V - Schede film
Le schede dei film sono catalogate in ordine alfabetico
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VANYA SULLA 42ª STRADA (Vanya on 42nd Street)
R.: L. Malle. Sc.: David Mamet, liberamente tratta da Zio Vania di Anton Čechov.
Int.: L. Malle, Julianne Moore, André Gregory, Wallace Shawn. (USA, 1994, col., 119')
Un gruppo di attori appassionati di Čechov, diretti dal prestigioso regista André Gregory, mettono in scena uno Zio Vania in stile Grotowski (niente scene né costumi) in un vecchio teatro newyorkese decadente (il New Amsterdam Theatre), sulla quarantaduesima strada. Čechov allo stato puro. "Il più bel film mai girato sui rapporti tra cinema e teatro, una pietra miliare nella storia del cinema" (Peter Brook). L'intenso, poetico canto del cigno di Malle, un capolavoro che preludeva ad una promettente seconda maturità; il destino però ha bussato troppo presto.
"Rifiutando il modo tradizionale di trasportare una pièce al cinema, Malle rispetta il lavoro di Gregory e senza sovrapporsi o sottomettersi all'arte scenica sceglie di contribuire alla sua stessa essenzialità, alla sua precisione, alla sua ‘differenza'." (P: Giacchè)
13 VARIAZIONI SU UN TEMA BAROCCO
di Alessandro Gagliardo, Antonio Longo, Christian Consoli
Musiche: Lee Maddeford
Fotografo di scena: Francesco Di Martino
Traduzioni: David White
Produzione: Malastrada Film
In coproduzione con: Comitato per le Energie rinnovabili e contro le trivellazione
gas-petrolifere in Sicilia e 641 coproduttori dal basso
(Italia 2004-2006, 70' - Documentario)
Nel marzo 2004 l'Assessore all'Industria della Regione Siciliana autorizza quattro giganti del petrolio ad effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della Sicilia. Una di queste è il Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, talmente bello e culturalmente importante da essere inserito nella World Heritage List dell'UNESCO.
Questo film-inchiesta racconta la storia dei Golia americani, i petrolieri, e dai Davide in lotta, la gente del Val di Noto, che da due anni si oppone con determinazione a questo progetto di devastazione.
Un film-inchiesta che agli strumenti giornalistici affianca quelli sensoriali: 13 variazioni di tema su un territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di alcuni.
LA VERSIONE DI BARNEY (Barney's Version)
regia: Richard J. Lewis; soggetto:tratto dal romanzo omonimo di Mordecai Richler
sceneggiatura: Michael Konyves; fotografia: Guy Dufaux
montaggio: Susan Shipton; musiche: Pasquale Catalano
interpreti: Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Minnie Driver, Rosamund Pike, Rachelle Lefevre, Scott Speedman, Bruce Greenwood, Macha Grenon, Jake Hoffman, Anna Hopkins, Thomas Trabacchi.
Produzione: Serendipity Point Films, Fandango, Harold Greenberg Fund; distribuzione: Medusa. (Canada, Italia 2010, col., 132’)
- Premi Oscar 2011: [nomination] Miglior trucco.
- Premio Golden Globes 2011: Miglior attore in un film brillante a Paul Giamatti.
Basato sull’ultimo e più interessante romanzo pluripremiato di Mordecai Richler, La versione di Barney è la toccante, saggia e arguta storia di Barney Panofsky (Paul Giamatti ), un uomo ordinario alle prese con una vita straordinaria. Il film attraversa quattro decadi e due continenti, ed include tre mogli (Rosamund Pike, Minnie Driver, e Rachelle Lefevre), un padre oltraggioso (Dustin Hoffman), ed un affascinante quanto dissoluto migliore amico (Scott Speedman).
La versione di Barney ci trasporta tra i tanti alti e altrettanto bassi di una lunga e variegata vita che vede come protagonista un improbabile eroe, l’indimenticabile Barney Panofsky.
“La traduzione per immagini del popolare romanzo risulta migliore della pagina scritta. Il libro sembra nato come una fantasia cinematografica. Il film è più bello perché il libro di Mordecai Richler è stato scritto per essere visto […]. Ma solo nel film, grazie alla faccia straordinariamente qualunque di Paul Giamatti, se ne capisce il successo. E ci voleva la dolente e disincantata maschera del vecchio Dustin Hoffman, ci voleva la trasformazione del «laureato» da figlio pasticcione a papà impasticciato per mostrare che la goffaggine, il sovrappeso, il turpiloquio, l’abuso di alcol
e di fumo sono il comune disagio di vivere […]. Ci sono anche i colori chiari e candidi dell’amicizia, dell’amore, della pietà e della famiglia che nel film è un’atmosfera calda e vibrante di mormorii, musica, tintinnii di bicchieri. […] E quelle battute a ripetizione alla Woody Allen sono letteratura-cinema […]”. (Francesco Merlo, La Repubblica, 11/01/2011)
VIRIDIANA di Luis Buñuel
musiche: Gustavo Pittaluga, brani di Hendel e Mozart; con Silvia Pinal, Fernando Rey, Francisco Rabal, Lola Gaos, Margarita Lozano, Teresa Rabal, Victoria Zinny
(Spagna 1961, b/n, 91', versione italiana)
PALMA D'ORO al Festival di Cannes 1961, ex aequo con "L'inverno ti farà tornare" di Henri Colpi.
