dianetti, Carla Buttarazzi.
produzione: Ultima Onda, Annalisa Aprile, Robert Pierrel (Italia 2008, col., 90’)
“noir psicologico su ansie e paure dei nostri tempi”.
Cinque persone quasi qualunque in un momento particolare della loro vita, sullo sfondo di avvenimenti drammatici per l’umanità intera. Prima la notizia del più feroce degli attentati con migliaia di vittime, poi le non meno allarmanti reazioni dei governanti di tutto il mondo, in fine la terribile minaccia di una vera e propria guerra. E così quegli individui, a mala pena sopravvissuti al loro stesso passato, dovranno fare i conti con un mondo sconvolto che non sempre riusciranno ad ignorare. Intorno a loro e ad altre solitudini metropolitane ruota la storia di Un attimo sospesi.
"Peter Marcias è il più giovane esponente di un «cinema sardo» che da anni è in fermento anche se le occasioni di farsi vedere gli mancano. Un attimo sospesi è il suo esordio narrativo. Difetti
e ingenuità non gli mancano. Però c'è dentro una promessa da coltivare. Intorno all'incombere di foschi presagi per il futuro dell' umanità - guerre, attentati - si muovono le microesistenze di cui seguiamo i gesti, che talvolta si incrociano fra di loro. Autorevolmente interpretato da Paolo Bonacelli ma un po' convenzionale è l' anziano scienziato che ha chiuso con il mondo (ma non con la speranza di migliorarlo). Pittoresco quello della ex cantante che ha trovato la sua isola di buonsenso nella roulotte dove si è ritirata. Più inciso è lo stravagante personaggio che dietro mille piccoli riti e manie nasconde un grande dolore e una grande ferita (Rosario Lisma). Anche se di passaggio, si lascia ricordare lo psicologo che lo assiste: è Nino Frassica. Tutti sospesi tra la tentazione di chiudersi e quella prevalente di accordare ancora fiducia al prossimo e alla vita". (Paolo D’Agostini, La Repubblica, 5/12/ 2008)
"È una bella sorpresa questo film a incastri narrativi - secondo la moda dei destini incrociati in un unico panorama esistenziale - che viene dalla nouvelle vague sarda di cui Peter Marcias è il più giovane esponente. Mentre i media ci annunciano disastri epocali, attacchi di guerra e terrorismo, alcune persone, ciascuno al centro del suo mondo, proseguono la loro vita con piccole medie difficoltà dolori e patologie. Ci sono nelle storie rimpianti, rimorsi e memorie come se davvero la fine del mondo fosse a portata di mano in un «noir» psicologico in cui nessuno è estraneo ai fatti [...]. Con qualche ingenuità e qualche schematismo, la pellicola è capace di sottintendere con passione temi forti e ansie vere nel dubbio sistematico di giocare ancora una partita. Molti attori sintonizzati, da Bonacelli al bravo Frassica". (Maurizio Porro, Corriere della sera)
UN CONDANNATO A MORTE È FUGGITO
(Un condamné à mort s'est échappé)
Regia e sceneggiatura: Robert Bresson
dal racconto di: André Devigny pubblicato ne “Le Figaro Littéraire”.
Fotografia: Leonce-Henri Burel
Musiche: "Messa in do minore" di W. A. Mozart
Suono: Pierre-André Bertrand
Montaggio: Raymond Lamy
Scenografia: Pierre Charbonnier
Interpreti: François Leterrier, Charles Le Clainche, Maurice Beerblock, Roland Monod, Jacques Ertaud, Jean Paul Delhumeau, Klaus Detlef Grevenhorst, Roger Treherne, Jean Philippe Delamarre, Cesar Gattegno, Leonhard Schmidt
Produzione : Gaumont-Nouvelle Editions De Films
(Francia 1956, b/n, 95’, versione italiana)
Dopo l'interrogatorio della Gestapo, un prigioniero politico tenta la fuga, ma viene riacciuffato e lasciato privo di sensi in una cella. Da quel momento si dedica con meticolosità a ideare un piano di fuga. L'arrivo di un nuovo compagno di cella gli fa temere di essere spiato, ma la condanna a morte gli infonde nuove forze. Trascorsi momenti di angoscia, riesce ad attuare felicemente il suo piano e a riconquistare la libertà.
"[...] Ho cercato di afferrare e di far sentire le energie che circolano in una prigione. Così, anche se l'azione sembra svolgersi attraverso dei fatti, essa segue anche una via interiore...e talvolta soprannaturale". (R. Bresson)
Lione, 1943. Una macchina guidata da un SS trasporta alla prigione di Montluc i prigionieri francesi. Uno di loro, Fontaine, al quale ci si è dimenticati di mettere le manette, salta dalla macchina in movimento. Viene subito ripreso, percosso, incatenato e buttato mezzo morto in una cella. I capi di imputazione su Fontaine sono pesanti. Egli non si fa alcuna illusione sulla propria sorte. Tuttavia, piano piano riprende coraggio. Per quattro mesi, nella solitudine della sua cella, prepara meticolosamente un’evasione, munito unicamente di un cucchiaio, pazientemente affilato sul pavimento. I compagni con i quali scambia parole smozzicate sotto i rubinetti del lavabo, o nel cortile durante i pochi minuti della ronda, credono che fanfaroneggi. Ma la sua determinazione è contagiosa …
Il film si apre sui primi accordi della Messa in do minore di Mozart ... Oserei dire che il film rivaleggia con esse e che, dal confronto, ne esce alla pari, se non vincitore. Conosciamo la cura con cui l’autore confezionò la banda sonora. L’esito supera qualsiasi attesa; quella melodia di rumori familiari, il sussurrare del silenzio, la profondità, amica o traditrice, degli spazi notturni, eccoli per la prima volta, probabilmente, nella storia del cinema, presenti, palpabili, veri perché armoniosi. La stessa musicalità, la ritroviamo nell’immagine... un’invenzione costante, ma nessuna preziosismo... Bresson, come i grandi pittori, ha il suo tocco, identificabile nella purezza senza eccessi... questo film, in cui si vive tra quattro mura, dove non si cammina che a passi felpati, è uno dei meno statici che io conosca. (Eric Rohmer, 1956)
UNA NOTTE
di TONI D'ANGELO
con: Stefania Troise, Riccardo Zinna, Alfonso Postiglione, Salvatore Sansone, Luigi Iacuzio, Nino D'Angelo
(Italia, 2008, col., 90’)
Salvatore, Annamaria, Alfonso e Riccardo, quarantenni di estrazione sociale borghese, tutti originari di Napoli, ma residenti altrove per motivi di lavoro, ritornano in città per il funerale del loro più caro amico, Antonio. Dopo la veglia funebre, decidono di cenare insieme. Da questo momento i quattro iniziano a raccontarsi e così prende il via il viaggio tra i ricordi, le esperienze condivise, i bilanci della vita di ognuno di loro, che durerà per l’intera notte ...
La storia è quella di cinque amici napoletani che, dispersi altrove e oramai quarantenni, si ritrovano a Napoli dopo molti anni per il funerale del loro caro amico Antonio. Dopo la veglia funebre, in taxi vanno a cena e, tutto in una notte, come nel Grande freddo, torneranno i ricordi, gli scherzi, i problemi, le ombre delle esperienze condivise, gli amori sfioriti, i bilanci della vita…
IL PRIMO ROAD-MOVIE NAPOLETANO
C’è un epigono di Cassavetes a Napoli, oggi. Si chiama Toni D’Angelo, è il figlio di Nino D’Angelo e se ha deciso di non stare su un palco ma sul set è perché dal padre (e da Abel Ferrara, di cui è stato aiuto) ha ereditato un ritmo e una fluidità di fraseggio che rende questo suo debutto no budget molto più vivo ed emozionante di tanti film ricchi e pompati. Lo spunto è canonico: c’è un gruppo di transfughi partenopei che si ritrova a Napoli per un’occasione poco allegra, la morte improvvisa di uno del giro. C’è una lunga notte balorda piena di sogni, ricordi, smacchi, emozioni. E c’è un tassista-filosofo (un autoironico Nino D’Angelo) che scorrazza gli attempati vitelloni, quattro uomini e una donna, fra feste, spiagge, bravate [...]. Gli attori sono eccellenti, in testa Riccardo Zinna e Alfonso Postiglione. La musica abbondante e adeguata. E il quadro generazionale che ne esce è verosimile e allarmante.[...] (F. Ferzetti, Il Messaggero, 28/3/08)
Fa da sfondo alla storia un’inedita Napoli notturna, senza sparatorie, camorristi, baby killers, contrabbando, estorsioni, pizza e mandolini.
Un indovinato cast di bravi e bravissimi attori provenienti dal teatro completa felicemente l’opera.
UNA SCOMODA VERITÀ (An inconvenient Truth)
di Davis Guggenheim; con Al Gore
(USA, 2006, 100', versione italiana)
Oscar per la realizzazione del documentario
e Oscar per la migliore musica originale (Melissa Etheridge);
premiato al Sundance Film Festival 2006;
riconosciuto come il miglior documentario 2006 da 18 associazioni di critici.