Viridiana, giovane novizia vicina ai voti, si reca a passare qualche giorno dallo zio, don Jaime, un uomo sessualmente frustrato dopo la morte della moglie avvenuta la sera delle nozze, che tenta di abusare di lei. Viridiana riesce a sfuggirgli, il vecchio si impicca. La nipote eredita le sue terre e decide, per spirito di carità, di accogliere nella grande casa infermi e bisognosi. Ne risulta una specie di corte dei miracoli dove avvengono le peggiori dissolutezze.
Il film fece scandalo per una parodia dell'Ultima Cena, modellata su quella di Leonardo, con sporchi mendicanti che incarnano gli apostoli. La solita ferocissima critica di Bunuel alla religione tradizionalmente intesa e alle convenzioni sociali... In Spagna il film fu proibito e gli organi di stampa ricevettero l'ordine categorico di non fare il minimo accenno al premio assegnato a Buñuel.
VITA PRIVATA (Vie privée)
Regia: L. Malle. Sceneggiatura: L. Malle, Jean Paul Rappeneau, Jean Ferry,
da uno spunto di Private Life di Noel Coward. Musica: Fiorenzo Carpi.
Interpreti: Brigitte Bardot, Marcello Mastroianni, Dirk Sanders, Ursula Kubler.
(Francia, 1962, col., 113')
Jill è una spensierata diciottenne ginevrina che vorrebbe fare della danza classica. Trasferitasi a Parigi per fare la modella, conosce un produttore, diventa di colpo una star del cinema, e cominciano i guai. L'assedio forsennato dei paparazzi le impediscono di avere una vita privata. Uno scenografo italiano (Mastroianni) tenta di salvarla dalla disperazione e dalla persecuzione dei flash, ma... Bardot come Lady D. Un magistrale melodramma da riscoprire.
Vie Privée è un'opera originale, intelligente, accattivante, sorprendentemente viva [...]. Malle non ci vuol raccontare né la carriera della Bardot, né la "nascita di una stella", ma la solitudine, la perdita d'identità, la spersonalizzazione di una diva cui si nega il diritto di avere una vita privata". (Aldo Tassone)
VIVA MARIA! (id.)
R.: L. Malle. Sc.: L. Malle, Jean Claude Carrière. Musica: Georges Delerue. Int.: Jeanne Moreau, Brigitte Bardot, George Hamilton, Claudio Brook, Francisco Reiguera, Paulette Dubost. (Francia/Italia, 1965, col., 115')
Due allegre avventuriere (un'attrice parigina del varietà e una dinamitarda irlandese) si ritrovano protagoniste della rivoluzione messicana. Un formidabile film d'avventure picaresche, una girandola burlesca di sensazioni e invenzioni tra il fantastico (Méliès) e il surreale. L'incontro felice di tre mostri di bravura: Bardot, Moreau, Malle, il più versatile dei maestri francesi.
"Rivisto oggi, Viva Maria si rivela per quello che è: una raffinata, divertentissima parodia del cinema d'avventura, una favola di alta classe sulla rivoluzione terzornondista e sul femminismo, uno spettacolo brioso, rutilante da cui si rimane incantati. Una sorta di Viva Zapata al femminile, in chiave ironico-fiabesca alla Méliès [...]
Geniale l'interpretazione delle due protagoniste: originale già solo l'idea di asso ciare la Bardot (la disinvoltura) e la Moreau (la classe). Geniale il modo in cui sono state dirette senza che si dessero ombra, e non era semplice". (Aldo Tassone)
VIVE LE TOUR
R.: L. Malle. Musica: Georges Delerue. Mont.: Kenout Peltier. (Francia, 1962, col., 18')
Il Tour de France come non l'abbiamo mai visto. Aldilà della folla esultante, la pubblicità, il caldo massacrante, la sete, il doping, l'insostenibile fatica dei corridori, i veri protagonisti. Un breve capolavoro inedito in Italia.
VIVERE di Angelina Maccarone;
fotografia: Judith Kaufmann;
musica: Hartmut Ewert, Jacob Hansonis;
con Hannelore Elsner, Esther Zimmering,
Kim Schnitzer, Antonietta Conchiglia,
Egbert Jan Weeber, Aykut Kayacik;
(Germania/Olanda, 2007, 102’)
v. o. con sott. italiani