La prima campagna del Vice Presidente Al Gore volta a far si che le conseguenze del riscaldamento globale siano riconosciute come un problema internazionale è presentata in questo suggestivo documentario. Il film s'intreccia sulla scienza e il riscaldamento globale con l'esperienza personale di Al Gore e il vecchio progetto di rovesciare gli effetti del cambiamento climatico globale. Da sempre sostenitore dell'ambiente, Gore incorpora una miriade di dati scientifici in un modo analitico e impegnato di creare una presentazione multimediale avvincente. Benché si presti a una duplice interpretazione, Una scomoda verità non è una storia drammatica, è piuttosto un grido di protesta collettivo in difesa dell'unico pianeta che condividiamo.
Nonostante il film sia stato complessivamente ben accolto da critici, scienziati e politici, alcuni media lo hanno definito "controverso". Qualche scettico si è riferito al film con il termine di "pubblicità" e ha rimproverato il fatto che determinati passaggi centrali dello stesso siano esagerati e errati.
Una scomoda verità è stato il documentario di maggior successo al Brisbane International Film Festival del 2006. Ha incassato più di 24 milioni di dollari negli Stati Uniti e oltre 46 milioni di dollari in tutto il mondo il 7 marzo 2007, classificandosi al terzo posto negli Stati Uniti come documentario per il più alto guadagno registrato (dopo Fahrenheit 9/11 e La Marcia dei Pinguini).
Prima di uscire il film è stato parodiato nell'episodio intitolato "Manbearpig" della serie South Park.
Diretto da Davis Guggenheim e prodotto da Lawrence Bender Productions e Participant Productions. Vincitore 2006 dell'Academy Award, Film Documentari.
UN METRO SOTTO I PESCI
Regia: Michele Mellara, Alessandro Rossi
Soggetto: Michele Mellara, Alessandro Rossi
Sceneggiatura: Michele Mellara, Alessandro Rossi
Fotografia: Michele Mellara
Montaggio: Michele Mellara, Alessandro Rossi
Suono: Alessandro Rossi
Musica: Emiliano Grilli
Produzione: Mammut Film s.r.l.
(Italia 2006, 58')
Premiato al Festival di Bellaria (2006)
Un metro sotto i pesci è il diario poetico di un viaggio attraverso il Delta del Po, una terra indimenticabile, un angolo d'Italia sconosciuto dove gli uomini vivono sotto il livello del mare. Il film è anche un viaggio della memoria: Florestano Vancini, cogliendo la metamorfosi dolorosa di queste terre, girò qui, cinquant'anni fa, diversi documentari le cui immagini riaffiorano in Un metro sotto i pesci . Alcuni pescatori, un poeta e altri insoliti personaggi compongono il coro dei protagonisti che un misterioso viaggiatore incontra prima di evaporare nella struggente bellezza della natura.
PROFILO DEGLI AUTORI:
Michele Mellara e Alessandro Rossi lavorano in un sodalizio artistico da circa quindici anni nel cinema, nel documentario creativo, nel teatro e nella creazione di eventi. Il valore del loro percorso è stato riconosciuto dal pubblico e dalla critica sia a livello nazionale che internazionale con numerosi premi. Tra le loro opere: Fortezza Bastioni, finalista al David di Donatello, Premio Solinas per la miglior sceneggiatura; Domà-Case a San Pietroburgo, miglior documentario al Genova Film Festival e al Festival Videopolis di Padova e Paradiso Terrestro.
"Molti scrittori e registi hanno già parlato di questa terra confusa con l'acqua. Il nostro sguardo ha cercato di combinare il tratto antropologico e sociologico- ci siamo immersi per lungo tempo nella vita della gente del luogo-, con quello paesaggistico e urbanistico che ha preso forma attraverso un'interpretazione visiva poetica e struggente della laguna. Abbiamo raccontato questi luoghi a partire dai rapporti semplici e diretti tra le cose, le forme, i colori, aiutandoci con i suoni e la musica, con materiali d'archivio in bianco e nero e colore, sia fotografici sia video, tracce di un passato che oggi si fa carne e presente nel volto delle persone che abitano nel Delta". (Michele Mellara, Alessandro Rossi)
U.U.U. USINES UNIVERSITÉ UNION
regia collettiva (Francia 1976, b/n, 77’, v. o.)
Lavoro collettivo di compilation di film che descrivono le giornate di maggio e giugno 1968.
Montato nel 1976 a partire da film girati dagli studenti sui luoghi stessi delle manifestazioni, delle assemblee generali di studenti, dei laboratori di creazione di manifesti delle Belle arti… La cooperazione tra studenti ed operai... il movimento di contestazione al RATP, alla Posta, all'ORTF, alle fabbriche Renault....
Lo spirito del Maggio ’68 filmato da un collettivo di studenti: un film militante che mostra la volontà d’unione tra operai e studenti.

